Conferenza delle donne comuniste

Nell’agenda degli appuntamenti nazionali del partito c’è quest’anno la Conferenza delle donne comuniste che si svolgerà, salvi imprevisti, il primo fine settimana di luglio: sabato 1 e Domenica 2. La Direzione nazionale, che è preposta a decidere in materia, non ha ancora stabilito la città di svolgimento della Conferenza. Credo però che sia opportuno pensare a Roma e non soltanto per la tradizionale centralità politica della capitale. Nell’anno e nella città del Giubileo, la scelta di organizzare un’occasione pubblica di dibattito, che abbia al centro una forte soggettività critica delle donne comuniste, costituirebbe un fatto di grande importanza ed efficacia politica. Come era infatti nelle previsioni, il Giubileo si sta rivelando solo in minima parte un appuntamento religioso. Al di là del vistosissimo risvolto affaristico che lo contraddistingue, il Giubileo costituisce l’ennesimo grande palcoscenico sul mondo da cui il Papa esercita il suo potere di guida morale e moralizzatrice erga omnes. E in questo contesto il corpo delle donne ritorna di continuo nei discorsi giubilari di papa Wojtyla come pietra dello scandalo: un corpo che la morale cattolica vorrebbe riportare sotto controllo sociale per destinarlo "alla realizzazione in terra dei disegni divini". La campagna ossessiva contro l’aborto, contro la contraccezione, contro la libertà di accesso alle tecniche di riproduzione assistita stanno a testimoniare di un’ostinazione papale che forse non riesce a incidere più di tanto – in Occidente, ovviamente, non nell’Africa devastata dall’Aids - nei comportamenti del corpo sociale ma concorre fortemente a mortificarne le istanze liberatorie, alimentando la logica del "fai da te", della soluzione personale a problemi che personali non sono, e a distruggere i punti di forza acquisiti sul piano della legge dalle donne. La 194 è infatti ormai direttamente sotto tiro e il caso della clinica Spallone a Roma è soltanto la punta dell’iceberg di un fenomeno molto preciso: la dismissione nei fatti della legge per il moltiplicarsi dei medici obiettori, per lo smantellamento dei consultori, per il conseguente proliferare di compiacenti cliniche private. Ma sono sotto tiro molte altre conquiste, molti altri diritti per i quali le donne hanno duramente lottato. L’intreccio tra ideologia della restaurazione e neo-liberismo colpisce in particolare la parte femminile dei settori più deboli della società. Quella connessione, faticosamente e contraddittoriamente realizzata nell’esperienza femminile degli ultimi trent’anni, tra autodeterminazione, autonomia economica e responsabilità politica è fortemente a rischio anche in Occidente.

La Conferenza delle donne comuniste non è dunque soltanto un appuntamento da realizzare in ossequio allo statuto del Prc che la prevede con scadenza annuale. E’ l’occasione per far emergere pubblicamente, e con una visibilità adeguata, una parte importante del nostro programma e della nostra proposta politica: quella che parla, insieme, dell’emancipazione delle donne e della libertà femminile. Ed è l’occasione necessaria per un coinvolgimento più diretto e continuativo del partito su questo versante, attraverso una presa di responsabilità più forte e collettiva da parte delle compagne.

Il successo della Conferenza è legato a vari fattori, tra cui:

la determinazione delle compagne di costruire la scadenza come importante occasione di rafforzamento politico-organizzativo del partito, di sviluppo della capacità del Prc di rapportarsi più efficacemente alla società e ai complessi problemi dell’oggi;

la responsabilità degli organismi dirigenti a tutti i livelli nel favorire la circolazione delle notizie, l’attivazione degli incontri preparatori, la valorizzazione dell’appuntamento;

modalità e tempi di organizzazione della Conferenza tali da favorire un lavoro di coinvolgimento capillare di tutte le iscritte, una discussione reale, un percorso che unisca riflessione e individuazione di iniziative e che non si esaurisca rapidamente.

Tempi e modalità più precisi verranno stabiliti da una prossima Direzione nazionale e rapidamente fatti conoscere alle strutture territoriali.

Fin da ora i compagni e le compagne che hanno incarichi di responsabilità politico-organizzativa a livello regionale e delle federazioni devono mettere in agenda la preparazione della Conferenza – a partire dai circoli o da assemblee di vari circoli – fin dalla metà di maggio e per tutto il mese di giugno.

Elettra Deiana

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