*Leonardo Masella
*Condivido le critiche al documento presentato da Mantovani espresse da diversi compagni sulla negazione delle contraddizioni interimperialistiche e del ruolo centrale che gli Stati delle maggiori potenze capitalistiche svolgono nei processi di globalizzazione. Né mi convincono i giudizi liquidatori contenuti nel documento nei confronti di alcuni tra i maggiori partiti comunisti del mondo. Peraltro non capisco nemmeno il senso di questa riunione sulle questioni internazionali mentre avremmo bisogno di affrontare collegialmente temi più urgenti dellagenda politica. Probabilmente sarebbe stato più utile far seguire agli interventi su *Liberazione* di Sorini e Mantovani un dibattito libero sul nostro giornale anche con contributi di intellettuali e di compagni impegnati sulle questioni internazionali per la ricerca più ragionata di un primo momento di sintesi unitaria. Non vedo poi come ognuno di noi possa discutere e approvare oggi un documento complesso e lungo (11 pagine) consegnatoci solo questa mattina, senza neanche il tempo di una lettura e di una riflessione adeguata. Non vorrei che da parte di alcuni compagni si sia voluto giungere precipitosamente ad una conta artificiosa e non ad una reale discussione per pervenire ad una elaborazione comune come abbiamo fatto invece per il documento congressuale. Il partito non ha bisogno di ciò. Avremo bisogno al contrario di una discussione più serena, di continuare ad approfondire le questioni più controverse senza pensare di risolverle con laccetta. Dovremmo lavorare tutti per non vanificare quel clima nuovo di fiducia che si avverte nel partito dopo il buon risultato delle regionali e il fallimento dei referendum. Proprio per questo motivo e per senso di responsabilità, da parte mia non ci sarà un voto difforme per non dividere la maggioranza congressuale in un momento così delicato della vita del partito.
*Roberto Musacchio
*Sono molto daccordo con la relazione di Mantovani e credo che noi dobbiamo fare una discussione vera che incide molto sul nostro agire e sul nostro modo di fare e di essere anche come partito. La globalizzazione rende pervasiva la penetrazione capitalistica. E questa pervasività che rende le contraddizioni nazionalistiche o "internazionalistiche" del tutto subalterne. E se è vero che il lavoro cresce su scala mondiale è anche vero che il lavoro post fordista è frammentato e "non immediatamente antagonista". Daltro canto le nuove contraddizioni (ambiente, donne, culturali, inclusione-esclusione) sono parte integrante della modernizzazione. Non sono "aggiuntive" ma indispensabili alla rifondazione comunista e alla lotta di liberazione del lavoro che si rilancia ricollegandola a una lotta generale di alternativa di società una linea che dicesse: proletarizzazione più contraddizioni nazionali più "ideologismo" comunista non porta da nessuna parte porta a posizioni sbagliate (ad es. a favore della Cina nel Wto). Rende vana la costruzione del partito di massa perché la poggia su una lettura sbagliata della condizione del lavoro, chiude il partito alle altre culture non vissute come decisive per la rifondazione comunista. Serve una linea di diversa aggregazione dei soggetti sulla prospettiva di alternativa di società, diverso sviluppo, nuovo internazionalismo efficace contro la globalizzazione.
