Bozza di relazione sull'inchiesta tra i circoli della Federazione PRC di Torino
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febbraio 2002
premessa "tecnica"
L'inchiesta si è svolta in due fasi. La prima all'inizio del 2001, la seconda nell'ultima parte dell'anno. Nella prima fase sono stati intervistati 13 circoli, nella seconda fase 16 circoli: in totale 29 interviste.
I circoli intervistati sono in totale 24, dal momento che in 5 circoli si è tornati una seconda volta. Essi sono così ripartiti:
- 5 circoli di Torino città
LENIN (2 interviste), SAN SALVARIO (2 interviste), S. RITA, S. PAOLO, CHE GUEVARA;
- 7 circoli di luogo di lavoro:
FIAT IVECO, FIAT AUTO, POSTE, TRASPORTI (2 interviste), ENERGIA, ENTI LOCALI, VIGILI URBANI;
- 7 circoli della cintura di Torino:
NICHELINO (2 interviste), TROFARELLO, SETTIMO TORINESE, VENARIA, COLLEGNO, MONCALIERI, RIVOLI;
- 5 circoli della provincia:
BUSSOLENO / VAL DI SUSA (2 interviste), IVREA, VAL DI LANZO, PINEROLO, CANDIOLO.
Il gruppo di inchiesta era così composto: Renzo Belcari, Toni Inserra, Vittorio Rieser, Vanna Spolti; nella seconda fase si è aggiunto Giuliano Ramazzotti.
premessa "politica"
L'inchiesta è stata decisa con la segreteria di federazione all'inizio del 2001. Essa ricalcava un progetto di inchiesta sulla realtà del partito, presentato dal Gruppo Inchiesta Nazionale del PRC un paio di anni prima e approvato dal Dipartimento di Organizzazione Nazionale, che però non l'ha mai avviato. È sembrato utile, ai fini di una politica organizzativa che migliori l'efficacia politica del partito, basarsi su una inchiesta che, se pur in modo parziale (non riuscendo a coprire tutti i circoli), illustrasse alcuni dati concreti e reali di come i circoli funzionano e di quali problemi hanno.
La prima fase dell'inchiesta si è interrotta - per ovvie ragioni- con la campagna elettorale e con le ferie estive. Tuttavia, i suoi primi, provvisori risultati hanno avuto un primo, parziale riscontro, i
n due seminari con i circoli della città di Torino, tenutasi prima delle ferie e che hanno visto una notevole partecipazione (sia in termini quantitativi, che qualitativi - come grado di partecipazione attiva e come numero di interventi).
In autunno, si è avviata la seconda fase, di "completamento": non, ovviamente, nel senso di toccare tutti i circoli, ma di toccare una "tipologia" di circoli che, per collocazione geografica, numero di iscritti, tipo di attività ecc., dessero un quadro abbastanza adeguato della realtà del partito nella federazione di Torino.
I risultati dell'inchiesta vengono diffusi oggi, in piena fase congressuale. È bene precisare il significato di questa "coincidenza" (che all'origine ha ragioni puramente materiali, organizzative). L'inchiesta non intende essere utilizzata come argomento propagandistico / ideologico / "di bandiera" nel dibattito congressuale; essa vuole, piuttosto, essere uno strumento pratico per il lavoro organizzativo (e di innovazione / riforma del partito) da sviluppare dopo il congresso.
Tuttavia anche nel congresso essa può servire come quadro di riferimento conoscitivo per evitare di "partire per la tangente", o "idealizzando" il partito e dimenticando tutte le sue disfunzioni, o "dimenticando" che la realtà quotidiana del partito, i suoi circoli, i compagni e le compagne che li compongono, costituiscono la nostra risorsa, che probabilmente oggi non è adeguatamente utilizzata, ma che è il punto di partenza di qualsiasi nostra funzione politica.
