CPN 8 - 9 ottobre 2026 - Documento respinto

Fuori dalle compatibilità del sistema di guerra. Per un'alternativa di pace e giustizia sociale

La barbarie della guerra nel mondo

Il mondo si trova ormai in uno stato di guerra permanente, una vera e propria "terza guerra mondiale a pezzi" che si manifesta in modo brutale attraverso conflitti regionali sempre più devastanti. Il genocidio perpetrato a Gaza per mano del governo israeliano — protetto e sostenuto dalla complicità delle élite occidentali — rappresenta l'esempio più drammatico e doloroso, ma purtroppo non l'unico, di questa tragica realtà quotidiana.
La volontà di ripristinare il proprio dominio globale non conosce più limiti. Essa si palesa nel tentativo dell'amministrazione Trump di soffocare la sovranità del Venezuela, spintosi fino al rapimento del presidente Maduro e della sua compagna Cilia Flores: un atto di vero e proprio terrorismo che supera ogni soglia di tollerabilità internazionale. Si manifesta, ancora nella ferocia dell'embargo contro Cuba: una scelta criminale finalizzata a stremare la popolazione per fame, indurla alla rivolta contro il governo e ricreare così le condizioni per riportare l'isola allo status di colonia.

In Ucraina, dopo il sistematico boicottaggio di ogni tentativo di mediazione, assistiamo a un'escalation alimentata dall'impiego di armi offensive sempre più potenti; una strategia che, oltre a moltiplicare sofferenze, morti e distruzioni, rischia di far precipitare l'Europa e l'Italia nell'inferno di un conflitto nucleare, e il pianeta intero in una guerra totale. L'ininterrotta aggressione militare perpetrata da USA e Israele ai danni dell'Iran risponde al preciso disegno strategico di azzerare ogni forma di resistenza e autonomia locale rispetto all'egemonia imperialista in Medio Oriente. In questa logica di potenza, le drammatiche condizioni materiali e i patimenti inflitti a un popolo già storicamente devastato da anni di embargo non trovano alcuno spazio nei calcoli delle cancellerie occidentali.
La barbarie in cui siamo precipitati ha radici precise: è il frutto delle scelte dell'imperialismo statunitense, della Nato e dei Paesi occidentali loro alleati che tentano di fermare il loro declino con la forza delle armi. Usano l'aggressione militare per riaffermare con la violenza il proprio dominio globale e salvaguardare i loro privilegi, tentando di soffocare l'affermarsi di un mondo multipolare fondato sulla cooperazione .e regole condivise Le élites europee sostengono il disegno Usa ignorando i danni devastanti per il nostro continente: la demolizione del tessuto produttivo, causata dalla rottura con i Paesi fornitori di energia e materie prime a prezzi equi; il drenaggio di enormi risorse europee per salvare il dollaro e arricchire la finanza statunitense; la totale dipendenza tecnologica dalle grandi multinazionali Usa. È l'accelerazione del declino del Vecchio Mondo.

Il contesto occidentale: degrado sociale e crisi democratica

All'interno dell'Occidente, tutti i processi avviati dal ciclo neoliberista vengono esasperati e portati a compimento nella loro forma più feroce dall'economia di guerra che fa realizzare enormi profitti a poche multinazionali soprattutto statunitensi e aggrava la devastazione sociale e ambientale. Sono colpiti duramente i salari e i redditi dei ceti popolari lasciati in balia dell'inflazione alimentata dalle ripercussioni dei conflitti sull'energia e sulle materie prime. Nel contempo vengono minati diritti basilari quale quello alla casa, all'istruzione e si intensifica lo smantellamento del welfare sotto i colpi dei tagli e delle privatizzazioni della sanità, del sistema pensionistico e dei beni comuni sempre più consegnati alla finanza internazionale.

