Il voto del 16 aprile dice che "Invece si può"

Ora boicottiamo i referendum

Il voto del 16 aprile conferma che "invece si può". In una situazione politica difficilissima il risultato del Prc segna una positiva inversione di tendenza rispetto alle europee, guadagnando 100.000 voti in più.

100.000 donne e uomini che tornano a credere nella possibilità di cambiare, nonostante l’aggressività delle destre, l’arroganza del padronato e dei teorici del libero mercato, nonostante la contraddittorietà di una campagna elettorale in cui il governo nazionale non ha aiutato le situazioni regionali.

Infatti, la forza del nostro messaggio stava in programmi regionali qualificati, convergenze con il centro sinistra su contenuti in controtendenza rispetto alle scelte del governo nazionale: possibilità di dare soluzione concreta a migliaia di lavoratori precari, rilanciare il ruolo pubblico nei settori socio assistenziali, capacità delle istituzioni regionali nella programmazione del territorio, influenzando le scelte economiche e di sviluppo, ecc.

L’intrusione in campagna elettorale del presidente del consiglio ha ostacolato questo sforzo straordinario teso a mettere a valore le risorse politiche e culturali del territorio per ricercare una ricomposizione sociale. Nonostante tutto ciò, e in un quadro politico drammatico, per la forza delle destre che vanno al governo di altre 8 regioni, il voto a Rifondazione comunista dice che si può e si deve lavorare per un progetto alternativo.

Anzi, proprio la forza delle destre conferma le difficoltà storiche e strutturali di una sinistra che progressivamente si è fatta centro. Senza una netta inversione di rotta lo schieramento di centro sinistra è destinato alla sconfitta. La vicenda della crisi di governo del dopo elezioni, purtroppo, invece segnala la testardaggine di voler insistere nei medesimi errori.

Il governo Amato corrisponde a un ulteriore spostamento al centro del centro-sinistra: tutto mercato e famiglia nelle dichiarazioni programmatiche, simbolicamente egemonizzato da quelle componenti che negli anni ’80/90 si contrapposero alla sinistra di classe e al movimento comunista (dai 35 giorni alla Fiat, allo scontro sulla scala mobile, alla concertazione sindacale). Un impianto che, nei fatti, contribuirà a rendere ancora più forti le destre economiche e politiche del paese.

Rifondazione comunista conferma la sua netta opposizione al governo Amato e l’impegno per affermare una politica alternativa, che oggi chiede di riconoscere il fallimento strategico del centro sinistra e la ripresa di un dialogo tra sinistra riformista, ecologista, antagonista.

L’appuntamento referendario è un primo banco di prova, per battere i referendum liberisti e antidemocratici. Il Prc è fortemente impegnato per boicottarli, e chiederà di utilizzare lo strumento del non voto (previsto dalla Costituzione per i referendum) per impedire il raggiungimento del quorum.

Graziella Mascia

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