Al di là del congresso, come abbiamo detto, l'utilizzazione dei risultati dell'inchiesta potrà essere più puntuale e concreta, analizzandoli circolo per circolo, vedendo tutte le critiche e le proposte fatte alla federazione, per trarne indicazioni (insieme, ovviamente, a molte altre fonti) per una politica di innovazione organizzativa che aumenti l'efficacia della nostra azione politica.
1. tesseramento e composizione degli iscritti
NB. - In questa sommaria analisi non ci riferiamo solo ai dati relativi ai circoli intervistati, ma anche ad alcuni dati complessivi sull'andamento del tesseramento relativi agli anni 2000/2001.
Complessivamente il tesseramento del 2001 segna un lieve aumento (attorno al 2%) rispetto a quello del 2000: un incremento lieve, ma che può significare un'inversione di tendenza rispetto a un lento ma inarrestabile declino, su cui torneremo più oltre.
In questo quadro, però, le differenze di andamento tra i circoli sono rilevanti:
vi sono alcuni circoli che registrano una rilevante diminuzione di iscritti dal 2000 al 2001: in particolare, NICHELINO, SETTIMO (tra quelli da noi intervistati) e MIRAFIORI SUD;
all'opposto, vi sono circoli che registrano rilevanti aumenti di iscritti: tra quelli territoriali, BUSSOLENO/VAL DI SUSA, CANDIOLO, MONCALIERI, PINEROLO; tra quelli "di lavoro", TRASPORTI, VIGILI URBANI, FIAT AUTO (tutti questi circoli sono stati toccati dalle nostre interviste);
i circoli di luogo di lavoro, complessivamente, registrano un lieve aumento di iscritti, "in linea" con la tendenza complessiva: passando cioè da 253 iscritti a 285 (il che corrisponde comunque a meno del 10% sul totale degli iscritti).
Come si collocano in questo quadro i circoli da noi intervistati?
Anzitutto, essi rappresentano 24 circoli sul totale di 59 della Federazione di Torino, pari al 40% del numero totale di circoli. In termini di iscritti, però, essi incidono per il 55.5% (1627 iscritti su un totale di 2931), segno che l'inchiesta ha toccato mediamente circoli di dimensione un po' più elevata della media. Ciò è confermato dalla seguente tabella, che divide i circoli per dimensione di tesserati (aspetto su cui ritorneremo):
- fino a 20 iscritti = 12 (di cui 2 intervistati)
- da 21 a 50 iscritti = 24 (di cui 8 intervistati)
- da 51 a 100 iscritti = 17 (di cui 10 intervistati)
- oltre 100 iscritti = 6 (di cui 4 intervistati)
In termini di andamento del tesseramento, i circoli da noi intervistati riflettono abbastanza il mix del totale, con una lieve prevalenza di circoli che aumentano gli iscritti, e con un tasso di incremento lievemente superiore alla media, sul 3% anzichè sul 2%.
A questo punto, è utile fare alcune considerazione più generali sulle tendenze del tesseramento, desunte principalmente dalle interviste con i circoli, in cui i dati del tesseramento si sono riferiti ad un arco di tempo più lungo di quello 2000/2001. In molti circoli, la tendenza sembra essere un lento, costante declino, in cui la scissione (spesso anche se non sempre) non ha costituito un momento drammatica: il declino era già cominciato prima, ed è continuato dopo; il che, ovviamente, non attenua il fenomeno, anzi lo rende più drammatico, perché ascrivibile ad elementi più di fondo che non vicende come la scissione.
Il 2001, come abbiamo visto, segna una lieve inversione di tendenza; ma questa diventa più significativa se non la vediamo in termini di "dato medio", ma guardiamo le situazioni specifiche che l'hanno determinata. Questo ci porta a un tema cruciale: la presenza di giovani nei diversi circoli.
A questo proposito, va fatta una precisazione. Le considerazioni che seguono sono basate sui dati del tesseramento ai Giovani Comunisti.
