PARTITO DI MASSA
numero 29 - maggio 1999

COME LA PROVINCIA DI BOLOGNA SI PREPARA ALLE ELEZIONI

Stefano Franchi
Il 13 giugno si voterà anche a Bologna per il rinnovo di quasi tutti i consigli comunali. Dopo la caduta del Governo Prodi e la formazione di quello D’Alema (con l’appoggio dell’Udr) i Ds anche a Bologna hanno congelato i rapporti a sinistra e tentato di formare maggioranze conformi a quelle nazionali (dal PdCI all’Udr). Hanno avuto mesi di forti scontri interni sulla candidatura a Sindaco di Bologna, forti scontri sulla formazione della futura giunta con i popolari e, infine, si è vista anche a Bologna la nascita dell’Asinello che comparirà con un proprio simbolo in tutti i Comuni sopra i 15mila abitanti. All’interno di questo quadro va inserita la nostra campagna elettorale, anche e soprattutto alla luce delle vicende nazionali.
 Economicamente i fondi che abbiamo a disposizione non sono minimamente paragonabili a quelli degli altri candidati: non  potremo quindi competere sul piano pubblicitario. Infine vi è il rischio, a fronte di un centro-destra unito (diversamente da 4 anni fa) di venir oscurati dai due Poli. Che fare?
 1) La questione della guerra è fondamentale (si voterà anche per le europee). Non possiamo non vedere che su questa grande questione di civiltà i partiti che più sono in crisi sono quelli del centro-sinistra. Il popolo di sinistra è sempre stato dalla parte della pace, la Cgil è sempre stata un’organizzazione per la pace. In tutte le iniziative che mettiamo in campo a Bologna (dalla raccolta firme al comizio volante) si riesce a toccare con mano questo dissenso nella sinistra moderata. Su questo terreno utile è l’indicazione di formare comitati per la pace tentando di costruirli con  tutte le voci possibili.
 2) A Bologna e in generale in Emilia Romagna negli ultimi anni si è assistito a processi di privatizzazione delle aziende pubbliche e dei servizi sociali. Vi è stata a Bologna una Manifestazione nazionale contro la legge Regionale sulla parità scolastica. La questione dei servizi è un terreno su cui di più si è manifestato un dissenso nei Ds (nel referendum contro la privatizzazione delle farmacie comunali 80.000 cittadini dissero No a fronte di 25.000 elettori di Rifondazione Comunista).
 3) Come dicevo all’inizio le nostre risorse economiche sono molto scarse. Anche per questo, ma non principalmente per questo, ci baseremo come sempre sul lavoro militante. Dovremmo anche cercare, all’interno di una campagna di massa, di mirare le nostre iniziative:
 - arrivare nei principali luoghi di lavoro se è vero, come credo sia vero, che questi sono uno dei principali terreni di dissenso a sinistra;
 - caratterizzarci molto all’interno del mondo giovanile soprattutto sulla questione della guerra e della scuola;
 - indirizzare i nostri sforzi nei confronti delle principali aziende pubbliche bolognesi in odore di privatizzazione o di ridimensionamento (ATC, Seabo, Afm, Comune di Bologna).
 Su questi temi e su questi terreni il principale pericolo sarà l’astensionismo. Dovremmo riuscire a costruire, a livello di massa, l’idea che un voto a sinistra, soprattutto nel contesto attuale, è un voto utile, un voto di prospettiva anche e soprattutto per gli scenari politici che usciranno il 13 giugno. Una tenuta e un rafforzamento del nostro Partito non solo sconfesseranno tutti i tentativi di cancellarci dal quadro politico ma saranno un elemento che accelererà la crisi del Governo D’Alema e dei Ds, sarà un dato oggettivo da cui non si potrà prescindere, a sinistra, per le prospettive del nostro Paese.
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