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CPN 8 - 9 ottobre 2026

Fiorenzo Fasoli

Di certo la questione elettorale riveste il carattere di priorità ed ha bisogno della più grande mobilitazione.

Siamo di fronte ad un golpe istituzionale con un premio di maggioranza al 42%, capilista bloccati non eletti, numero di firme impossibile da raggiungere per chi non è presente in parlamento. Si crea così una "casta istituzionale" per cui "chi è dentro è dentro e chi è fuori è fuori". La legge viene approvata nell'imminenza della scadenza per rendere difficile anche l'intervento della Corte Costituzionale. E' un chiaro intervento contro la democrazia. Il voto non è più uguale e la governabilità viene prima della rappresentanza e della partecipazione.

Si blinda il sistema bipolare e si condanna più del 50% del corpo elettorale all'astensione.

E' una scelta grave, contro cui dobbiamo sviluppare tutta la nostra opposizione, ma non è l'unica questione rilevante sul tappeto.

C'è la guerra che avanza e l'equilibrio mondiale fino ad ora imposto scricchiola.

Gli Stati Uniti e l'Occidente che vedono il loro predominio messo in discussione reagiscono con la guerra, l'aggressione e la politica del riarmo.

Ci sono poi le questioni ambientali con il surriscaldamento del pianeta avvolto in un assordante silenzio e c'è il ritorno al nucleare piuttosto che la fuoriuscita dal fossile.

Le politiche liberiste e la guerra travolgono le questioni sociali.

Così il costo della vita erode salari, pensioni ed i redditi dei ceti sociali meno abbienti.

Non c'è contrasto alla precarietà ed allo smantellamento dello stato sociale, fino alla questione abitativa amplificata dal saccheggio delle città ad opera della speculazione immobiliare e finanziaria.

L'impegno contro la riforma elettorale non può essere estraneo alla mobilitazione ed alla lotta contro la guerra ed il liberismo, all'attenzione per le questioni sociali ed ambientali.

Serve quindi la costruzione di una proposta politica esterna al sistema bipolare da costruire assieme a tutti i soggetti interessati, persone singole, comitati, movimenti, forze politiche che diventi l'obiettivo prioritario di questo momento politico per rispondere alla domanda di alternativa che emerge dalla società.

Occorre evitare una scelta, quella del campo largo, che condannerebbe il nostro partito alla subalternità e all'irrilevanza come è avvenuto in Veneto con le elezioni regionali ed a Venezia nelle elezioni comunali.

Costruire l'alternativa significa il lavoro e l'impegno contro la guerra, il genocidio, il riarmo ed a sostegno delle lotte sociali ed ambientali.

E' necessaria quindi la mobilitazione contro la legge elettorale e dobbiamo rilanciare la raccolta firme sulla proposta di legge dell'1% equo portando nelle piazze quella battaglia che fino ad ora è cresciuta principalmente nella rete.

Dobbiamo riprendere la battaglia per il salario minimo a 12 euro l'ora superando l'obiettivo di 9 euro l'ora che era presente nelle proposte di legge di 8 anni fa.

Davanti a questioni di questa natura, rinchiuderci nel campo largo significa perdere la nostra caratterizzazione e funzione politica.

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