Questo dà un quadro solo "parziale" dei giovani iscritti al partito. Certo, se ci si riferisce ai diciottenni, questi - se sono iscritti - lo sono ai Giovani Comunisti; ma, poniamo, un ventiseienne può non essere iscritto ai Giovani Comunisti ma può esserlo direttamente al partito. Tuttavia, si può supporre che le differenze tra i circoli, dal punto di vista dell'adesione di giovani e del suo andamento, non siano particolarmente influenzate da questo aspetto.
Dunque, i giovani (nel senso - prima precisato - di iscritti ai Giovani Comunisti) sono solo l'8.6% del totale degli iscritti. Ma, in alcuni circoli, essi superano il 20% degli iscritti: CANDIOLO (64%), MONCALIERI (44%), CHIERI, RIVOLI, SAN SALVARIO, VENARIA (tutti con percentuali tra il 20 e il 22%) sono gli esempi più rilevanti. Ora, non a caso tra questi troviamo i circoli con il maggior incremento di iscritti, e si tratta comunque in tutti i casi di circoli in cui il numero di iscritti aumenta.
Vedremo meglio, in seguito, le dimensioni politico-organizzative di questo fenomeno ( in larga parte legato allo sviluppo dei movimenti sul tema della globalizzazione). Sin da ora, però, si più dire che esso indica una sorta di "spartiacque", che permette di leggere meglio la lieve inversione di tendenza nel tesseramento; all'interno del dato medio, stanno due tipi di situazioni assai diverse: quelle in cui l'afflusso di giovani ha determinato un consistente aumento degli iscritti, e quelle in cui questo fenomeno non si è verificato, e in cui la lenta ma costante tendenza al declino non si è rovesciata.
Veniamo infine, in questo capitolo dedicato al tesseramento, a quello che possiamo chiamare il "problema dimensionale" dei circoli. Esso ha due aspetti: a) il numero di tesserati; b) l'area (geografica o "lavorativa")di riferimento. Si tratta di un problema rilevante, che però non ha risposte univoche: la dimensione non è una "variabile indipendente", ma va letta in rapporto con altri aspetti. Infatti, a prima vista un circolo con meno si 20 iscritti sembra certamente avere difficoltà di sopravvivenza (per questioni di "economia di scala"), così come un circolo i cui iscritti siano dispersi in un'area geografica troppo vasta. Ma non è necessariamente sempre così. Un piccolo circolo riferito a una specifica realtà aziendale o locale, e fortemente radicato in essa, ad es. , può funzionare bene; così come un circolo che, pur essendo "sparpagliato" geograficamente, tra molte località anche distanti tra loro, trovi momenti importanti di iniziativa unificante (si veda la questione della TAV in Val di Susa). Ma esistono anche circoli "comunali" che si devono misurare con problemi che investono un'area più ampia, e la cui "separatezza" dai circoli dei comuni limitrofi risulta un limite; o circoli lavorativi "di settore" che non riescono a legarsi realmente alle varie realtà aziendali e si riferiscono di fatto a una singola azienda (vedi ad es. trasporti, energia).
Si tratta dunque di rivedere il "problema dimensionale" non ricorrendo a formule astratte, valide uniformemente (tipo quale dev'essere la "dimensione minima"), ma sapendo che dimensioni e "confini" dei circoli non sono dati una volta per tutte ma possono essere rivisti e modificati.
2. le iniziative, il funzionamento interno, il rapporto con l'ambiente circostante
2.1 i circoli territoriali
Il quadro che emerge dai circoli territoriali è un quadro molto variegato, e - per certi versi - contraddittorio.
L'immagine del circolo territoriale "chiuso su se stesso" (e spesso centrato sui suoi conflitti interni - talvolta ereditati ancora dalla vecchia sezione del PCI), che ruota attorno alla routine delle riunioni del direttivo, che in tal modo tende a respingere i giovani che spesso sono attratti dalla posizione generale del partito: questa immagine ha indubbi elementi di verità, che però sono solo una parte del quadro, e coesistono (talvolta all'interno dello stesso circolo)con spetti diversi, di apertura e di iniziativa verso l'ambiente in cui il circolo opera.
