*Roberto Antonaz
*Il documento proposto fornisce un buon inquadramento, peraltro in continuità con le nostre scelte, di una situazione internazionale in piena evoluzione sia nel mondo del capitale, sia nella sinistra comunista e/o antagonista. E indubbio che il capitalismo si è pesantemente rafforzato negli ultimi vent'anni tanto da far ritenere a qualcuno impresa disperata un suo superamento. Per fortuna così non è, l'economia di mercato non solo mantiene al suo interno tutte le contraddizioni storiche, ma la globalizzazione ne crea delle nuove: basti pensare alla sostanziale ingovernabilità degli enormi flussi finanziari che nella loro quasi totalità hanno carattere speculativo o alla fragilità del castello informatico che fornisce lo scheletro a numerosi processi della globalizzazione. La stessa fluidità caratterizza le forze politiche comuniste o anticapitaliste, sovente scosse da dibattiti interni laceranti e da risposte diseguali di fronte a problematiche simili. La fine di ogni ipotesi "campista" sullo scacchiere mondiale è ormai una verità di grande evidenza. Del resto sarebbe oggi suicida dimostrarsi possibilisti verso modelli sociali gravemente deficitari, (soprattutto sul terreno della democrazia socialista.) Penso alle aree critiche con le quali siamo in rapporto, p al movimento pacifista, ambientalista, all'arcipelago che si sta mobilitando contro la globalizzazione, Infine, un richiamo a non perdere di vista alcune delle proposte di organizzazione interna presenti nel documento, come quella di estendere le commissioni internazionali regionali e di federazione, ancora largamente insufficienti, perché i temi internazionali e, in particolare, la comprensione di alcuni processi della globalizzazione sono oggi più che mai indispensabili all'agire politico quotidiano del nostro Partito.
*Franco Russo
*Sorini ha ragione nel chiedere di evitare cadute nel dogmatismo, ma il principio di tolleranza non può cancellare listanza di ogni ricerca, nel campo scientifico e sociale: essere in possesso di una rete concettuale che consenta di "pescare"nella realtà. Insomma avere unipotesi politica, quella della rivoluzione capitalistica connotata come globalizzazione, è essenziale sia per mantenere aperta la ricerca sia per essere dotati di un asse politico. Nel merito mi sento di affermare che viviamo una sorta di accumulazione primitiva su scala globale: nel 600 si ebbero le recinzioni e la pacificazione dei conflitti religiosi grazie allo Stato monarchico, oggi si hanno le recinzioni dei nuovi *commons* - la ricchezza genetica umana e quella della natura, questultima espropriata ai popoli nativi. A differenza del 600 non è lo Stato a creare le regole del mercato mondiale, ma una lex mercatoria che è frutto dei contratti, delle pratiche commerciali, degli arbitrati, delle giurisdizioni private e delle grandi organizzazioni internazionali risultati di accordi pattizi: si va affermando un diritto globale senza Stato, che è lindice più significativo del porsi dellimpresa come nuovo sovrano. Già questo fatto, insieme ai nuovi modi dellorganizzazione dellimpresa transnazionale, impone di utilizzare categorie allaltezza dei fatti da indagare: questo il merito del documento illustrato dalla relazione di Mantovani. In Europa un modo di opporsi alla logica liberista, che sta cancellando i diritti sociali universali, è di battersi per varare una carta dei diritti fondamentali su cui sta lavorando la Convenzione varata nel Consiglio europeo di Colonia. Diritti sociali per contrastare il dominio delle "ragioni" dellimpresa e del mercato. E stata avanzata una proposta di formare un comitato per la Costituzione europea, può essere uno strumento per far avanzare il dibattito e le proposte.
