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Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista con 15 euro al mese. Compila questo modulo SEPA/RID online. Grazie Direzione nazionale 1 ottobre 2026 Giovanna Capelli Non è mio l'approccio che ha ispirato la relazione di Acerbo, né nelle priorità dei temi, né nelle proposte politiche. L'argomento su cui ha insistito Acerbo è la disanima delle contraddizioni che attraversano quello che si chiama il campo largo; di tali contraddizioni dà un quadro di sostanziale soluzione in avanti, avendo lo sguardo rivolto prevalentemente al PD, alla Schlein della quale sottolinea soprattutto gli avanzamenti, le prese di posizioni più nettamente di sinistra, sottacendo il peso e le conseguenze per i ceti popolari delle politiche neoliberiste che questo Partito promuove in Parlamento, in Europa, e soprattutto concretizza materialmente nelle Amministrazioni delle grandi città come Milano, Roma, Napoli e al governo delle Regioni. Acerbo sembra voler attutire lo scontro. Come Partito della Rifondazione Comunista siamo immobili, spettatori senza voce di questo conflitto nel centro sinistra, dove non agiamo con forza il nostro protagonismo politico. La nostra azione e la nostra presa di parola come Partito è prevalentemente tesa al raggiungimento della unità e all' allargamento della coalizione. Non si riflette sulla natura e l'origine di queste contraddizioni e sul perché mai proprio ora esse tendano ad acuirsi e a generare conflitti incomponibili dentro le forze politiche del centro sinistra, perchè alludono alla separazione fra centrosinistra e popolo. Quindi non si sviluppa solo uno scontro politicista per arrivare a decidere il candidato premier ma emerge una domanda spiazzante: se questi partiti del centro sinistra , non più di massa e non più dotati di radici interni al corpo sociale possano costruire una risposta capace di rispondere al declino del Paese, alla economia di guerra, all'inflazione, alla precarietà, in sintonia in qualche modo ai movimenti Nopal, alla Flotilla, alle mobilitazioni per gli scioperi generali, agli scioperi e alle occupazioni degli studenti ,alle istanze femministe, alla lotta della GKN, alle molteplici esperienze di opposizione sociale, alla volontà di non andare in guerra o di mandare figli in guerra della maggioranza del paese. La risposta è già data, ed è no Rimane per ora abbandonata a se stessa quella eccedenza sociale di presa di coscienza, di desiderio di cambiamento e di costruzione politica e sociale fuori dalla gabbia bipolare. Rifondazione Comunista avrebbe il compito di non dissipare questa ribellione, (che si manifesta con più forza in Francia, in Spagna) di lavorare per rafforzarla e farla convergere nella costruzione dell'alternativa di società anche in funzione elettorale. Il profilo storico di Rifondazione comunista è quello di fare la differenza nell'analisi, nella prospettiva, nella pratica e ora, da subito di cogliere la grande opportunità di questa nuova fase della crisi dell'unilaterismo a guida USA. Ebbene io non la vedo oggi questa differenza, non perché non ne siamo capaci, ma perché non vogliamo farla. Eppure noi conosciamo limiti e gli errori delle risposte del centro sinistra e di come abbiano giocato per l'avanzare di queste destre In conclusione, in una fase più favorevole che apre spazi e opportunità non solo abbiamo abbandonato la costruzione del terzo polo contro la guerra, ma non alziamo neppure la nostra voce critica su importanti punti politici, a partire dalla legge popolare sulla sanità della CGIL, presentata alla raccolta di firme malgrado il dissenso di vasti settori di movimenti per la salute, alla firma della CGIL insieme a Cisl e UIL per estendere e consolidare il patto di fabbrica. Forse ci chiamano di più nei dibattiti e nelle televisioni, ma a che giova la visibilità di una Rifondazione che non assolve alla funzione per cui si è costituita? |