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Direzione nazionale 7 giugno 2026

Dalle elezioni comunali la richiesta di alternativa 

Il 24 e il 25 maggio si è svolto il primo turno delle elezioni amministrative in un numero molto rilevante  di comuni e città italiane. Il voto ha coinvolto oltre 7,4 milioni di cittadine e cittadini, di cui 6,6 milioni  di elettrici ed elettori, configurandosi così come un passaggio politico di particolare importanza per  misurare gli orientamenti presenti nel Paese. 

Questa tornata elettorale si è collocata a due mesi dal referendum sulla giustizia, che ha segnato la  sconfitta del disegno delle destre volto a esercitare un controllo sulla magistratura, all’interno di un  più generale progetto di restaurazione politica e istituzionale. 

Il risultato del voto nel referendum aveva prodotto un clima di euforia nei partiti del centrosinistra,  interpretandolo come l’avvio di una flessione dei consensi del centrodestra e come la premessa di  una futura vittoria contro le forze di governo. 

Per un giudizio definitivo sarà naturalmente necessario attendere l’esito del secondo turno. Tuttavia,  già ora si può affermare che l’ottimismo del centrosinistra fosse del tutto infondato e abbia mostrato,  ancora una volta, una distanza profonda dal senso comune diffuso tra i giovani, tra ampi settori del  mondo del lavoro e tra i ceti popolari del nostro Paese. 

Non solo quella vittoria annunciata non si è realizzata, ma il centrosinistra ha dovuto registrare  sconfitte particolarmente pesanti, come a Reggio Calabria e a Venezia: nel primo caso perdendo una  città amministrata, nel secondo confermando l’incapacità di scalfire un centrodestra che governa da  anni. 

Un’altra indicazione di grande rilievo è arrivata dal voto giovanile. Contrariamente a quanto il  centrosinistra aveva illusoriamente previsto, le giovani generazioni non lo hanno premiato e il loro  comportamento elettorale non ha confermato le aspettative costruite dopo il voto referendario. 

Nel documento presentato in Cpn il 12 aprile eravamo stati facili profeti: la grande partecipazione e il  forte protagonismo giovanile nel referendum, in particolare quello della cosiddetta “generazione di  Gaza”, nascevano dalla possibilità di esprimersi su una scelta chiara e netta in difesa della  Costituzione, percepita come l’ultimo argine contro la guerra, la precarietà e la demolizione dei diritti.  Le elezioni amministrative hanno invece presentato un quadro molto diverso, nel quale le differenze  tra i due schieramenti risultano spesso evanescenti. In particolare, sui temi della guerra, della  precarietà e della distruzione dei diritti del lavoro e del welfare, le responsabilità del centrosinistra  non appaiono inferiori a quelle del centrodestra. 

Non è dunque un caso che quell’abbaglio sia stato smentito dai fatti. Non solo il recupero annunciato  non si è verificato, ma è cresciuto l’astensionismo e a mancare all’appello sono state proprio quote  importanti dell’elettorato giovanile. 

Il Prc ha partecipato alla competizione elettorale con modalità e risultati differenti in situazioni  diverse. Dall’analisi dei risultati ottenuti emergono alcune conclusioni politiche di fondo: 

  1. Dove il nostro partito si è presentato all’interno di coalizioni di centrosinistra, i risultati sono stati  pesantemente negativi: la media si colloca attorno all’1%. 
  2. Dove ci siamo presentati in alternativa ai poli esistenti, la media dei voti è stata più che tripla e si  registrano diverse situazioni in cui le liste hanno superato il 4%, il 5% e, in alcuni casi, anche il 6% dei  consensi.
  3. Dove abbiamo applicato un criterio simile a quello indicato dall’esperienza di France Insoumise — che ha costruito l’unità della sinistra attorno alla propria leadership e solo dopo aver acquisito un  peso determinante ha dato vita a coalizioni di centrosinistra — abbiamo ottenuto risultati molto  positivi. A Molfetta e Mortara, con un nostro candidato sindaco alla guida delle coalizioni, siamo  risultati il primo partito e, nel caso di Molfetta, abbiamo portato la coalizione al ballottaggio  superando il centrodestra. 

Ne esce smentita la narrazione che ha attraversato il dibattito congressuale, secondo cui nel  centrosinistra o nel cosiddetto “campo largo” il Prc sarebbe finalmente tornato a eleggere. I fatti  mostrano esattamente il contrario: si può eleggere e crescere fuori dal centrosinistra, come aveva già  segnalato il significativo risultato ottenuto a Firenze, la cui lezione è stata colpevolmente rimossa dal  dibattito nel partito, come del resto l’ottimo risultato toscano, messo immediatamente nel  dimenticatoio. 

Scegliendo di allearsi con il centrosinistra, il Prc taglia i ponti con quelle aree sociali che continuano a  riconoscere in Rifondazione una possibile alterità rispetto ai partiti di sistema e rinuncia a interloquire  con quelle fasce, soprattutto giovanili, che si sono mobilitate contro la guerra e contro il genocidio del  popolo palestinese. Così facendo, proprio nel momento in cui si moltiplicano le domande di  

alternativa, in cui l’economia di guerra inizia a produrre disastri sociali Rifondazione rischia di  rinunciare al proprio ruolo storico di connettore politico e sociale delle forze disponibili a costruire  un’alternativa ai poli esistenti. 

La costruzione di un’ampia coalizione popolare contro la guerra, il riarmo, il taglio della spesa sociale  e le politiche neoliberiste, in difesa della Costituzione contro l’involuzione autoritaria e dell’unità del  Paese corrisponde alle aspettative di ampi settori sociali — giovani, donne, lavoratrici, lavoratori e  ceti popolari — che da molti anni non trovano rappresentanza effettiva negli schieramenti che hanno  governato negli ultimi anni. 

Per questo, il compito che abbiamo di fronte non può essere quello di ripercorrere strade da cui siamo  usciti sconfitti nel passato riproponendo la subalternità a schieramenti che hanno ampiamente  dimostrato di condividere il neoliberismo e la guerra. Al contrario, occorre lavorare alla costruzione di  una coalizione popolare larga, radicata socialmente, autonoma dai poli esistenti, capace di unire  soggetti politici, movimenti, associazioni, esperienze civiche e conflitto sociale attorno a un  programma di rottura. Un'esperienza da portare avanti nel tempo e con determinazione, per costruire  un punto di riferimento per tutti coloro che credono nella necessità di una reale alternativa di sistema. 

07/06/2026 

Daniela Alessandri, Valeria Allocati, Fabrizio Baggi, Nicola Candido, Giovanna Capelli, Alberto  Deambrogio, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Riccardo Gandini, Stefano  Grondona, Tonia Guerra, Roberta Leoni, Ezio Locatelli, Nando Mainardi, Nicolò Martinelli, Vito  Meloni, Dmitrij Palagi, Antonello Patta, Giulia Pezzella, Tania Poguish, Claudia Rancati, Monica  Sgherri, Roberto Villani.


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