Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista con 15 euro al mese. Compila questo modulo SEPA/RID online. Grazie

CPN 8 - 9 ottobre 2026

Massimiliano Rossini

Voglio iniziare in questo Comitato Politico Nazionale da tre verità chiare che dovrebbero vederci tutti d'accordo.
In questo Comitato Politico Nazionale, l'economia di guerra ormai sta prosciugando le risorse per la sanità, la scuola, i salari; ma è anche chiaro a tutti, in questo Comitato Politico Nazionale, che Rifondazione Comunista è contro la guerra e il riarmo. La pace è nel nostro DNA.
Poi c'è la terza verità, che ce la dicono purtroppo i sondaggi: Rifondazione Comunista nei sondaggi rimane inchiodata allo 0,5%. E allora la domanda che tutti noi, dirigenti di questo partito, qui in questo Comitato Politico Nazionale abbiamo il dovere di farci è: perché? Perché, nonostante oltre il 60% degli italiani sia contro il riarmo e la guerra, nonostante tutte le forze politiche che si schierano in maniera chiara ed inequivocabile contro il riarmo crescano nei sondaggi — perfino Potere al Popolo arriva allo 0,9% — noi no?
Quindi il problema che dobbiamo porci non è se stare o no con il campo largo o con il Partito Democratico, ma dove e in che modo deve stare Rifondazione Comunista: uno, per aumentare i suoi consensi elettorali, ma anche per poter incidere nelle scelte politiche future e contro il bellicismo.
La maggioranza di questo Comitato Politico Nazionale — e sottolineo, la maggioranza di questo Comitato Politico Nazionale, visto che non si è voluta fare una consultazione democratica tra gli iscritti, quindi soltanto la maggioranza del Comitato Politico Nazionale, con 89 voti favorevoli e 80 voti contrari — ritiene prioritario costruire un fronte costituzionalista. Mi sembra ovvio che poi questo fronte costituzionalista sia anche democratico e antifascista, ci mancherebbe altro. E che, per certi versi, questo potrebbe essere anche l'inizio di una costruzione vera di un'alternativa pacifista alle destre guerrafondaie che oggi governano il mondo.
Ma cari compagni, mi riferisco a voi, agli 89 compagni che hanno votato il documento: vi siete dimenticati di aggiungere, in questa proposta politica e del fronte costituzionale, la dicitura "fuori la guerra dalla storia, per un'alternativa", che non è solo lo slogan di Lidia Menapace, ma sono le prime righe del documento 1 del congresso. Forse, e dico forse, non si è inserita questa dicitura per non creare divisioni nel campo largo, per dare l'idea di una forza politica affidabile dentro le istituzioni. Ed è qua, in questa proposta politica stravolta dal congresso, che vanno analizzate e ricercate le ragioni di uno 0,5% di consensi che non cresce; e soprattutto è il motivo per cui questa proposta non è sufficiente a riaccendere la base del nostro partito, ma anche a riaccendere i conflitti nella nostra società.
Vedete, quando ci candidiamo noi, che abbiamo nel nostro DNA la pace, alla costruzione di un fronte in difesa della Costituzione, non siamo credibili se non aggiungiamo con forza la parola, in forma maiuscola, PACIFISTA. Rischiamo di mutilare la Costituzione dall'articolo 11 e di fare una proposta politica incapace di aumentare il consenso, anzi, una proposta politica annacquata che non viene presa in considerazione da nessuno. Dovremmo essere noi, invece, la guida naturale di questa maggioranza pacifista che c'è nel Paese. E invece siamo bloccati, fermi allo 0,5%, e del tutto invisibili. Una proposta politica, quindi, sbagliata e inopportuna.
Ma come si fa, chiedo, in un mondo di guerre, a fare una proposta politica senza vincoli pregiudiziali contro l'invio delle armi e contro il riarmo?
Quindi il problema non è se stare o no nel campo largo, ma cosa deve fare un partito comunista e cosa deve dire non solo per aumentare i consensi elettorali, ma anche per incidere contro la guerra e contro il riarmo e creare questa alternativa pacifista necessaria . E non si può più accettare, compagne e compagni, l'idea narrante, le false ragioni di chi ci dice: se si dissente, se si prendono le distanze non dal PD, ma da tutte quelle scelte politiche belliciste che sono anche dentro il campo largo, allora si fa il gioco delle destre; mentre se si rimane in silenzio, in disparte, difendendo scelte moderate sulla pace, allora sì che si è antifascisti e si battono le destre. E io vi dico invece, cari compagni e compagne: se la Meloni dovesse rivincere le elezioni, una delle ragioni principali non sarà soltanto colpa della nuova legge elettorale, ma sarà la linea del Partito Democratico sull'Ucraina e sul riarmo. L'esempio ci viene dato dagli stessi giovani del Partito Democratico che hanno gridato ai loro dirigenti nazionali che loro non saranno i soldati delle loro guerre, aprendo