PARTITO DI MASSA
n° 40 - giugno 2000
speciale autofinanziamento

 

Liberazione: sulla strada del risanamento

Nelle scorse settimane la società editrice di Liberazione ha approvato il bilancio 1999 del quotidiano del nostro Partito. Dopo un lungo periodo di crisi e di costanti difficoltà finanziarie, si può affermare che il processo di risanamento economico, avviato alla metà del 1997, ha prodotto i risultati che si proponeva: il mantenimento di un indispensabile strumento quotidiano di informazione e di orientamento, a condizioni che non pregiudicassero le disponibilità economiche e patrimoniali di tutto il Partito.

Il Bilancio 1999 rivela un deficit di gestione superiore agli 800 milioni, una perdita che il Partito ritiene ancora di poter sopportare, in special modo se raffrontata con i risultati estremamente negativi degli anni precedenti (- 4,5 miliardi nel 1997, - 2,3 miliardi nel 1998) e se si considera che viene ottenuta nell’anno successivo alla pesante scissione subita alla fine del 1998.

Oggi Liberazione si presenta con una direzione giornalistica prestigiosa, un assetto organizzativo profondamente modificato rispetto passato, una accresciuta credibilità nel panorama dell’informazione politica, una situazione economica ormai avviata verso il risanamento.

Ma ancora più importante è sottolineare il dato che, oltre i risultati gestionali, si è rafforzato il legame di Liberazione con i lettori e con il Partito: lo testimoniano le decine di lettere, fax, telefonate, (ora anche e-mail) che ogni giorno arrivano in redazione e la ripresa in maniera sistematica della diffusione militante, delle segnalazioni e dei suggerimenti per migliorare la distribuzione del giornale.

Dalle semplici cifre del bilancio della società editrice è difficile far emergere la complessità ed il valore politico che sono sottesi a quei risultati. Certamente il 1999 è stato per il Partito e per Liberazione un anno difficile, drammatico ma anche di nuovi ed entusiasmanti impegni.

Prima la scissione, con i pesanti risvolti organizzativi nella vita del Partito; poi la formazione del Governo presieduto da D’Alema, con il suo carico di divisione a sinistra e di politica ultraliberista; poi il drammatico intervento nei Balcani che vede il nostro Paese partecipare attivamente a sanguinose azioni di militari. Ma insieme a questo, la straordinaria mobilitazione popolare che si costruisce negli stessi giorni contro la guerra e di cui – possiamo affermarlo con orgoglio - Liberazione e il Partito della Rifondazione sono stati artefici e protagonisti.

Rompendo il muro del silenzio, della censura da parte della grande stampa e delle radiotelevisioni, dell’isolamento, della contraffazione delle nostre posizioni politiche, Liberazione ha attraversato questo difficile anno mantenendo il legame con i processi profondi che si muovevano nella società civile, nel movimento pacifista, nella radicale opposizione al Governo del centrosinistra.

Forse per la prima volta nelle breve storia di Liberazione si è compresa appieno l’importanza di uno strumento quotidiano di informazione. In altri anni, pur con fasi alterne e giudizi spesso per nulla condivisibili, Rifondazione Comunista aveva beneficiato dell’attenzione dei mass media e, di conseguenza, anche all’interno degli stessi militanti e quadri del Partito si era consolidata l’idea che leggendo la Repubblica o il giornale locale si poteva essere abbastanza informati sulle nostre posizioni e quindi l’acquisto di Liberazione poteva essere "un di più", magari la domenica.

Ma quando si è visto, subito dopo la rottura con la maggioranza nel Governo Prodi, che all’accentuazione della nostra radicalità il sistema dei media rispondeva con il muro del silenzio, allora si è inteso meglio quanto radicamento del Partito nella società ed adeguatezza degli strumenti di organizzazione debbano andare di pari passo.

Come si è detto, la difficile riorganizzazione della società editrice ha iniziato, finalmente, a dare risultati che ora non vanno dispersi in iniziative avventate e non dimensionate alle capacità economico – finanziarie e di risposta del Partito nel suo insieme.

L’equilibrio economico del giornale è in massima parte basato sul contributo pubblico che lo Stato attribuisce ai giornali di partito e cooperativi. Oggi quel finanziamento è messo in discussione da un disegno di legge che, se approvato dal Parlamento, pregiudicherebbe nei prossimi anni le stesse possibilità di sopravvivenza di Liberazione ma anche di molti altri giornali di idee.

Rifondazione Comunista si impegnerà a tutti i livelli politici e parlamentari per battere questo progetto, ma anche in questo caso sarà necessaria una forte mobilitazione a sostegno della nostra azione e del nostro giornale.

Mauro Belisario, Amministratore di Liberazione

HOME partito di massa