*Gianluigi Pegolo
*La relazione presentata dal compagno Mantovani affronta temi complessi rispetto ai quali vi sarebbe la necessità di un ulteriore approfondimento. Alcune tendenze generali individuate nel documento sono condivisibili. Penso: alla pervasività del nuovo modello di sviluppo capitalistico, allestendersi conseguente nel mondo delle contraddizioni di classe e allindebolimento dei poteri degli Stati nazionali. E, tuttavia, sarebbe sbagliato mettere sotto silenzio alcuni elementi rilevanti come: 1) i limiti che incontrano i fenomeni di dilatazione spaziale del nuovo sistema economico con tutte le contraddizioni che ciò comporta (penso al permanere di una condizione di sottosviluppo dellAfrica); 2) il rafforzamento delle gerarchie dei poteri per effetto di quei fenomeni di "polarizzazione", ben descritti da Sammir Amin, che per esempio determinano un rafforzamento dellegemonia statunitense anziché una sua attenuazione; 3) il permanere (benché ridotto), di un ruolo degli Stati nazionali nelle scelte internazionali (né si capisce altrimenti il fallimento dellAccordo Multinazionale sugli Investimenti per lopposizione di alcuni paesi); 4) la stessa articolazione spaziale delle contraddizioni di classe che non solo assumono connotati diversi, ma che sono destinati a svolgere un ruolo più o meno rilevante a seconda dei contesti nazionali in cui si sviluppano. Per questo, nel cogliere le tendenze dei processi di sviluppo capitalistico su scala mondiale, non dovremmo cadere in visioni "presbiti" che, annullando le contraddizioni presenti per anteporvi possibili approdi futuri, finirebbero con limpedirci di esercitare efficacemente liniziativa politica.
*Francesco Maselli
*Mi riconosco in molte delle cose dette da Franco Russo e nella sostanza della relazione di Mantovani. A mio avviso la specificità delle analisi di un partito comunista non è quella di fotografare alcuni aspetti tuttora rilevabili dellesistente ma quella di individuare le tendenze forti e le dinamiche in cui si articolano nella dialettica generale dei processi che viviamo. Parlo della globalizzazione naturalmente, e per quelli di noi che vengono da una certa storia comunista è certo una tentazione seducente quella di continuare a guardare e riferirsi a quanto resta dei vecchi pilastri del nostro passato. Così come è sinceramente forte la tentazione liquidatoria - parte grande e terribile della nostra storia - verso idee, parametri e costruzioni concettuali che non ci corrispondono completamente. Penso a Revelli e mi tornano alla memoria le formule convincenti, suggestive e sarcastiche usate nei primi anni cinquanta dalla dirigenza del Pci contro i compagni che - influenzati dai "sociologhi americani", i Revelli di allora - osavano parlare di "neocapitalismo". Dovemmo aspettare il nono congresso e il famoso convegno di Salinari allistituto Gramsci per capire come stava cambiando il mondo attorno a noi.
*Giovanni Russo Spena
*Questo confronto allude alla attualità ed alla fondazione di culture comuniste, di contemporanee identità anticapitaliste. Siamo o no di fronte ad una rivoluzione capitalistica? Non ritorna, quindi, come centrale un nuovo e possente paradigma di classe rispetto al rapporto tra Stati o tra borghesie nazionali che non sono più leve di lotte di popolo antimperialiste o di processi di liberazione? Ritorna o no la centralità possente della interpretazione marxiana della unità mondiale del processo capitalistico? Da Seattle a Ginevra non stanno crescendo spinte sociali e politiche contro la globalizzazione e la militarizzazione? E non sta sorgendo la necessità dellutopia di una cittadinanza transnazionale o postnazionale dentro i proletari "globalizzati" che viaggiano e a volte muoiono nei containers e nelle stive delle navi dei disperati? Sono questi alcuni lineamenti del nuovo internazionalismo. Dopo la fine del bipolarismo le collocazioni "di campo" sono ambigue e sbagliate. Non si può non vedere i colossali processi di ristrutturazione dei poteri che plasmano ruoli nuovi e diversi degli Stati nazionali, stretti tra governi di fatto del mondo (G7, Wto, Fmi, Banca mondiale) e etnicismo localistico (dalla Carinzia alla Padania). Non si può ignorare la dimensione temporale e spaziale dei processi di accumulazione e di valorizzazione del capitale. In questo contesto si ricostruisce, si rifonda.