*Claudio Grassi
*Molte cose del documento proposto sono condivisibili. Mi soffermo su alcuni punti che mi paiono problematici e che a mio parere vanno affrontati con grande cautela. In primo luogo, il ruolo degli Stati: sulla perdita di peso degli Stati nazionali eviterei un giudizio semplificatorio. La Germania, per esempio, in questo "decennio globalizzato" ha aumentato il proprio peso statuale non solo per la riunificazione con la Ddr, ma per la penetrazione nella Repubblica Ceca e nella ex-Jugoslavia di cui ha favorito la disgregazione. In secondo luogo, non cè dubbio che sia in atto un processo che disloca alcuni poteri in organismi sovranazionali, ma non credo che ciò determini, come è scritto nel documento, che gli Stati siano "impermeabili al conflitto di classe". Prescindendo dalla considerazione che una pretesa impermeabilità al conflitto sarebbe segno di una maggiore forza degli Stati e non di un loro indebolimento, sottolineo che noi stessi confutiamo questa tesi quando diamo una valutazione positiva su alcune scelte politiche del governo francese e quando diciamo che il compito dei nostri eletti è di "portare il conflitto di classe nelle istituzioni". Gli organismi internazionali: è discutibile il fatto che essi si siano sostituiti agli Stati. Per esempio il G7 dimostra, al contrario, lesigenza degli Stati di concordare le grandi scelte planetarie per evitare che sorgano conflitti intercapitalistici o piuttosto per prevenirne effetti distruttivi. Da questo punto di vista non cè dubbio che i concetti leniniani di imperialismo e di contraddizioni interimperialistiche vadano attualizzati, ma non cancellati. Gli Usa sono un paese imperialista, così come la Germania e il Giappone, e mi sembra difficilmente contestabile il fatto che tra di essi vi siano contraddizioni latenti e potenziali. La guerra del Golfo è stata una guerra imperialista, così come dietro alle guerre caucasiche ed africane si muovono anche interessi imperialistici. Le contraddizioni interimperialistiche riguardano anche il terreno delle guerre economiche, rilevanti esempi delle quali sono la corsa allaccaparramento delle risorse energetiche, la vicenda del costo del greggio e i conflitti intorno alle biotecnologie. 4Sul giudizio da dare su altri partiti comunisti o su paesi a economia socialista: facciamo tesoro del passato, molti dirigenti del Pci negli ultimi anni della sua esistenza hanno preteso di insegnare a tutto il mondo quale comunismo andava realizzato, salvo poi diventare i fautori dello scioglimento del Pci e dichiarare oggi incompatibile il comunismo con la libertà. Ciò non significa privarci di un punto di vista anche fortemente critico e di una nostra autonomia di azione: vale invece ad affermare la necessità di evitare giudizi drastici e liquidatori.
*Graziella Mascia
*Il voto sul documento proposto a questa direzione può segnare un passo in avanti nel processo di rifondazione e dare un contributo straordinario alla definizione dellidentità del partito. La linea proposta ricolloca in modo più organico quanto siamo andati in questi anni affermando e praticando nelle scelte compiute. Senza lanalisi sulla globalizzazione di cui oggi parliamo, le novità che questa produce sul terreno della democrazia e sulla perdita di ruolo degli stati nazionali; sul fatto che per la prima volta lo sviluppo non determina progresso; sul nuovo rapporto centro periferia che ci fa registrare sacche di povertà e precarietà non solo nei paesi poveri ma anche in quelli più ricchi e sviluppati. Senza tutto ciò e quanto proposto nel documento ci saremmo trovati disarmati in vertenze come quella della GoodYear, balbetteremmo come il centro sinistra nello scontro con il padronato e la destra sul terreno della flessibilità, non avrebbe senso proporre riduzioni dorario e salario minimo europeo. A livello internazionale le nostre posizioni sono rispettate e considerate. Sono le posizioni che ci consentono di partecipare da protagonisti ai movimenti europei e di sostenere la linea della sinistra alternativa. Perfino la rottura con il governo Prodi non avrebbe avuto senso senza la comprensione dei processi europei ed internazionali in corso. Il partito di Cossutta è stato integrato nel centro sinistra che, a sua volta, non è in grado di proporsi come alternativa alle destre, proprio perché, senza una linea che si misuri con il nuovo carattere della fase capitalista, si viene risucchiati. La guerra è stata la conferma di una subalternità inevitabile, oltre che quella della nuova fase di dominio globale. Ho partecipato ad Atene ad una riunione di partiti comunisti di tutto il mondo. Ho considerato rassicurante oltre che interessante quel luogo e quei confronti. Ma la nostra analisi del mondo chiede relazioni con tutte le forze antagoniste, altrimenti non si spiegherebbe lo sforzo per la costruzione del Gue in Europa. Lanalisi dei processi di globalizzazione che segna tutta la vita politica di Rifondazione comunista, ci costringe anche a criticare lingresso della Cina nel Wto. Senza un confronto leale ed aperto, proprio con coloro che sul piano simbolico consideriamo più vicini, è difficile pensare che una sfida così impegnativa possa risultare credibile.
