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CPN 8 - 9 ottobre 2026

Franco Ferrari

L'ascesa di una destra dai netti caratteri reazionari e antidemocratici che ripresenta elementi del fascismo storico è un fatto globale. Coinvolge paesi con sistemi e storie politiche molto diverse. Certamente in Italia e in Europa esiste una responsabilità riconducibile alle politiche condotte dalle forze di centro-sinistra che hanno accettato di essere subalterne al neoliberismo.
Ma la destra avanza anche in situazioni, come la Spagna di Sanchez o molti paesi dell'America-latina, nelle quali sono state attuate politiche che, pur con contraddizioni e timidezze, hanno difesa gli interessi materiali delle classi lavoratrici e popolari. Spinte verso l'estrema destra si registrano in Giappone, dove il tradizionale partito conservatore di governo assume posizioni apertamente scioviniste e militariste. In India, dove il governo Modi sta cercando di cancellare dalle liste elettorali 120 milioni di elettori "scomodi", e il cui partito ha le proprie origini in un movimento sorto negli anni '20 e concordamento considerato come l'espressione indiana del fascismo storico.
Anche laddove le forze comuniste hanno partecipato al governo in ruoli significativi (Cile, Colombia) la destra vince diventando ancora più aggressiva e conquistando elettori nei settori popolari.
La destra cresce e si radicalizza non solo in Occidente, ma anche in molti paesi del cosiddetto Sud globale, contraddicendo letture manichee e superficiali. Utilizza temi diversi, perché se in Europa cavalca la xenofobia e il razzismo anti-migranti, in Brasile ha fatto leva su altri elementi, come l'ascesa delle adesioni alle chiese evangeliche.
Questa crescita pone un problema a tutte le forze di sinistra. In Italia dove per quindici anni abbiamo perseguito la strategia che oggi la minoranza ci ripropone, non solo non abbiamo contribuito a togliere consensi alla destra, ma al contrario abbiamo visto le nostre forze ridursi ai minimi termini.
La realtà ci mostra che fino ad oggi le forze di sinistra, sia quelle moderate che quelle alternative e radicali, non hanno ancora trovato la chiave per costruire una controffensiva che si misuri pienamente sia nella dimensione strettamente politico-elettorale che in quella sociale, come in quella, in senso lato, ideologica.
In questa fase è necessario anche condurre battaglie difensive, difendere trincee o (se posso dirlo da parmigiano) costruire barricate. Sono la condizione necessaria per riaprire la strada della costruzione dell'alternativa che le molteplici crisi del capitalismo rendono indispensabile. E' sbagliato contrapporre l'azione politica e sociale contro il fascismo a quella contro la guerra. Sono due facce strettamente connesse della crisi di egemonia del capitalismo neoliberista, finanziarizzato e globalizzato.
E' vero che oggi i due fronti non coincidono. E le differenze attraversano anche settori della stessa sinistra radicale che hanno sulla guerra posizioni che noi consideriamo, giustamente, più arretrate anche di quelle sulle quali si discute nel campo largo. Ma proprio per questo il nostro compito politico è portare a far coincidere i due fronti non contrapporli.
La prospettiva che noi indichiamo è oggi largamente condivisa dalla stragrande maggioranza delle forze comuniste e alternative attive nel mondo, anche se ovviamente ognuna di esse cerca di declinarla tenendo conto delle specificità nazionale. Tutte si spongono il problema di ampie alleanze politiche e sociali, anche quando questo significa interloquire con forze di cui per anni si sono combattute le politiche. Sulla linea che propone la nostra minoranza interna si ritrovano, al più, correnti marginali e settarie dell'estrema sinistra.
In concreto, con le elezioni italiane del 2027, bisognerà rispondere se accettare altri cinque anni di governo Meloni, oppure se cacciare questo governo. Io penso che noi dobbiamo dire con la massima e inequivocabile chiarezza che noi siamo per cacciare questo governo e che tutta la nostra azione politica ha presente quell'obbiettivo, anche se non si esaurisce in esso.
Avendo la consapevolezza che questa legge elettorale, di cui denunciamo la natura truffaldina e anticostituzionale, ci consegna però la responsabilità di potere essere determinanti sul suo esito. Se dopo vent'anni che siamo fuori dal parlamento, i comunisti, in Italia, fossero determinanti per la sconfitta del primo governo europeo a direzione neofascista, penso che avremo tutte le ragioni per esserne contenti.

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