Vediamo questi aspetti, elencabili - per così dire - "in ordine crescente di apertura".
L'elemento di raccordo con l'ambiente circostante, presente anche nei circoli più "tradizionali", è dato dai rapporti con l'amministrazione locale, e più specificamente con i nostri compagni che operano in essa (in Giunta o all'opposizione a seconda dei casi; a livello ci Comune o di circoscrizione). In alcuni casi, questa sembra la dimensione dominante del rapporto tra il circolo e l'ambiente circostante: questa almeno è stata la nostra impressione nei casi dei circoli di San Paolo (Torino), di Nichelino, di Trofarello, Rivoli, Ivrea. Talvolta (è il caso di Ivrea) ciò comporta la partecipazione a iniziative rilevanti (ad es. a Ivrea, al polo multi-mediale o alle iniziative di riconversione delle aree ex-Olivetti), ma ciò comporta anche elementi problematici e talvolta di contraddizione tra circoli "limitrofi", a partire da aspetti possibili di "allineamento" con le posizioni (di governo o di opposizione) degli amministratori locali. In ogni caso, se il rapporto con la realtà locale passa principalmente attraverso l'azione istituzionale, ciò può costituire un filtro limitativo e deformante.
Un secondo elemento di proiezione verso l'esterno, anch'esso presente in circoli "tradizionali", è dato dalle feste di Liberazione: sia in termini di contributo / partecipazione alla "festa centrale", sia talvolta in termini di organizzazione di feste locali (è il caso, ad es., di Venaria, Val di Lanzo, Nichelino - e la cosa è in programma in altri circoli come S. Rita) È frequente l'osservazione che le feste vedano una partecipazione e un contributo attivo di compagni/e che spesso sono assenti dalla "vita ordinaria" del circolo: e questo può essere un segno che la festa è vista comunque come un momento di rapporto "con la gente" che la "vita ordinaria del circolo" non offre.
Al di là di questo, però, abbiamo esempi molto numerosi di iniziative in cui il circolo entra in rapporto diretto col territorio, talvolta in modo occasionale, talvolta in forme più permanenti.
Esse riguardano aspetti specifici delle problematiche di quartiere o di Comune: ad es. giardini, parcheggi, tram, viabilità (S. Rita), la difesa dell'ospedale cittadino (Venaria), banchetti ai mercati (Moncalieri), ecc.
Molte di queste iniziative si riferiscono ai temi ambientali: il circolo Che Guevara è intervenuto ad es. sui problemi della discarica, della cartiera di Lucento, della mucca pazza, dell'elettrosmog, quello di Venaria anch'esso su problemi di discariche e di elettrosmog e sulla questione dell'amianto.
Nella realtà della Val di Susa, ovviamente, acquistano un rilievo centrale le iniziative sulla TAV.
Spesso, la "proiezione verso il territorio" si traduce (o intende tradursi in futuro) nella produzione di giornaletti locali - certo, questi andrebbero analizzati più in dettaglio in termini di contenuti (sono legati a problemi locali o sono prevalentemente la riproduzione di documenti di partito?), di ampiezza di diffusione, di frequenza di pubblicazione.
Infine, alcuni circoli esprimono l'intenzione di aprire "sportelli" di servizio ai cittadini su temi specifici.
In pochi ma importanti circoli, il rapporto col territorio si è coagulato attorno a iniziative di inchiesta ampie ed articolate (già realizzate o in programma, impostate come partito o unitariamente con altre forze del centro-sinistra): nel circolo torinese di San Donato (da noi non intervistato) è stata realizzata un'importante inchiesta unitaria sui problemi di quartiere (che ha contribuito a un buon successo nelle elezioni di circoscrizione); il circolo di Venezia ha realizzato, prima delle elezioni comunali, un'inchiesta per conoscere l'opinione dei cittadini su una serie di questioni; il circolo di Settimo ha realizzato un'importante inchiesta tra i lavoratori delle fabbriche della zona.