*Andrea Ricci
*Concordo con il documento e con la relazione di Mantovani innanzitutto perché giudico corretto il metodo seguito di individuare la tendenza prevalente e le contraddizioni che in essa agiscano. In questo modo si definisce senza ambiguità la linea politica senza chiudere lo spazio della ricerca e dellaggiornamento. La tendenza prevalente è quella della globalizzazione neoliberista che configura una nuova fase del sistema capitalistico con caratteri assolutamente inediti anche rispetto ad epoche in cui il mercato mondiale capitalistico era realizzato. Una delle caratteristiche essenziali di questa nuova fase è la crisi dello spazio e dei poteri pubblici che si traduce in crisi di sovranità degli Stati nazionali e in crisi della democrazia a tutto vantaggio di poteri sovranazionali tecnocratici e delle multinazionali. In questa crisi dellimpalcatura politico-istituzionale agiscono due ordini di contraddizioni. Il primo è di carattere orizzontale e riguarda il fatto che la legittimazione dellordine politico è ancora su base nazionale. Il secondo è di tipo verticale e deriva dalla schiacciante egemonia degli Usa praticata grazie al loro incontrastato potere militare e monetario. Il capitalismo globale è così ordinato gerarchicamente su scala territoriale e statuale oltreché sociale. Tuttavia le contraddizioni interstatuali che derivano da questa gerarchia hanno natura subalterna e secondaria perché non si basano su un modello sociale alternativo e quello dominante. Conseguentemente esse non sono tali da mettere in crisi la struttura del sistema. Per questo la bussola fondamentale del nostro orientamento sulle questioni mondiali deve essere lanalisi sociale e di classe e non lanalisi geopolitica.
*Sandro Valentini
*Forte è il mio disagio ad intervenire in questa discussione. Avrei preferito un percorso diverso. Cronico è ormai il ritardo del partito rispetto ai grandi temi della politica internazionale, alla fase inedita del capitalismo. Il documento ha il merito di aprire questo dibattito. Sarebbe stato meglio però che la Segreteria avesse fatto pervenire ai componenti della Direzione qualche giorno prima questo documento, proprio per la sua importanza. E sarebbe stato meglio discutere di un documento aperto e non arrivare in poche ore di discussione in Direzione a un atto conclusivo con un voto e credere così di recuperare un ritardo di nove anni di vita del partito. Quando si fanno affermazioni, che condivido, di una nuova fase del capitalismo, si indica una linea di ricerca e di analisi, lungo la strada tracciata dallultimo congresso, che non può esaurirsi in una discussione di Direzione. Sulla ricerca e lanalisi il confronto deve continuare ad avere quel carattere aperto di cui ho parlato. Altra cosa è invece una puntualizzazione della nostra linea che ha tra laltro un largo consenso nel partito, come la nostra iniziativa in difesa della pace e la necessità di una politica economica e scuole che abbia lEuropa come punto di riferimento. Nel merito non condivido la forzatura contenuta nel documento che gli Stati nazionali sono impermeabili al conflitto di classe. Fuori discussione è la crisi degli Stati nazionali ma non per questo il loro ruolo si è esaurito. Come va aggiornata la categoria dellimperialismo, egemonia politica, economia e militare degli Usa, e delle contraddizioni interimperialistiche (Germania e Giappone in primo luogo). La vecchia contraddizione Nord-Sud e la nuova Centro-Periferia ci pongono problemi nuovi, del tutto inediti. Anche il giudizio sulla Cina, infine, dovrebbe essere più ponderato e valutato nellambito della complessa situazione geoplitica asiatica, dal documento trattata con molta superficialità.