Questa condizione sta trasformando radicalmente le nostre società in "sistemi di guerra" che permeano e plasmano il complesso delle relazioni sociali, anche laddove non si è ancora coinvolti direttamente nel conflitto armato. In quell'Occidente, che si proclamava portatore della civiltà e della democrazia, assistiamo al divorzio definitivo tra capitalismo e democrazia: viene criminalizzato il dissenso, ristretti gli spazi democratici, alimentato il razzismo, impedito il diritto di manifestare in difesa di diritti fondamentali. Per molti aspetti la guerra combattuta all'esterno si traduce in una riduzione della democrazia e della libertà di informazione sul piano interno.
Per tutto questo oggi la linea di demarcazione fondamentale divide chi sceglie di stare dalla parte della guerra e del riarmo, e dunque contro i popoli e la democrazia, e chi invece si oppone a tutto questo in nome della pace e dei diritti.

Per un grande movimento contro la guerra e il neoliberismo

Per impedire che le forze imperialiste occidentali proseguano sulla via della guerra e della divisione del mondo in blocchi contrapposti, è fondamentale che tali forze vengano contrastate e sconfitte dai popoli occidentali stessi. I paesi del Sud globale, a partire dai BRICS, possono arginare l'imperialismo sul piano geopolitico e militare, ma non hanno il potere di impedire alle élite dominanti dell'Occidente di scatenare la guerra. Risulta quindi decisivo il ruolo di quelle popolazioni, le uniche in grado di contrastare e battere dall'interno l'attitudine guerrafondaia delle proprie classi dirigenti.

Per questo motivo è urgente costruire oggi, in Occidente, un'alternativa concreta fondata sul netto rifiuto della guerra e del liberismo. Una scelta che, riallacciandosi alle grandi tradizioni di lotta del movimento operaio e antifascista, sia capace di saldare l'opposizione ai conflitti, all'aumento delle spese militari e alle sanzioni alla Russia – che hanno unicamente prodotto un impoverimento delle condizioni di vita dei popoli europei – con il rilancio dello stato sociale, dei diritti civili, della tutela ambientale, della democrazia contro tutti i fascismi e di un ordine multipolare cooperativo.
Le lotte degli studenti francesi contro la carenza di aule e insegnanti e il complessivo degrado del sistema dell'istruzione pubblica assumono ogni giorno di più i contorni di un conflitto di classe contro un sistema che in nome del neoliberismo e della guerra, esaspera la divisione sociale e le disuguaglianze tra chi accumula enormi ricchezze e chi vede ridursi sempre più l'accesso a diritti fondamentali e a una vita dignitosa.
Allo stesso modo l'enorme espansione della lotta per il diritto alla casa in Spagna contro la barbarie prodotta dalla svendita delle città alla speculazione finanziaria segnala una questione che riguarda tutta l'Europa: la mercificazione del diritto all'abitare.

I segnali che giungono dalla Francia e dalla Spagna sono di straordinaria importanza. Ci indicano quanto profonda sia la frattura sociale prodotta da questo sistema e quanto le condizioni materiali e i diritti sociali siano leve decisive per chi oggi voglia contrastare le politiche antipopolari, togliere spazio alla crescita delle destre e imporre alla politica un'agenda alternativa al neoliberismo e alle spese militari. Il successo della Linke a Berlino conferma come questa sia la strada da seguire
E' una lezione che vale ancor più per l'Italia dove la folle corsa al riarmo, che prevede di inghiottire 800 miliardi in dieci anni, sta già producendo un inasprimento brutale dell'austerità. Questo si traduce drastici tagli alla spesa per la scuola, la sanità e i servizi oltre a pesanti riduzioni delle protezioni sociali e del sostegno alle famiglie per contrastare l'inflazione generata dalla guerra e dalla speculazione sui prezzi.

Contro il bipolarismo, per la democrazia, per l'alternativa

Costruzione di un grande movimento contro la guerra e il riarmo, per l'aumento delle spese sociali, delle protezioni sociali e della riconversione ecologica, in difesa dei redditi colpiti dall'inflazione. È questa la strada per costruire il campo sociale per l'alternativa che manca da molti anni, questo l'indirizzo con cui guardiamo alla prossima scadenza elettorale alla luce di importanti eventi emersi negli ultimi mesi.

