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CPN 8 - 9 ottobre 2026

Gianluca Schiavon

Per questione di ecologia politica, tra noi: è inammissibile, soprattutto in una riunione di CPN, definire il Partito come "nullità politica" per la volontà di non scontentare il campo largo. Ritengo altresì indecorosa la polemica della minoranza congressuale – trasformatasi in falange permanente – nella parte in cui sostiene la esclusione antidemocratica da tutti gli incarichi di compagni del II documento. A queste due illazioni rispondono dati di fatto: una festa nazionale ottimamente riuscita con la presenza di esponenti delle principali organizzazioni del pacifismo e del movimento antimperialista, con i lavoratori interessati dalle principali crisi industriali, con il movimento studentesco e degli insegnanti. Tutt'altro che una ridotta del centrosinistra! Sulla seconda affermazione ricordo, per esempio, che la Federazione di Venezia ha una segreteria metropolitana proporzionale tra mozioni e che ieri, 7 ottobre, è stata approvata la mia proposta del responsabile regionale Ambiente Beni comuni e, dunque, nel Regionale veneto, oltre che di questo compagno, il documento 2 dispone del tesoriere e della presidente del CPR.

Le polemiche non possono distrarci dall'impegno politico contro la deriva, quella sì, antidemocratica dello Stato italiano a partire dal Melonellum. Esso conculca il diritto di voto "libero e uguale" e la par condicio nell'elettorato passivo come definiti dagli artt. 48 e 51 della Costituzione, in primis, attraverso il meccanismo della raccolta delle firme quadruplicate nel numero. Sulla legge elettorale oggi approvata dobbiamo immediatamente costruire la massima mobilitazione, come accaduto oggi con il blocco del ponte dell'Accademia a Venezia, affiancando la battaglia legale dei Giuristi democratici e della Rete per il voto libero e uguale che vedrà il deposito di ricorsi in tutti i distretti di Corte d'appello per introdurre davanti al giudice delle leggi la questione di costituzionalità. L'agitazione va fatta non da soli, ma costruendo movimento e forme di conflitto simili a quelli che hanno portato alla vittoria del NO all'ultimo referendum sulla Magistratura. Dobbiamo esser bravi a rendere noto ai nostri referenti sociali la omogeneità del disegno autoritario delle destre mondiali di cui la riduzione della partecipazione al voto e lo scippo di rappresentanza sono tratti fondamentali. Si vogliono cancellare a settori sociali sempre più ampi compresa un'ampia borghesia proletarizzata i diritti sia sociali, come scuola e casa oggetto di mobilitazione in Francia e Spagna, sia civili, come la partecipazione agli incarichi pubblici.

In questo quadro non si può sottovalutare un'apertura di una parte della socialdemocrazia alla difesa dei diritti come è avvenuto in Spagna, prima, e, ora, in Gran Bretagna dove il premier Burnham dal palco del congresso di Liverpool ha parlato di: controllo pubblico su energia, acqua e alloggi e sistema elettorale proporzionale nella patria del maggioritario a turno unico. La nostra sfida elettorale al campo largo non nel campo largo deve partire dallo scongiurare l'ingresso o la conferma dell'estrema destra al governo come rischia di succedere con Flavio Bolsonaro in Brasile, Benjamin Netanyahu in Israele, Santiago Abascal in Spagna e Marine Le Pen in Francia. Le recenti elezioni del land di Berlino hanno portato die Linke primo partito e lì il nostro Partito fratello non si sta sottraendo dalla possibilità del governo con la SPD, lo stesso partito che, a livello federale, governa con il partito del rigore neoliberista del cancelliere Merz.

Se questo è il quadro, l'accordo elettorale alle elezioni politiche con il centro sinistra non può che partire dalla presentazione del nostro simbolo. Per costruire un'alternativa credibile il centrosinistra deve accettare di avere alla sua sinistra una forza come la nostra che non vuole partecipare a una coalizione di governo che si caratterizzi per atlantismo, riarmo e politiche compatibili all'austerità contro lo stato sociale. Dobbiamo, quindi, tenerci distante dalla torsione politicista impressa dal tema candidato-premier e primarie anche astenendoci dal tifo per Conte.

Non so se questi compiti sono compatibili con una supposta "purezza" richiesta da una dirigente della minoranza: osservo che una purezza sovente apprezzabile è quella del vino prodotto dal 100% dello stesso vitigno, mentre questo partito per provare a rifondare il comunismo ha bisogno di mischiare diverse culture. Restano, comunque, altri partiti comunisti in purezza: quelli che mandano i loro militanti alle manifestazioni pacifiste con le bandiere iraniane. Non siamo noi, per fortuna.

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