Partito di massa
Partito di massa - Gennaio 2001

Il voto utile

Fausto Bertinotti

Ci avviamo alle elezioni politiche in condizioni difficili.
Le destre hanno condotto un’offensiva incessante. Grande parte di questa ha ottenuto consensi più per l’insipienza delle forze di centrosinistra che per forza propria. Ma questa considerazione non toglie nulla alla pericolosità del progetto delle destre. Questo nasce dalla fusione tra una destra neoliberista e tecnocratica e una destra populista, al limite eversiva, capace di coagulare settori di piccola e piccolissima borghesia in una prospettiva reazionaria e localistica. L’alleanza tra le formazioni politiche del Polo e la Lega esprime esattamente questa realtà. La pericolosità di questo progetto non sta solo nella somma dei consensi elettorali che fin qui quelle forze possono vantare, ma soprattutto sul fatto che esso si colloca all’interno del processo di globalizzazione capitalistica mondiale.

Le forze di centrosinistra giungono all’appuntamento elettorale sulla base di un bilancio davvero disastroso. Esse hanno accompagnato le politiche neoliberiste, hanno contribuito in modo determinante al processo di privatizzazione dello spazio pubblico e di smantellamento dello stato sociale, hanno sostenuto in modo attivo la guerra nei Balcani, i cui tragici effetti continuano oggi con la vicenda dell’uranio impoverito, hanno impedito che il raggiungimento dell’obbiettivo dell’ingresso nel sistema della moneta unica europea potesse segnale un punto di svolta a favore di politiche di sviluppo occupazionale e di miglioramento delle condizioni di vita delle popolazioni lavoratrici.

In questi anni è avvenuto uno spostamento dei redditi a favore del capitale e contro i salari. Profitti e rendite sono cresciuti enormemente a scapito delle retribuzioni. La grande questione salariale italiana si è dunque ulteriormente amplificata, senza che nel contempo sia realmente diminuita la disoccupazione, a meno di non scambiare il diffondersi del lavoro precario come un consolidamento del tessuto occupazionale. 

La crisi del centrosinistra non si esprime soltanto in questi dati, già terribili, ma anche nella incapacità di reazione politica nei confronti delle destre. Da ultimo lo dimostra la rinuncia da parte delle forze del centrosinistra a procedere ad una riforma della legge elettorale, malgrado che l’esito del referendum avesse indicato la necessità di ridefinire in senso più proporzionale il sistema elettorale.
La nostra scelta elettorale risulta quindi ancora più motivata. Ci collochiamo fuori dai due poli. Vogliamo battere le destre, la cui pericolosità è indubbia, ma nel contempo vogliamo criticare il progetto del centrosinistra che, inseguendo le destre sul loro stesso terreno è incapace di sconfiggerle. Ci proponiamo di rompere la gabbia del centrosinistra, entro cui è costretta la sinistra moderata. Vogliamo costruire nel Paese una sinistra plurale, di cui sia forza fondamentale una sinistra antagonista, per proporre un nuovo progetto di governo e di società.

A questo scopo è finalizzato il programma elettorale che presenteremo alle elettrici e agli elettori e su cui vogliamo interloquire con tutte le forze della sinistra, con le espressioni della società civile e dei movimenti sociali.

Per questo operiamo una scelta elettorale che coniuga i principi dell’autonomia e dell’efficacia. Ci presentiamo, visto il permanere dell’attuale legge elettorale, nella parte proporzionale della Camera e in tutti i collegi al Senato, perché questa scelta ci garantisce di affermare la posizione autonoma e alternativa del nostro partito nel quadro politico nazionale e, nel contempo, di ottenere dei risultati concreti in termini di seggi che permettono una presenza effettiva di nostri rappresentanti nelle assemblee. Questo risultato ci è comunque precluso nei collegi uninominali alla Camera e, per questa ragione, scegliamo autonomamente di non presentarci.

Come si indirizzerà il voto degli elettori di Rifondazione in quei collegi dipende essenzialmente dalla capacità delle forze di centrosinistra di produrre politiche e atti concreti in favore delle masse popolari. Per parte nostra non smetteremo fino all’ultimo momento utile di incalzare lo schieramento di centrosinistra affinché compia qualcosa di sinistra. 

Non si tratta di una semplice tattica elettorale, ma di un investimento politico anche per il dopo, quando, qualunque sia stato l’esito elettorale, si riproporrà in termini ancora più cogenti la necessità di costruire una sinistra di alternativa e una sinistra plurale.

 

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