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Direzione nazionale 1 ottobre 2026
Roberto Villani
Compagne e compagni,
le divergenze che stiamo vivendo in questa Direzione non sono una novità di stasera. È una discussione che si ripropone da mesi in ogni Comitato Politico Federale, Nazionale e di direzione, ma anche nel dibattito quotidiano. Un confronto che non è stato risolto, visto il rifiuto della consultazione interna richiesta da oltre 2200 compagni e che ormai sta arrivando a un punto di non ritorno.
Lo dico con grande franchezza
nonostante l'ottimismo mostrato nell'introduzione di stasera, e in alcuni interventi, a mio avviso la linea della segreteria di Maurizio Acerbo sta portando il partito in un vicolo cieco politico.
Inseguire da mesi la ricerca di accordi con il Partito Democratico ci sta rendendo ridicoli e sta impoverendo la nostra identità. L'ossessione per il "campo largo" ci sta portando alla trasformazione in una sorta di clone di AVS.
Sul piano nazionale, la finta svolta a sinistra dei democratici si è già sciolta.
In una fase davvero pericolosa in cui USA, per contrastare la nascita di un mondo multiplare, rischiano di scatenare un'escalation da guerra globale, il PD difende l'economia di guerra, sostiene l'invio di armi all'Ucraina, e si piega ai diktat della NATO e di un Unione Europea sempre più bellicista.
Sul terreno economico, al di là di alcune finte e tardive aperture alla istanze del sindacato e della sinistra, il PD non ha mai davvero messo in discussione le riforme che hanno massacrato il lavoro nell'ultimo decennio. Col salario minimo o il jobs act usati solo a livello mediatico mentre c'è il totale rifiuto di tassare i grandi patrimoni o gli extraprofitti.
Noi proponiamo cose chiare come la legge sull'1% equo e un salario minimo indicizzato e loro scelgono la compatibilità con i mercati.
In Parlamento abbiamo visto il conformismo più totale: in questo momento cercano una sintesi ma ad oggi non hanno votato contro il "disegno di legge sull'antisemitismo" delle destre, uno strumento nato per criminalizzare il dissenso di chi scende in piazza per il popolo palestinese. Scelte gravi prese per non creare dissidi interni, ma anche per favorire l'apertura a Matteo Renzi e Carlo Calenda.
Per non parlare della linea di governo del PD nei territori, e faccio l'esempio di Gualtieri a Roma, con l'inceneritore, gli sgomberi, le politiche che favoriscono i costruttori e la speculazione edilizia
Di fronte a questa situazioni, penso che il tatticismo della segreteria ci rende deboli: siamo pronti a rinunciare al nostro simbolo pur di elemosinare qualche candidatura individuale in liste altrui.
Tra l'altro con questa rincorsa al centrosinistra stiamo facendo un regalo enorme alla destra di Vannacci che porta avanti parole d'ordine precise: stop all'invio di armi e riapertura dei canali con la Russia. Se la sinistra o i 5S scompaiono dentro il campo largo a guida PD, la destra rischia di diventare l'unica voce percepita come contraria alla guerra.
Questo messaggio raccoglie un consenso fortissimo proprio tra i lavoratori, i precari e le classi più disagiate, che pagano i costi dei conflitti sui propri salari. Non possiamo permettere che la destra si travesta da forza di pace per colpa della nostra subalternità.
In Italia c'è un vuoto drammatico. I dati del Viminale e dell'Istat dicono che l'astensionismo è sopra il 40%, con l'affluenza sotto il 45% alle regionali. Ma il dato più politico è che la fuga dalle urne si concentra proprio tra i ceti a basso reddito e nelle periferie. Chi non vota più sono i lavoratori e i disoccupati, perché non vedono differenze tra questa destra e il centrosinistra. Il nostro dovere non è mendicare un posto dove non ci vogliono, ma dare rappresentanza a questo blocco sociale escluso, costruendo subito una coalizione alternativa, autonoma e di classe.
Come compagni del Documento 2 consideriamo la costruzione dell'unità della sinistra di alternativa una necessità vitale e immediata. E vogliamo che sia chiaro a tutta questa Direzione che continueremo questo percorso indipendentemente, dalle esitazioni e dall'immobilismo della segreteria nazionale. Lavoreremo nei territori, nei conflitti e nelle piazze per aprire un confronto serio e paritario con altre forze politiche della sinistra di alternativa, ma anche quelle sociali come i movimenti per la casa, i comitati territoriali, il sindacalismo conflittuale.
Tanti compagni del documento uno nei territori iniziano a manifestare insofferenza per la linea intrapresa e a digerire male le contraddizioni legate a certe alleanze. Chiedo a questi compagni di far sentire la propria voce con coraggio, perché il momento di cambiare strada è ora. Chi invece preferisce continuare con questa liquidazione politica si assumerà la responsabilità del proprio isolamento dal conflitto reale.
So già che nelle conclusioni il Segretario difenderà la sua linea senza fare sintesi. Ma se questo progetto subalterno della maggioranza fallirà definitivamente, la segreteria dovrà assumersene la totale responsabilità politica fino alla conseguenza delle dimissioni
Ma i giochi non sono ancora fatti e spero si possa ancora, insieme, cambiare direzione e ridare dignità, indipendenza e una prospettiva di classe a Rifondazione Comunista. Facciamolo
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