Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista
con 15 euro al mese. Compila questo
modulo SEPA/RID online. Grazie
CPN 8 - 9 ottobre 2026
Alberto Deambrogio
Dall'ultima Direzione Nazionale ho potuto riflettere su un passaggio dell'intervento di Ramon Mantovani, un compagno sempre da ascoltare attentamente, che mi ha davvero impressionato. In sintesi: noi saremmo in grado, attraverso l'accordo con il campo largo, di attrarre voti sia sul versante sensibile all'antifascismo, sia su quello della disillusione e del contrasto alla guerra che vedrebbe in noi un baluardo credibile da questo punto di vista. Ecco, io credo che la politica possa essere l'arte del possibile, ma non dell'incredibile. Una Rifondazione Comunista, in netta crisi di profilo e proposta politica, ridotta numericamente, sarebbe oggi magicamente in grado di risolvere a positivo la legge del pendolo di bertinottiana memoria; qualcosa di mai visto in più di trenta anni di legge maggioritaria, a proposito di radici lontane del disastro antidemocratico odierno. Questo fatto è però rilevante perché, ancora una volta, segnala l'assoluta insensibilità verso qualsiasi critica di merito riferita a quelli che si vorrebbero come alleati. Una scelta non casuale e resiliente, cioè adattativa sino al silenzio imbarazzante riferito alla proposta di patto Schlein Meloni su clima ed energia. Ė e sarà così perché il non disturbare il manovratore è uno, certo rilevante, dei prezzi da pagare per potere essere parte dell'alleanza. Non importano i livelli di contraddizione estremi, così come non conterà la nostra eventuale voce domani, magari con qualche eletto come attaché in liste altrui su cui vigerà la deterrenza assoluta della coalizione; altro che autonomia!
Se da queste miserie solleviamo lo sguardo vediamo che ciò che sta succedendo in Europa, dalla Francia alla Spagna e oltre è assolutamente interessante e dovrebbe interrogarci profondamente, in modo particolare quando sono le giovani generazioni che mettono mano al groviglio del loro futuro. Una cosa appare chiara qualsiasi ipotesi di cambiamento reale, di alternativa, non vive senza un movimento che la sorregga e la sorvegli. Chi ha cuore quest'ultima ipotesi (e noi tutte e tutti dovremmo essere tra quest@), anche come assicurazione contro il ritorno perenne del liberismo antisociale, disperante, preparatorio di nuove ondate populiste e autoritarie, dovrebbe prendere spunto da ciò che sta succedendo altrove. Situazioni articolate, certo, ma insorgenze diffuse che non sono casuali. In un contesto asfissiante segnato da guerra, riarmo, austerità, declino del legame sociale, disastro ambientale, qualcuno sta provando a dire che quello non è un destino. Sempre, e anche nell'Italia del '69 operaio fu così, c'è bisogno di qualcuno che dica che il re è nudo, ma l'innesco del movimento deve avvenire su una preparazione a cui noi dovremmo dedicarci con
energia. Proprio perché non intendiamo ricadere nel giorno della marmotta liberista, dobbiamo impegnarci per costruire un movimento popolare contro guerra, riarmo e liberismo, che veda protagonist@ dirette le persone che si sono attivate per il referendum giustizia dopo avere riempito le piazze contro il genocidio palestinese. Va ricostituito un circuito fiduciario durevole. Le elezioni prossime non vanno eluse, ma va esercitato parimenti un ruolo politico capace di agire sui posizionamenti contro la guerra come quello dei M5S, in modo da farli diventare davvero centrali nelle scelte future. In ogni caso è la crescita del movimento ciò che serve per togliere il dibattito politico da ogni dimensione autoreferenziale, solipsista, politicista. Vorrei davvero, ad un certo punto, poter dire, con Melenchon, che è arrivato il momento in cui è la politica che viene recuperata dal movimento. Vorrei che noi, che dovremmo avere a cuore la rifondazione comunista, fossimo messi nelle stesse condizioni delle militanti e dei militanti della France Insoumise, che sin dagli scorsi mesi sono stati coinvolti in un larghissimo dibattito interno su come non si viene irretiti dalle logiche compatibiliste una volta eletti (e loro rischiano pure di vincere...), di come si può pensare lo stato come un terreno di agibilità per la lotta di classe e non solo come matrice sempre più autoritaria di scelte antipopolari. Davvero un abisso tra noi e loro, visto che per quanto ci riguarda è stata persino negata la possibilità per la nostra comunità di decidere democraticamente come andare alle elezioni.