1) L'esecutivo ha varato una riforma elettorale concepita per ridurre il sistema politico a una contesa oligarchica, riservata esclusivamente alle forze già rappresentate in Parlamento o alle loro emanazioni. Sarebbe tuttavia riduttivo, come sembra fare il segretario nazionale, interpretare e contrastare questo provvedimento semplicemente come un attacco mirato a Rifondazione Comunista e alla sua volontà di "contribuire a una coalizione". Al di là dell'offensiva contro le formazioni minori del "campo largo", la legge persegue un obiettivo ben più radicale: consolidare definitivamente il bipolarismo, un modello che da oltre trent'anni distrugge la democrazia del nostro Paese, precludendo ogni via d'uscita.

2) Questa legge reazionaria rischia di rendere impossibile l'ipotesi di presentare liste indipendenti rispetto ai due poli principali. Di conseguenza, impone a tutti una riflessione più profonda sulle strategie da adottare per evitare che nel Paese venga cancellata qualsiasi prospettiva di alternativa reale. È indispensabile dotare il nostro partito della strategia e delle scelte organizzative necessarie per affrontare una sfida cruciale, dalla quale dipende la tenuta stessa della democrazia costituzionale in Italia.

3) All'interno del "campo largo" emergono profonde e insanabili contraddizioni su temi centrali come la pace, le spese militari e i provvedimenti repressivi (tra cui il Ddl antisemitismo); tensioni che non potranno trovare una sintesi positiva in quel perimetro politico. Dobbiamo quindi impegnarci a ogni livello per rilanciare e ampliare il movimento contro la guerra e il riarmo, anche per far emergere con sempre maggiore evidenza tali frizioni a cui noi dobbiamo proporre uno sbocco positivo. Tra le posizioni del Movimento 5 Stelle e quelle del PD o di Renzi non sono possibili evoluzioni in senso nettamente contrario al riarmo, alla guerra e al neoliberismo, ma solo compromessi al ribasso o veri e propri arretramenti.

4) La linea politica finora perseguita dal segretario nazionale – finalizzata a inserire a ogni costo Rifondazione Comunista nel "campo largo", senza porre condizioni o pretendere un confronto reale sui nodi programmatici fondamentali e, come emerge oggi, persino rinunciando al simbolo del Prc – ha decretato la sostanziale marginalizzazione del partito dal dibattito pubblico. Non è un caso che, in questo scenario, venga dato come accettabile
l'inserimento di singoli militanti in altre non meglio precisate liste della coalizione, ricalcando dinamiche già viste nelle ultime tornate elettorali regionali.
Siamo di fronte a uno slittamento progressivo della linea politica che, nei fatti, cancella il progetto storico e la funzione stessa del partito. Questo tatticismo esasperato e inconcludente non solo ci rende invisibili nell'immediato, ma compromette l'utilità sociale, la soggettività politica e il futuro stesso del Partito della Rifondazione Comunista.
In questo quadro di totale svuotamento del nostro ruolo politico si inserisce la decisione di bloccare la consultazione delle iscritte e degli iscritti. La negazione di un percorso democratico interno – un fatto gravissimo che priva i compagni e le compagne di base di un diritto inalienabile – rischia di essere il riflesso speculare del nostro declino politico. Di fronte a questa crisi organica, riteniamo imprescindibile un'assunzione di responsabilità da parte dell'intero gruppo dirigente. È necessario definire, partendo dalle attuali e complesse condizioni, una chiara identità politica capace di rilanciare il nostro progetto.

La necessità di una coalizione alternativa

L'alternativa non rappresenta solo una necessità ma, oggi più che mai, una concreta possibilità all'interna di uno scenario storico straordinariamente aperto. Un'apertura che trae linfa dall'inasprirsi delle contraddizioni intrinseche al modello capitalistico, dalla crisi della politica tradizionale e da una diffusa domanda di cambiamento. A ciò si aggiungono la mobilitazione di una nuova generazione contro la guerra e il genocidio, e nuovo impulso delle lotte europee per i diritti.
Proprio per queste ragioni è indispensabile dare vita dare vita a una coalizione politica per l'alternativa in cui sia presente il simbolo di Rifondazione Comunista. Il momento di avanzare una simile proposta è adesso, senza rinvii, così da poter incidere positivamente sulle contraddizioni del centrosinistra e interloquire con la vasta area sociale, culturale e politica che vorrebbe avere alle elezioni una proposta politica chiara da poter votare senza turarsi il naso. Proponiamo quindi di avanzare a tutte le forze politiche, alle associazioni e alle singole persone che considerino centrale il tema del no alla guerra, alle spese militari e al liberismo, la proposta di dar vita ad una coalizione politica che possa porre il tema dell'alternativa in Italia.

