| CPN 8 - 9 ottobre 2026 - Documento respinto Fuori dalle compatibilità del sistema di guerra. Per un'alternativa di pace e giustizia sociale La barbarie della guerra nel mondo Il mondo si trova ormai in uno stato di guerra permanente, una vera e propria "terza guerra mondiale a pezzi" che si manifesta in modo brutale attraverso conflitti regionali sempre più devastanti. Il genocidio perpetrato a Gaza per mano del governo israeliano — protetto e sostenuto dalla complicità delle élite occidentali — rappresenta l'esempio più drammatico e doloroso, ma purtroppo non l'unico, di questa tragica realtà quotidiana. In Ucraina, dopo il sistematico boicottaggio di ogni tentativo di mediazione, assistiamo a un'escalation alimentata dall'impiego di armi offensive sempre più potenti; una strategia che, oltre a moltiplicare sofferenze, morti e distruzioni, rischia di far precipitare l'Europa e l'Italia nell'inferno di un conflitto nucleare, e il pianeta intero in una guerra totale. L'ininterrotta aggressione militare perpetrata da USA e Israele ai danni dell'Iran risponde al preciso disegno strategico di azzerare ogni forma di resistenza e autonomia locale rispetto all'egemonia imperialista in Medio Oriente. In questa logica di potenza, le drammatiche condizioni materiali e i patimenti inflitti a un popolo già storicamente devastato da anni di embargo non trovano alcuno spazio nei calcoli delle cancellerie occidentali. Il contesto occidentale: degrado sociale e crisi democratica All'interno dell'Occidente, tutti i processi avviati dal ciclo neoliberista vengono esasperati e portati a compimento nella loro forma più feroce dall'economia di guerra che fa realizzare enormi profitti a poche multinazionali soprattutto statunitensi e aggrava la devastazione sociale e ambientale. Sono colpiti duramente i salari e i redditi dei ceti popolari lasciati in balia dell'inflazione alimentata dalle ripercussioni dei conflitti sull'energia e sulle materie prime. Nel contempo vengono minati diritti basilari quale quello alla casa, all'istruzione e si intensifica lo smantellamento del welfare sotto i colpi dei tagli e delle privatizzazioni della sanità, del sistema pensionistico e dei beni comuni sempre più consegnati alla finanza internazionale. Questa condizione sta trasformando radicalmente le nostre società in "sistemi di guerra" che permeano e plasmano il complesso delle relazioni sociali, anche laddove non si è ancora coinvolti direttamente nel conflitto armato. In quell'Occidente, che si proclamava portatore della civiltà e della democrazia, assistiamo al divorzio definitivo tra capitalismo e democrazia: viene criminalizzato il dissenso, ristretti gli spazi democratici, alimentato il razzismo, impedito il diritto di manifestare in difesa di diritti fondamentali. Per molti aspetti la guerra combattuta all'esterno si traduce in una riduzione della democrazia e della libertà di informazione sul piano interno. Per un grande movimento contro la guerra e il neoliberismo Per impedire che le forze imperialiste occidentali proseguano sulla via della guerra e della divisione del mondo in blocchi contrapposti, è fondamentale che tali forze vengano contrastate e sconfitte dai popoli occidentali stessi. I paesi del Sud globale, a partire dai BRICS, possono arginare l'imperialismo sul piano geopolitico e militare, ma non hanno il potere di impedire alle élite dominanti dell'Occidente di scatenare la guerra. Risulta quindi decisivo il ruolo di quelle popolazioni, le uniche in grado di contrastare e battere dall'interno l'attitudine guerrafondaia delle proprie classi dirigenti. Per questo motivo è urgente costruire oggi, in Occidente, un'alternativa concreta fondata sul netto rifiuto della guerra e del liberismo. Una scelta che, riallacciandosi alle grandi tradizioni di lotta del movimento operaio e antifascista, sia capace di saldare l'opposizione ai conflitti, all'aumento delle spese militari e alle sanzioni alla Russia – che hanno unicamente prodotto un impoverimento delle condizioni di vita dei popoli europei – con il rilancio dello stato sociale, dei diritti civili, della tutela ambientale, della democrazia contro tutti i fascismi e di un ordine multipolare cooperativo. I segnali che giungono dalla Francia e dalla Spagna sono di straordinaria importanza. Ci indicano quanto profonda sia la frattura sociale prodotta da questo sistema e quanto le condizioni materiali e i diritti sociali siano leve decisive per chi oggi voglia contrastare le politiche antipopolari, togliere spazio alla crescita delle destre e imporre alla politica un'agenda alternativa al neoliberismo e alle spese militari. Il successo della Linke a Berlino conferma come questa sia la strada da seguire Contro il bipolarismo, per la democrazia, per l'alternativa Costruzione di un grande movimento contro la guerra e il riarmo, per l'aumento delle spese sociali, delle protezioni sociali e della riconversione ecologica, in difesa dei redditi colpiti dall'inflazione. È questa la strada per costruire il