Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista con 15 euro al mese. Compila questo modulo SEPA/RID online. Grazie

Direzione nazionale 1 ottobre 2026

Alberto Deambrogio

La pessima legge elettorale che sta ultimando il suo iter parlamentare merita una critica radicale e ogni possibile azione politico sociale volta al suo contrasto. Nel riconoscere tale gravità occorre ricordare che essa è l'ultima fase di un climax ascendente e negativo iniziato più di trenta anni fa non certo ad opera di chi la propone oggi, bensì di forze e personaggi del cosiddetto campo progressista. Una mossa fatta, ricordiamolo bene oggi che tutto ciò sta riuscendo, per eliminare nel medio periodo qualsiasi voce alternativa e dissonante rispetto all'alternanza dentro il perimetro liberista. In effetti non è questa legge elettorale, che da tempo si poteva intuire come inficiata da logiche maggioritarie e antidemocratiche, ad annullare la bontà della richiesta di consultazione nel Partito, che in effetti riguardava e riguarda una scelta politica ed elettorale di fondo.
La campagna 1% Equo è alle battute finali e segna un risultato positivo in merito all'obiettivo posto per la raccolta firme, che sta continuando ancora in queste settimane. Ė del tutto evidente però, che essa è sparita da tempo dai radar della discussione pubblica anche perché noi non siamo stati in grado di fare due operazioni precise. In primo luogo di dialettizzare la proposta nei confronti di soggetti come il PD, contrario a misure di questo tipo. Si è preferito il quieto vivere in vista di accordi elettorali, piuttosto che valorizzare una misura connotata socialmente. In secondo luogo non si è effettuato il collegamento con l'esigenza di rilanciare una fiscalità progressiva e un salario decente a iniziare da quello minimo da noi proposto tempo fa, pagato dai padroni e con rivalutazione automatica. Segnalo che nei giorni dell'esasperato caro vita e caro benzina il tema dei salari al palo è diventato di prima grandezza e che molti osservatori attenti sono tornati a parlare di minimi salariali dignitosi a 12 euro l'ora. Se l'obiettivo complessivo, come ha sostenuto lo stesso segretario Acerbo, era quello di sviluppare relazioni e movimento sociale su questo, mi pare che si sia persa una grande occasione.
Infine, ho trovato davvero impressionante la mancanza di reazioni nostre a fronte della recente proposta di Elly Schlein di attivare un patto collaborativo con Meloni per scrivere misure comuni su clima ed energia. Significativamente, qualcosa di inguardabile sia nel merito, per cui ormai è caduta qualsiasi remora critica, sia dal punto di vista simbolico del fronte antifascista che si vuole perseguire. Come è possibile pensare di scrivere misure comuni con chi è negazionista climatico, sostenitore dei fossili e nuclearista? E poi: se sono fascisti e li vogliamo contrastare
come mai si agevola il loro riconoscimento, la loro patente di normalità supposta dialogante?
In un quadro di questo tipo avrei voluto che il PRC avesse almeno colto appieno il posizionamento netto dei Cinque Stelle contro la guerra. Certo, esso è frutto anche delle dinamiche delle primarie entro il campo largo e non si sa dove finirà, ma intanto è stato espresso e avrebbe avuto bisogno non solo di un apprezzamento esplicito da parte nostra, ma anche di un rilancio verso altre forze politiche e sociali in grado di rispondere al discrimine semplice del no alla guerra e no al liberismo. Invece, ancora una volta, siamo stati e continuiamo ad essere spettatori muti, in grado di assistere solo ai tentativi calmieranti di AVS per riportare tutto sui soliti binari. Riflettiamo bene: l'impegno per la pace e contro la guerra sta dentro il nostro documento congressuale. Perché ci ostiniamo a non perseguire gli impegni presi tra di noi?

chiudi - stampa