Le nostre iniziative

In questo quadro il Comitato politico nazionale impegna il partito a:

1) Partecipare attivamente, su scala nazionale, al rilancio della mobilitazione contro la guerra, il genocidio, il riarmo, l'invio di armi e il regime delle sanzioni. Questa azione deve saldarsi strettamente alla protesta contro il trasferimento dei costi dell'economia di guerra sui ceti popolari, colpiti dal rincaro del costo della vita, dall'erosione del potere d'acquisto di salari e pensioni e dal progressivo smantellamento dello stato sociale. Parallelamente, a livello locale, è necessario mobilitarsi contro la speculazione immobiliare e finanziaria e contro la svendita del patrimonio pubblico alla rendita parassitaria, dinamiche ricorrenti anche nelle amministrazioni cittadine guidate dal centrosinistra.
2) partecipare a tutte le iniziative di mobilitazione contro la nuova legge elettorale, contro la distruzione del pluralismo sociale e politico, la criminalizzazione del dissenso e delle lotte;
3) partecipare a tutte le iniziative di contrasto alle provocazioni fasciste, a tutte le forme di razzismo e all'aggravarsi delle discriminazioni verso i migranti;
4) portare a compimento la campagna di raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare 1% equo in opposizione alle politiche di centrodestra e centrosinistra che hanno favorito la detassazione delle grandi ricchezze e l'aumento delle disuguaglianze sociali;
5) rilanciare l'iniziativa per il salario minimo, che oggi, in conseguenza dell'inflazione, deve essere fissato a 12 euro lordi l'ora e deve essere indicizzato all'inflazione che ha ripreso a correre e produrrà un ulteriore impoverimento dei salari;
6) sostenere la lotta contro il regionalismo predatorio ai danni del Sud, dei territori e delle fasce sociali più deboli, a partire dalle mobilitazioni per il blocco delle pre-intese avviate tra il Governo e le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte, Liguria.
7) Promuovere e sostenere, su tutto il territorio nazionale, le mobilitazioni per il diritto alla casa e contro gli sfratti, impegnando tutte le strutture del partito a partecipare attivamente alla campagna «Ottobre sfratti zero», insieme ai sindacati degli inquilini, ai comitati per l'abitare e ai movimenti territoriali. Rivendicare il blocco degli sfratti, il rilancio dell'edilizia residenziale pubblica, il recupero del patrimonio immobiliare inutilizzato e misure concrete contro il caro-affitti e la speculazione.

09.10.2026

Daniela Alessandri, Valeria Allocati, Eveline Amari, Simone Antonioli, Michela Arricale, Fabrizio Baggi, Michela Becchis, Tatiana Bertini, Giovanni Bruno, Nicola Candido, Giovanna Capelli, Silvana Cesani, Nicola Cesaria, Marisa Chiaretta, Roberto Ciccarelli, Monica Coin, Domenico Cosentino, Stefania De Marco, Alberto Deambrogio, Erica Erinaldi, Ilaria Falossi, Fiorenzo Fasoli, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Giovanni Ferretti, Loredana Fraleone, Giada Galletta, Riccardo Gandini, Luca Grasselli, Stefano Grondona, Tonia Guerra, Alessandra Lanzeni, Ezio Locatelli, Massimo Lorusso, Michele Losindaco, Vittore Luccio, Stefano Lugli, Francesco Macario, Nando Mainardi, Nicolò Martinelli, Antonello Manocchio, Maura Mauri, Vito Meloni, Alessandro Modolo, Dmitrij Palagi, Lorenzo Palandri, Dalia Palmerini, Antonello Patta, Luigi Pede, Cadigia Perini, Giulia Pezzella, Tania Poguish, Stefanella Ravazzi, Rosella Satalino, Antonio Satta, Monica Sgherri, Giovanna Ticca, Danielle Vangieri, Roberto Villani

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