campo sociale per l'alternativa che manca da molti anni, questo l'indirizzo con cui guardiamo alla prossima scadenza elettorale alla luce di importanti eventi emersi negli ultimi mesi. 1) L'esecutivo ha varato una riforma elettorale concepita per ridurre il sistema politico a una contesa oligarchica, riservata esclusivamente alle forze già rappresentate in Parlamento o alle loro emanazioni. Sarebbe tuttavia riduttivo, come sembra fare il segretario nazionale, interpretare e contrastare questo provvedimento semplicemente come un attacco mirato a Rifondazione Comunista e alla sua volontà di "contribuire a una coalizione". Al di là dell'offensiva contro le formazioni minori del "campo largo", la legge persegue un obiettivo ben più radicale: consolidare definitivamente il bipolarismo, un modello che da oltre trent'anni distrugge la democrazia del nostro Paese, precludendo ogni via d'uscita. 2) Questa legge reazionaria rischia di rendere impossibile l'ipotesi di presentare liste indipendenti rispetto ai due poli principali. Di conseguenza, impone a tutti una riflessione più profonda sulle strategie da adottare per evitare che nel Paese venga cancellata qualsiasi prospettiva di alternativa reale. È indispensabile dotare il nostro partito della strategia e delle scelte organizzative necessarie per affrontare una sfida cruciale, dalla quale dipende la tenuta stessa della democrazia costituzionale in Italia. 3) All'interno del "campo largo" emergono profonde e insanabili contraddizioni su temi centrali come la pace, le spese militari e i provvedimenti repressivi (tra cui il Ddl antisemitismo); tensioni che non potranno trovare una sintesi positiva in quel perimetro politico. Dobbiamo quindi impegnarci a ogni livello per rilanciare e ampliare il movimento contro la guerra e il riarmo, anche per far emergere con sempre maggiore evidenza tali frizioni a cui noi dobbiamo proporre uno sbocco positivo. Tra le posizioni del Movimento 5 Stelle e quelle del PD o di Renzi non sono possibili evoluzioni in senso nettamente contrario al riarmo, alla guerra e al neoliberismo, ma solo compromessi al ribasso o veri e propri arretramenti. 4) La linea politica finora perseguita dal segretario nazionale – finalizzata a inserire a ogni costo Rifondazione Comunista nel "campo largo", senza porre condizioni o pretendere un confronto reale sui nodi programmatici fondamentali e, come emerge oggi, persino rinunciando al simbolo del Prc – ha decretato la sostanziale marginalizzazione del partito dal dibattito pubblico. Non è un caso che, in questo scenario, venga dato come accettabile La necessità di una coalizione alternativa L'alternativa non rappresenta solo una necessità ma, oggi più che mai, una concreta possibilità all'interna di uno scenario storico straordinariamente aperto. Un'apertura che trae linfa dall'inasprirsi delle contraddizioni intrinseche al modello capitalistico, dalla crisi della politica tradizionale e da una diffusa domanda di cambiamento. A ciò si aggiungono la mobilitazione di una nuova generazione contro la guerra e il genocidio, e nuovo impulso delle lotte europee per i diritti. Le nostre iniziative In questo quadro il Comitato politico nazionale impegna il partito a: 1) Partecipare attivamente, su scala nazionale, al rilancio della mobilitazione contro la guerra, il genocidio, il riarmo, l'invio di armi e il regime delle sanzioni. Questa azione deve saldarsi strettamente alla protesta contro il trasferimento dei costi dell'economia di guerra sui ceti popolari, colpiti dal rincaro del costo della vita, dall'erosione del potere d'acquisto di salari e pensioni e dal progressivo smantellamento dello stato sociale. Parallelamente, a livello locale, è necessario mobilitarsi contro la speculazione immobiliare e finanziaria e contro la svendita del patrimonio pubblico alla rendita parassitaria, dinamiche ricorrenti anche nelle amministrazioni cittadine guidate dal centrosinistra. 09.10.2026 Daniela Alessandri, Valeria Allocati, Eveline Amari, Simone Antonioli, Michela Arricale, Fabrizio Baggi, Michela Becchis, Tatiana Bertini, Giovanni Bruno, Nicola Candido, Giovanna Capelli, Silvana Cesani, Nicola Cesaria, Marisa Chiaretta, Roberto Ciccarelli, Monica Coin, Domenico Cosentino, Stefania De Marco, Alberto Deambrogio, Erica Erinaldi, Ilaria Falossi, Fiorenzo Fasoli, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Giovanni Ferretti, Loredana Fraleone, Giada Galletta, Riccardo Gandini, Luca Grasselli, Stefano Grondona, Tonia Guerra, Alessandra Lanzeni, Ezio Locatelli, Massimo Lorusso, Michele Losindaco, Vittore Luccio, Stefano Lugli, Francesco Macario, Nando Mainardi, Nicolò Martinelli, Antonello Manocchio, Maura Mauri, Vito Meloni, Alessandro Modolo, Dmitrij Palagi, Lorenzo Palandri, Dalia Palmerini, Antonello Patta, Luigi Pede, Cadigia Perini, Giulia Pezzella, Tania Poguish, Stefanella Ravazzi, Rosella Satalino, Antonio Satta, Monica Sgherri, Giovanna Ticca, Danielle Vangieri, Roberto Villani
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