*Elettra Deiana
*La discussione sulle questioni internazionali, quanto mai necessaria e urgente sia sul piano politico più immediato sia su quello della ricerca relativa alla rifondazione comunista, sconta ritardi e reticenze che come partito abbiamo accumulato nellaffrontare nodi e contraddizioni della storia del movimento operaio nel Novecento. In particolare le vicende relative ai cosiddetti sociali reali. E una discussione, questa, che richiede comunque fin da oggi la definizione col voto di un orientamento preciso su alcune questioni. Parlo, per fare degli esempi, della guerra in Cecenia, che non ha visto il nostro partito impegnato, come sarebbe stato necessario, nella denuncia dellaggressione militare fatta dalla Russia per risolvere i rapporti con quella popolazione; parlo del rapporto di guerra pace e della necessità che Rifondazione comunista concorra, con determinazione teorica, passione ed efficacia politica, allaffermazione della pace come principio costituente di una nuova idea di società e di relazioni mondiali; come base per laffermazione, di principio e pratica, di ogni altro diritto. Questa discussione ha anche bisogno di un preciso percorso di approfondimento su molti aspetti. Sulla Cina, per esempio, sia per limportanza che un Paese di una tale dimensione e di una tale storia riveste sul piano obiettivo, sia per la valenza fortemente simbolica di quel Paese e di quella storia agli occhi di chi intende riproporre nel Prc una serie di paradigmi a mio giudizio obsoleti e perniciosi - tipo "il campo socialista" - ma anche agli occhi di chi quei paradigmi rifiuta. Concordo col documento della segreteria per limpianto di fondo relativo alla globalizzazione: capitale globale che soggioga fino alle estreme conseguenze la natura, controlla fino alle fonti genetiche la vita, riducendo queste ultime a brevetto e riproducibilità tecnologica. Un nuovo gigantesco processo di "recinzioni" globali, che rappresenta un salto di paradigma e di cui vanno anche radicalmente indagate e agite politicamente le nuove gerarchie tra i popoli, le classi, i generi, le zone del mondo, i poteri.
*Marco Ferrando
*E significativo che le due posizioni a confronto nella maggioranza dirigente del Prc, pur così diverse per categorie danalisi e richiami culturali, convergano sostanzialmente sul terreno programmatico attorno ad una proposta di "riforma sociale e istituzionale del mondo in chiave antiliberista". Una proposta che invoca il "realismo" in contrapposizione ad una prospettiva rivoluzionaria socialista giudicata velleitaria ed utopica. Disgraziatamente la realtà mi pare capovolta, le proposte di "riforma dellOnu", "democratizzazione del Wto", "Europa sociale", "governi progressisti antiliberisti", mi paiono quanto di più utopico si possa immaginare, tanto più a fronte di una svolta depoca segnata dalla crisi capitalistica e dal crollo dellUrss (preparato e gestito dalla casta burocratica che la dominava). In realtà non cè soluzione progressiva, tanto più oggi, delle grandi e drammatiche questioni sociali e ambientali dellumanità fuori da una prospettiva di rottura anticapitalistica e di alternativa socialista sul piano mondiale. Il realismo è più che mai rivoluzionario. E vero che crollo dellUrss e sconfitte operaie degli anni 80 e 90 hanno segnato una vittoria del capitalismo di ampia portata. Ma è vera anche laltra faccia della medaglia: lespressione abnorme del lavoro salariato nel mondo; lassenza di spazi redistributivi (come negli anni 50 e 60) che possono dare una base materiale di consenso sociale alle politiche capitaliste; laccumulo di condizioni potenziali di grandi esplosioni sociali e di classe nei paesi imperialisti, nei paesi