*Livo Maitan
*A proposito del testo presentato da Grisolia penso che sia privo di senso parlare in un contesto come questo di "rifondazione della IV internazionale". Quanto al documento presentato da Mantovani, sono daccordo su tre punti che lo stesso Mantovani considera essenziali: 1) la critica allimpostazione secondo cui esisterebbero grandi potenze che possono contrastare in una certa misura positivamente la strategia di internazionalizzazione capitalistica e degli Stati Uniti in particolare; 2) dobbiamo avere rapporti a tutto campo, senza pregiudiziali, con partiti e formazioni del movimento operaio e anti-imperialista; 3) dobbiamo prendere concrete iniziative come quelle prese sulla questione kurda, sul Kosovo e sulla Colombia (su cui però dovremmo avere maggiori informazioni). Penso, invece, che il testo contenga alcune forzature schematiche, per esempio, a proposito del mondo unipolare e sottovaluti la persistenza di contrasti interimperialisti e la stessa concorrenza intercapitalistica sul terreno economico che, in certi settori soprattutto, è in pieno svolgimento (si pensi alla grande iniziative europea per lindustria aeronautica di sfida dichiarata alla Boeing). Comporta poi un rischio di ambiguità unaffermazione come "rischia di tramontare per lunghissimo periodo la speranza di un assetto politico-istituzionale del mondo fondato sul multipolarismo e sullesistenza di modelli economici e sociali diversi tra loro". Non possiamo dare lidea che un tale mondo costituisca per noi lalternativa auspicabile. Avrei potuto presentare emendamenti, ma praticamente, data lora fissata per la presentazione, non cera la possibilità di farlo. Le mie note che sono state distribuite danno unidea dellaccentuazione diversa da dare alle nostre analisi. Per tutte queste ragioni, ho deciso di astenermi sul documento presentato dalla Segreteria.
*Mauro Tosi
*Le questioni internazionali alludono a nodi fondativi per la cultura, limpianto teorico, liniziativa politica del nostro partito. Non si tratta semplicemente di tracciare la linea di demarcazione e di compatibilità politica nellambito dei rapporti con il variegato mondo della sinistra anticapitalista. Occorre riflettere sullintreccio che tali aspetti pongono tra i processi rapidissimi delloggi (globalizzazione capitalistica, guerra costituente del liberismo, ecc.) e le questioni mai affrontate compiutamente e rimaste a margine anche nel nostro dibattito. Mi riferisco, in particolare, alla tragedia rappresentata dallesperienza dei "socialismi reali", di cui la strage di Tien An Men, come precedentemente i Gulag, rimane tragico simbolo, molto più ingombrante delle stesse politiche liberiste del governo di Pechino e dei paradisi fiscali dellIndia. Aspetti che dobbiamo interpretare e che non possiamo per opportunità rimuovere, pena lo svilimento della natura stessa del nostro processo ambiziosissimo di Rifondazione del comunismo. Non aiuta al confronto e al superamento delle divergenze emerse nel dibattito di questi mesi (e in questa direzione ribadite) lunità di facciata con cui si sta concludendo questa nostra riflessione. Condivido le linee generali tracciate dalle esposizione di Mantovani e spero che, nel proseguo del dibattito del nostro partito, possano essere approfonditi quegli aspetti importanti che nel territorio entrano direttamente in relazione con i molti nodi generali sollevati. Penso al nordest e al Veneto in particolare, dove politica internazionale significa discutere delle delocalizzazione imprenditoriali in Romania (ottava provincia del Veneto), del coinvolgimento "fisico" del territorio nelle politiche belliciste della Nato e degli Usa, delle oltre 2000 associazioni di volontariato e delle relazioni di solidarietà e di opposizione al neoliberismo che molte di queste hanno tessuto nel mondo. Ma significa anche leggere con le lenti giuste i processi di scomposizione dei capitalismi nazionali e la comparsa, come risposta moderna tutta interna alla globalizzazione, di progetti di ricomposizione geopolitica, di piccole patrie fondate sul richiamo del sangue, costruite su populismo, xenofobia, fascismo; con la compiacenza delle egoistiche classi dirigenti, ma anche con un largo consenso di massa. Il nuovo internazionalismo ha bisogno di una radicale analisi e, quindi, di un grande sforzo teorico e pratico. |