Un'inchiesta "unitaria", per molti versi analoga a quella di San Donato, è in programma a San Salvario, mentre il circolo Lenin ha in programma come partito un'inchiesta sul rapporto tra gli anziani e le strutture di assistenza.
Infine, vi è almeno un caso (Collegno) in cui lo strumento dell'inchiesta viene rivolto verso l'interno del partito, per ricostruire una conoscenza e un rapporto con quella maggioranza di "iscritti silenziosi" che caratterizza buona parte dei circoli.
In questo quadro, uno "spartiacque" - in certi casi un vero e proprio punto di svolta - è stato costituito dal cosiddetto "movimento no-global", dalle sue iniziative, in particolare dai fatti di Genova. Questi sono stati all'origine, in qualche caso di un forte afflusso di giovani al partito; ma, al di là di questo, per molti circoli è stato lo stimolo a promuovere iniziative e intessere rapporti "nuovi" (rapporti con gruppi, associazioni, centri sociali, promozione di "Social Forum" locali) o comunque a progettare di promuoverli. A questi, però, fanno riscontro altri circoli in cui questi fatti non sembrano aver avuto nessun particolare rilievo.
2.2 circoli di luogo di lavoro
Il tesseramento nei circoli di lavoro segue l'andamento di lieve ripresa del tesseramento generale. Quel che più conta, la presenza dei nostri compagni nelle diverse RSU è rilevante, andando al di là dell'incidenza numerica dei nostri iscritti: segno che questi, in generale godono di un'ampia fiducia tra i lavoratori.
Ma le notazioni positive si fermano qui. Le situazioni dei vari circoli sono infatti dominate (e, come vedremo, paralizzate) da quella che possiamo chiamare la contraddizione sindacale.
Essa si manifesta in forma diverse:
- nei circoli dell'industria (Fiat Auto, Iveco) come divisione dei compagni FIOM/CGIL e SIN.COBAS;
- in alcuni circoli dei servizi pubblici, i compagni si frastagliano tra le appartenenze più varie (arrivando, in quasi tutte, a ruoli di rappresentanza sindacale): alle poste tra CGIL, UIL, COBAS e CISAL (!); nei trasporti. tra CGIL, UIL e RDB;
- infine, in altri settori "pubblici" (energia, enti locali, vigili urbani), il riferimento dominante è la CGIL, ma con un rapporto caratterizzato da contraddizioni molto acute (che investono anche i compagni PRC con ruoli dirigenti nella categoria).
L'effetto di queste contraddizioni è molto pesante, ed è paralizzante in un duplice senso. All'interno dei circoli, esse producono spesso conflitti e settarismi interni; ma, soprattutto, esse bloccano la capacità di proiezione esterna, di intervento di massa verso i lavoratori da parte del circolo (se non nei momenti tradizionali di campagna elettorale amministrativa o politica - ma anche qui, talvolta, con articolazioni / contraddizioni legate ai "candidati di corrente sindacale").
Non entriamo qui nel merito della scelta, fatta dal partito, di accettare al suo interno una pluralità di appartenenze sindacali: scelta più che giustificata dalla situazione determinatasi in questi anni nel movimento sindacale (anche se andrebbe forse riesaminata in rapporto alla nuova situazione che si è determinata col governo Berlusconi e con le posizioni sempre più anti-unitarie di CISL e UIL). Il fatto è che - a partire da questa situazione "pluralistica" (e contraddittoria) - il partito non risulta un luogo di "sintesi politica", capace di orientare in modo omogeneo compagni appartenenti a organizzazioni sindacali diverse; esso risulta un puro "luogo passivo" in cui si riversano e si riflettono le diverse appartenenze sindacali, che risultano molto più forti della comune appartenenza politica.
