Il partito in Emilia Romagna

Il quadro organizzativo del PRC in Emilia-Romagna tende a presentarsi come non omogeneo e caratterizzato da elementi contraddittori, alcuni dei quali positivi e altri, al contrario, di grande sofferenza. La conclusione della campagna contro il finanziamento pubblico alle scuole private, che ha messo a dura prova la nostra struttura organizzativa ma che ci ha permesso di raccogliere, insieme ad altre forze politiche, sindacali e associative, oltre 50.000 firme a sostegno del referendum unitario per l’abrogazione della ormai famosa Legge Rivola, non può esimerci da un’analisi complessiva sul grado di mobilitazione espresso dal partito. Da questo punto di vista, secondo i primi dati, emerge con chiarezza una difficoltà di proiezione esterna da parte di diversi circoli, difficoltà che tende a riflettersi direttamente sui risultati non particolarmente brillanti raggiunti da alcune federazioni, rimaste al di sotto degli obiettivi assegnati. Ad ogni buon conto, questa battaglia, condotta a partire dal mantenimento della nostra piena autonomia politica e dalla contemporanea costruzione di un ampio fronte unitario, ha consentito, da una parte, una buona proiezione esterna del partito su un tema di grande sofferenza sociale e, dall’altra, ha favorito la possibilità di incalzare le contraddizioni apertesi nel centro-sinistra, apparse da subito molto evidenti. L’esito sostanzialmente positivo di questa campagna va oltre il numero di firme effettivamente raccolte e tende a riflettersi direttamente sull’andamento della campagna di tesseramento 2000 (41% al 12 gennaio e 64% al 28 febbraio), con particolare riferimento al numero dei reclutati. Anche da questo punto di vista il nostro partito ha prodotto uno sforzo organizzativo non indifferente, sforzo che ha reso più evidente una preoccupante tendenza al calo della militanza e al logoramento dei gruppi dirigenti. Da qui dobbiamo ripartire, tentando di invertire questa tendenza. Dal punto di vista generale, la campagna contro il finanziamento pubblico alle scuole private ha dimostrato senza ombra di dubbio la necessità di lavorare per costruire una struttura organizzativa più solida e articolata, a partire dal radicamento del partito sul territorio e nei luoghi del conflitto sociale, elemento indispensabile e imprescindibile per tradurre in pratica le nostre istanze politiche e per costruire, anche da qui, una partito di massa con una forte identità comunista.

Da questo punto di vista, è necessario invertire la tendenza negativa che ha caratterizzato, in Emilia-Romagna come altrove, l’anno passato, che ha evidenziato con estremo realismo un nostro stato di grande difficoltà, a partire dal consistente calo di iscritti e, soprattutto, dal risultato negativo delle elezioni del 13 giugno, nonostante un quadro politico caratterizzato da oggettive possibilità di crescita per il PRC. Da qui la natura strategica della campagna di tesseramento 2000 e delle prossime elezioni regionali. Dopo aver perso 2.307 iscritti (senza calcolare i reclutati e i recuperati) l’anno passato, la campagna di tesseramento 2000 sembra evidenziare, pur se in un contesto generale ancora difficile, alcuni elementi di controtendenza, a partire dalla maggiore capacità di recuperare nostri vecchi iscritti. Sono molti i circoli, alcuni dei quali di grandi dimensioni (Fidenza, Casalgrande, Comacchio e Portomaggiore, per citarne alcuni), che hanno superato o sono vicini al 100%, segno evidente di una ripresa dal punto di vista politico e organizzativo. I dati sul tesseramento confermano però la debolezza del partito nelle grandi città, tanto dove esiste un unico circolo cittadino quanto dove esiste una ramificazione dal punto di vista strutturale. Più in generale, emerge un eccessivo sfilacciamento della nostra struttura organizzativa in diverse federazioni, elemento che rischia di compromettere pesantemente la capacità di proiezione esterna del partito e la sua tenuta politica e organizzativa sul territorio. Alcuni esempi a partire dai dati definitivi del 1999: il 23% dei circoli della Federazione di Piacenza risulta essere sotto i 20 iscritti (mentre un altro 30% è compreso tra i 20 e i 30), percentuale che sale al 25% nella Federazione di Parma (altrettanti sono quelli tra i 20 e i 30), al 35% nella Federazione di Modena (un altro 18% è compreso tra i 20 e i 30) e addirittura al 50% in quella di Reggio Emilia (un ulteriore 11% è compreso tra i 20 e i 30). Da questo punto di vista, la situazione migliora nettamente a Bologna, Imola, Ferrara e nell’intera Romagna, dove però in alcune situazioni il partito presenta elementi di debolezza preoccupanti. Per tentare di riorganizzare il partito è particolarmente opportuno l’orientamento emerso alla riunione nazionale del 14 gennaio riguardo la necessità di mettere a punto dei veri e propri Piani di Lavoro con una dimensione regionale. Altro elemento che potrebbe favorire da una parte un migliore radicamento del partito sul territorio e nei luoghi del conflitto sociale e, dall’altra, un più rapido processo di riorganizzazione è costituito dalla costruzione di gruppi dirigenti proiettati, almeno in parte, sulla dimensione organizzativa, a partire dalla costruzione di Commissioni di Organizzazione in tutte le federazioni. Dove esistono, queste Commissioni si stanno rivelando uno strumento utile per coinvolgere un numero maggiore di compagni e compagne nel lavoro organizzativo e per tentare di superare quella concezione interna al partito che vede l’esistenza di un’arte nobile, quella dell’elaborazione politica, e un’arte plebea, vale a dire l’organizzazione, destinata a compagni volonterosi ma privi delle necessarie propensioni politiche. E’ del tutto evidente che ad oggi la struttura organizzativa del partito è mobilitata per la raccolta firme utile alla presentazione delle nostre liste in tutte le circoscrizioni e per affrontare nel miglior modo possibile una campagna elettorale che si presenta dura, delicata, difficile e, soprattutto, decisiva per il PRC.

Marcello Graziosi
(Resp. Reg. Organizzazione PRC Emilia-Romagna)

 

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