così uno scontro terribile dentro il PD e quelle contraddizioni che dovremmo essere capaci noi di creare. Vogliamo essere noi la spinta di un'alternativa pacifista o invece vogliamo essere gli spettatori silenti di un campo largo bellicista? La parola "alternativa", cari compagne e compagni del documento 1, non deve essere vista come un rischio o un isolamento, ma come una grande opportunità in questo momento storico. La nostra sfida è proprio questa: trasformiamo il campo largo in un polo progressista e pacifista, facendo ora esplodere tutte le contraddizioni al suo interno — sulla pace, sul lavoro, sulla scuola, sulla sanità, sul mondo che vogliamo diverso e alternativo a quello delle destre — per orientare questa coalizione verso sinistra e verso un'alternativa alle guerre belliciste della destra. Se non riusciamo però a fare questo, occorre e dobbiamo avere il coraggio di costruirla quest'alternativa pacifista, se non dentro il campo largo, fuori, in un terzo polo, insieme a tutte le forze politiche che nei fatti votano e credono a un mondo di pace e a un'idea diversa di società.
Guardiamo a quello che è successo sul DDL antisemitismo, una legge liberticida, pensata per mettere il bavaglio a chi critica lo Stato di Israele. E come pensiamo noi di condizionare il Partito Democratico oggi, se di fronte a questa scelta, a questa astensione, noi restiamo in silenzio, barattando qualche capolista di qua e di là? Come pensiamo di portare al voto i giovani pro-Pal, quel grande, immenso movimento a favore della Palestina, se non abbiamo la coerenza di incalzare il Partito Democratico a schierarsi contro quel DDL infame?
Quindi: stare nel campo largo con chi e per fare cosa? Questo ancora non ci è chiaro.
Semplicemente per sostenere candidati e programmi lontani da noi e dalle nostre posizioni contro la guerra e il riarmo, rimanere così allo 0,5%, ma assicurarci qualche candidatura? No, non è questo il compito di un partito comunista. Nelle prossime settimane anche in Italia, come del resto in Francia, in Spagna e un po' in tutto il mondo, ci saranno dei movimenti contro la guerra e per il pacifismo. E non solo la manifestazione
della CGIL, a cui già Rifondazione Comunista ha aderito, ma Rifondazione Comunista deve anche appoggiare, aderire e salutare con entusiasmo il 30 ottobre lo sciopero nazionale contro il traffico di armi indetto da USB. E sarà uno sciopero di carattere nazionale, un momento storico importante: saranno operai, lavoratori, lavoratrici, studenti a scioperare contro questa politica del riarmo. Oltre a essere presente, Rifondazione Comunista deve avere il compito e la capacità di unire queste realtà pacifiste, dall'USB insieme a quella della CGIL, passando perfino per i Giovani Democratici. Questo è un progetto politico capace di battere le destre e di costruire quell'alternativa necessaria al Paese per indirizzarlo verso un'economia non di guerra, ma un'economia sociale.
Il Partito della Rifondazione Comunista non è mai stato, e non deve diventare oggi, un partito di nominati, di ceti politici o di eletti. Non possiamo rimanere in silenzio per elemosinare qualche posto in Parlamento! La nostra forza è sempre stata la massa, i movimenti, la partecipazione, la costruzione collettiva dal basso.
Oggi invece dobbiamo dircelo con coraggio e senza ipocrisie: tutto questo viene sistematicamente escluso. Assistiamo alla riduzione di questo Comitato Politico Nazionale a un votificio sterile, a una pura ritualità burocratica esecutiva dove tutto appare già scontato e deciso altrove tra Documento 1 e Documento 2. È una gestione degli organi dirigenti che sta soffocando la vita politica del partito, che taglia fuori i circoli, che abbandona le compagne e i compagni sul territorio, lasciandoli soli senza capire più quale sia la nostra rotta!
Io mi chiedo, e chiedo con forza a questo CPN e alla segreteria del partito: siamo ancora una comunità politica plurale e democratica, o siamo diventati un organismo burocratico che ha paura del confronto reale con la propria base? Perché si ha paura di applicare l'articolo 15 del nostro Statuto? Perché si ha paura di dare la parola agli iscritti con una vera consultazione democratica? E badate bene: la consultazione si fa oggi, sulla linea e sulle scelte strategiche, non a una settimana dal voto per farci ratificare scelte già prese sopra le nostre teste!
Esigo oggi l'applicazione immediata dell'articolo 15 per la consultazione della base e il rispetto rigoroso dell'articolo 73 a tutela della storia e
dell'autonomia del nostro simbolo. Questo non è un atto di ostilità, ma è l'unico modo per rompere la cappa burocratica che paralizza questo CPN, ridare vera sovranità agli iscritti e restituire dignità alla storia di noi comunisti!

chiudi - stampa