dipendenti, nellEst europeo. Drammatica è semmai larretratezza della coscienza politica delle larghe masse: da qui limportanza essenziale della costruzione di partiti comunisti e di unInternazionale comunista rivoluzionaria che possano lavorare controcorrente a colmare il divario grande tra arretratezza della coscienza e attualità del socialismo e costruirsi come nuova direzione del movimento operaio internazionale. Certo, unInternazionale rivoluzionaria non può essere "proclamata", va costruita in una situazione complessa e di enormi difficoltà. Ma questa idea, connaturata da sempre al programma stesso del comunismo, va rilanciata con forza e assunta dal nostro partito come terreno di lavoro e raggruppamento nel mondo di tutte le forze dellavanguardia operaia e comunista che, quale che sia la loro provenienza, vogliono rompere definitivamente con le illusioni del riformismo e con la tradizione dello stalinismo. Questo è il sesso, aperto e innovativo, di un lavoro di ricostruzione della IV Internazionale.
*Alfonso Gianni
*Sono daccordo con Mantovani nel considerare centrale lanalisi del processo di globalizzazione. E precisamente questa che ci dà la dimensione del nuovo capitalismo. Naturalmente su questi temi cè un dibattito internazionale in corso che non può essere risolto in quattro battute. Noi abbiamo il dovere di partecipare a questa ricerca che è parte determinante della rifondazione comunista. Per farlo abbiamo bisogno di partire da unipotesi definita e metterla alla prova. Parto quindi dalla convinzione che la globalizzazione sia un fenomeno complessivamente nuovo e non riconducibile ai vecchi processi di internazionalizzazione del capitale. In estrema sintesi sono tre gli elementi distintivi e cruciali: 1) un processo di integrazione produttiva senza precedenti, che ha modificato la geografia interna alle imprese e che avviene in connessione con una trasformazione dellorganizzazione del lavoro, cioè il passaggio al postfordismo. E questo lelemento nuovo a cui guardare, per dimensioni e qualità, non tanto al volume dei commerci internazionali che di per sé non costituiscono una novità decisiva. Questo comporta un ampliamento del lavoro dipendente nel mondo, e quindi la necessità di una lettura di classe delle contraddizioni sociali. Si avvera quanto Marx diceva, già nella *Ideologia tedesca* sulla dimensione universale del proletariato e dei processi rivoluzionari; 2) la crisi degli stati nazione, che non significa sparizione, anzi moltiplicazione che però comporta un cambiamento di ruolo. Vi è uno svuotamento di poteri dallalto, ad opera dei nuovi organi ademocratici di governo delleconomia; dal basso per la prevalenza delle aree omogenee di business. Tramonta la stato imprenditore, emerge quello di allocatore degli investimenti diretti esteri (Ide). Cambia il ruolo della guerra, che diventa la dimensione della politica con cui la potenza statuale che ha imposto la sua egemonia, quella degli Usa, regola conflitti e rapporti nel mondo, secondo una logica di tipo imperiale; 3) un cambiamento rilevante nel processo di accumulazione del capitale. Ciò che prima stava a fianco di questo processo, e riguardava la riproduzione della forza lavoro, oggi entra direttamente nellaccumulazione capitalistica, mi riferisco allinformazione, alla natura, al tempo della vita delle persone, alla materia inerte, ai principi materiali della vita vegetale, animale e umana. Lindividuazione dei soggetti potenzialmente portatori di unalternativa va quindi individuata alla luce della loro contrapposizione a questi grandi fenomeni, e su questo principio, senza alcuna volontà di esclusione e pretese egemoniche, vanno anche regolati i nostri rapporti internazionali. |