Tutto ciò trova riscontro nel dato "materiale" per cui l'impegno dei compagni è quasi interamente assorbito dalla loro attività sindacale, e resta ben poco tempo per l'impegno politico diretto. (Il circolo dei Vigili Urbani, anche per evitare questo rischio, ha operato una scelta diversa, di relativo disimpegno da cariche sindacali - ma non sembra che ciò abbia rivitalizzato l'attività del circolo e il suo intervento verso i lavoratori).
Infine, un'ulteriore difficoltà è data dal fatto - già ricordato - che alcuni circoli "di settore" sono in realtà collegati quasi esclusivamente a una singola azienda (AEM nell'energia, ATM nei trasporti) e altre hanno una presenza solo marginale.
3. critiche e proposte
verso la federazione e il partito
3.1 le critiche
Coerentemente con i suoi obiettivi, l'inchiesta non chiedeva giudizi (critici o di consenso) sulla linea politica generale del partito, ma giudizi sul modo di funzionare delle sue strutture; è quindi chiaro che il riferimento principale, oltre ai circoli, era la federazione provinciale.
Le critiche mosse dai circoli alla federazione sono molto frequenti e diffuse: esse ruotano quasi tutto attorno all'insufficienza / mancanza di comunicazione. Questa può assumere la veste più "elementare" di mancanza di informazione adeguata, ma spesso investe aspetti si direzione politica (mancanza di coordinamento o di indicazioni tempestive).
Talvolta queste critiche sono formulate in modo molto generale o generico, ma più spesso hanno riferimenti concreti, al modo di funzionare delle strutture organizzative o a problemi specifici.
Ovviamente, buona parte delle critiche riguardano il rapporto tra circoli e federazione: molti circoli sentono la federazione "lontana", si sentono "abbandonati a se stessi", ecc. Tuttavia, l'idea che sta dietro a questo non è (in genere) quella di una "federazione onnipresente", che dal centro debba guidare passo passo l'azione di ogni singolo circolo. Piuttosto è - in primo luogo - l'idea di un coordinamento tra i circoli: infatti la mancanza di comunicazione che si critica non è solo tra federazione e circoli, ma tra i circoli, e quindi il coordinamento che si richiede è anzitutto un coordinamento orizzontale, articolato per zone o per temi (su questo torneremo nel paragrafo successivo, dedicato alle "proposte"). E però, la costituzione di una rete di rapporti diretti tra i circoli può nascere, secondo molti dei compagni intervistati, solo da un'iniziativa politica della federazione.
Questa carenza generale in informazione e di coordinamento si riflette - secondo i nostri intervistati - su una serie di altri aspetti importanti. Uno di essi riguarda il rapporto partito-istituzioni, su cui si registrano critiche che vanno da critiche alle scelte dei candidati e all'insufficiente rapporto/controllo politico con gli eletti, fino a critiche più generali sul modo in cui è impostato e condotto il rapporto tra partito e istituzioni.
Un altro gruppo abbastanza numeroso di critiche riguarda l'insufficiente informazione/organizzazione sulle iniziative nazionali del partito: l'informazione arriva in ritardo, "è calata dall'alto", e ciò ha effetti negativi sulla partecipazione (che sia a manifestazioni nazionali o a "campagne").
Vi sono poi critiche più direttamente legate alla politica locale. Si lamenta l'insufficiente "indirizzo" da parte della Federazione su problemi come le privatizzazioni dei servizi pubblici o le politiche dei trasporti (ad es., tra l'altro, si parla di un insufficiente coordinamento delle iniziative contro la TAV in Val di Susa).
Si può notare dalle critiche finora descritte (relative a carenze di coordinamento tra circoli, generale o su temi specifici) esprimano implicitamente una valutazione critica sul ruolo delle commissioni che dovrebbero in teoria svolgere un ruolo di coordinamento/orientamento su alcune tematiche (lavoro, ambiente, ecc.). Di esse i circoli hanno parlato pochissimo (se non per accenni: ad es. una lamentela che la commissione lavoro privilegia circoli e problemi dell'industria rispetto a quelli del pubblico impiego): ma questo stesso fatto indica come il ruolo delle commissioni rispetto al lavoro dei circoli sia debole.
Infine, rispetto ai Giovani Comunisti, rileviamo due voci contrastanti, proprio di due circoli che hanno visto un massiccio afflusso di giovani: i giovani di Candiolo danno un giudizio positivo dei rapporti con il "centro", mentre quelli di Moncalieri criticano duramente il modo in cui i dirigenti dei Giovani Comunisti impostano il rapporto con gli studenti medi e con il movimento.
3.2 le proposte
Le proposte che emergono sono coerenti con le critiche fatte, e in qualche modo le precisano dandogli una portata operativa.
La proposta/esigenza più diffusa è quella di creare coordinamenti "di zona" tra i circoli, a partire dal fatto che - tra i circoli di una determinata area - esistono problemi comuni che travalicano i "confini del circolo" e che vanno affrontati insieme, sia per raggiungere una forza adeguata dia per risolvere possibili diversità di posizione tra i circoli.
C'è chi propone una figura di "coordinatore" centrale tra i circoli, e c'è - all'opposto - che dice "senza aspettare la federazione, cominciamo a coordinarci tra noi " (e che inquadra questa proposta in una coerente ipotesi non-centralista che vede la federazione come "rete di relazioni"). Ma più diffusa è l'dea che la federazione dovrebbe "partire" lanciando, definendo e se necessario imponendo forme di coordinamento per zona, che poi andrebbero gestite dai circoli stessi.
C'è chi vede in un giornaletto apposito uno strumento che aiuterebbe il coordinamento tra circoli. e c'è chi chiede la figura di un coordinatore (dedicato a tempo pieno) per i circoli di luogo e di lavoro.
Sempre in quest'ottica di "coordinamenti specifici" possono essere lette proposte (emerse da singoli circoli) di riunioni di coordinamento con gli eletti nelle istituzioni e di riunioni con i sindacalisti del PRC (di cui si lamenta l'assenza nelle riunioni di partito).
Ci sono poi varie proposte centrate sulla necessità di centri tematici nella vita del partito: c'è chi propone veri e propri circoli tematici. cioè strutture permanenti, o chi si limita a chiedere che siano piú frequenti iniziative tematiche su cui i vari circoli si ritrovino e confrontino (o si proiettino verso l'esterno).
Complessivamente, queste varie proposte non sembrano - salvo forse qualche eccezione - prospettare un "appesantimento" della struttura burocratica, con l'introduzione di nuovi livelli e nuove figure di "coordinamento dal centro", ma la contrario si collocano prevalentemente in una visione più agile ed articolata della struttura organizzativa del partito, con un ruolo più accentuato di forme di coordinamento "orizzontale".
Vi sono, infine, alcune proposte più specifiche e "tecniche" che meritano di essere menzionate:
- una proposta di dotare ogni circolo di un computer, anche come base materiale di una rete telematica di comunicazione tra i circoli e tra questi e la federazione;
- una proposta di una struttura centralizzata di supporto "tecnico" alle feste di Liberazione (attrezzature, forniture, ecc.);
- la proposta di una pagina di Liberazione dedicata ai giovani e fatta dai giovani (questa, ovviamente, non è una proposta solo "tecnica" e non è rivolta specificamente alla federazione).
Un discorso a parte meritano le esigenze di una politica di formazione quadri, espresse da molti circoli. Spesso, esse si esprimono in termini molto generali; altre volte, esse indicano argomenti specifici, o legati ai problemi del lavoro (da temi "politico-teorici" come il rapporto tra partito e sindacato a temi più "tecnici" come la sicurezza o la previdenza complementare), o legati invece alle questioni di amministrazione locale (es. questioni di diritto amministrativo).
4. qualche osservazione conclusiva
Proviamo a raggruppare - sia pure in modo schematico e approssimativo - i circoli da noi intervistati in 5 "tipi". Per ciascuno, ricapitoleremo le caratteristiche che lo definiscono e i problemi che si pongono al partito in riferimento ad esse; non sta naturalmente a noi di proporre le soluzioni politico-organizzative a tali problemi, anche se l'inchiesta offre numerosi spunti in proposito, che abbiamo cercato di raccogliere e comunicare.
a) circoli territoriali "tradizionali", che sono fortemente centrati su se stessi, sul rapporto con le istituzioni e su scadenze "tradizionali" del partito (campagne elettorali, e quando va bene feste di Liberazione).
Sono circoli caratterizzati, tra l'altro, da un lento ma inesorabile calo di iscritti. Se non si vuole che si estinguano per "morte naturale", il primo problema è quello di "farli uscire dal guscio", cioè dalla routine e dei confini in cui sono prigionieri.
b) circoli territoriali "tradizionali", che però stanno già programmando di "uscire dal guscio", con iniziative di inchiesta e di intervento, verso il territorio, nello sviluppo di rapporti col "movimento", ma anche verso i compagni "iscritti passivi" al partito.
Qui il problema è di verificare (e sostenere con strumenti adeguati) la realizzazione delle iniziative in programma e, soprattutto, la loro utilizzazione politica (un'inchiesta sul territorio può finire in un bell'opuscolo o essere la base per iniziative e lotte concrete).
c) circoli territoriali che già oggi (e spesso da tempo) intervengono sul territorio, non solo "attraverso l'amministrazione locale", ma attraverso inchieste, iniziative specifiche, "campagne", reti di rapporti con altri soggetti.
Questi possono diventare i "perni" di strutture "di zona", per evitare il loro isolamento e per stimolare altri circoli limitrofi (evitando che questi diventino, su problemi comuni, fattori di contraddizione o di "resistenza passiva"). Anche qui, naturalmente, si tratta di fornire a questi circoli gli strumenti di supporto e di comunicazione di cui possono aver bisogno.
d) circoli territoriali che sono stati "rivoluzionati" dal massiccio afflusso di giovani, sia in termini di rapporti con l'ambiente esterno, sia sullo stesso funzionamento interno (a partire dallo stesso assetto e uso della sede).
Qui il problema è come consolidare e "tradurre in termini di partito" questa grande opportunità, evitando che di lì a qualche tempo i giovani si stufino e se ne vadano (com'è già accaduto più volte in passato). Ciò non si risolve certo cercando di "irreggimentarli", ma neanche "lasciandoli fare": se dev'esserci "contaminazione", questa richiede un rapporto "dialettico", tra due soggetti, ciascuno con cose da proporre e da sottoporre a un confronto.
e) i circoli di luogo di lavoro, su cui ci siamo già soffermati: caratterizzati da una buona "credibilità di massa" dei nostri compagni, ma dalla preminenza della (diversificata e contraddittoria) appartenenza sindacale su quella politica, con conseguenti divisioni interne ai circoli e paralisi di ogni intervento politico verso i lavoratori.
Qui il problema è, certo, quello di maggior chiarezza nell'affrontare la "questione sindacale" (problema che non si risolve a livello di singola federazione); ma è anche quello di stimolare il rapporto diretto (e non solo mediato dai vari sindacati) con i lavoratori, ad es. attraverso iniziative interne di formazione e iniziative "esterne" di inchiesta.
Una postilla: abbiamo volutamente evitato di "far nomi", cioè "incasellare" l'uno o l'altro circolo nell'uno o nell'altro dei "tipi" sopra delineati; gli elementi emersi dalle interviste sono infatti insufficienti per abbozzare la "tipologia" che abbiamo proposto, ma non per "classificare" ogni circolo nei diversi "tipi". Pensiamo che molti di essi si "autoclassificheranno" nell'un tipo o nell'altro. Ma, dopo il congresso, quando si tratterà di passare alla fase operativa, non ci si potrà accontentare di un "discorso di metodo", e bisognerà affrontare direttamente e concretamente le situazioni specifiche e i problemi di ogni circolo.