CPN 8- 9 ottobre 2026 - OdG

Fuori dal fossile e dal nucleare: per una politica energetica pubblica, democratica ed ecologista

Il Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista denuncia le scelte del Governo Meloni in materia energetica e ambientale, che intrecciano negazionismo e sottovalutazione della crisi climatica, subordinazione della politica energetica agli interessi dei grandi operatori privati e mancati interventi strutturali contro il caro energia. Mentre lavoratrici e lavoratori continuano a pagare prezzi elevati per carburanti, bollette e beni essenziali, il Governo non interviene in modo adeguato sugli extraprofitti e sulle rendite del settore energetico e sceglie di rilanciare il nucleare come falsa soluzione alla crisi.
Con la Legge n. 169/2026 il Governo ha infatti aperto la strada al ritorno dell'energia nucleare in Italia, riproponendo una tecnologia già sottoposta al voto popolare nei referendum del 1987 e del 2011. Una scelta che il Partito considera politicamente inaccettabile anche perché rischia di spostare risorse, attenzione e capacità industriale verso una tecnologia dai tempi di realizzazione lunghi, mentre la riduzione delle emissioni e dei costi energetici richiede interventi immediati. La crisi climatica è già una realtà che colpisce territori, agricoltura, risorse idriche, biodiversità e condizioni di vita. Di fronte a questa emergenza è necessario accelerare la fuoriuscita dai combustibili fossili e contrastare ogni forma di negazionismo e disinformazione climatica, difendendo il ruolo della ricerca scientifica e della corretta informazione. Il nucleare, compresi i cosiddetti Small Modular Reactors, non rappresenta una risposta immediata alla crisi climatica. Restano aperte questioni relative a costi, tempi, sicurezza, combustibile, gestione delle scorie e ciclo complessivo degli impianti. Non esiste, inoltre, una separazione netta tra nucleare civile e nucleare militare: il nucleare civile costituisce parte delle infrastrutture tecnologiche, industriali e materiali che rendono possibile il mantenimento e lo sviluppo delle capacità nucleari militari. Per questo la scelta del nucleare non è soltanto una scelta energetica, ma investe anche il modello di sicurezza, di politica internazionale e di proliferazione che intendiamo contrastare. Le risorse pubbliche e industriali devono essere indirizzate prioritariamente verso ciò che può produrre risultati concreti nel breve periodo: efficienza energetica, riqualificazione degli edifici, rinnovabili, accumuli, rafforzamento delle reti e mobilità sostenibile. Ma la transizione energetica non può consistere semplicemente nella sostituzione delle fonti fossili con grandi impianti rinnovabili controllati dai medesimi grandi operatori privati. La questione centrale è anche chi possiede, produce e controlla l'energia. Rifondazione Comunista propone quindi una politica energetica fondata sul rafforzamento della proprietà e della produzione pubblica, sul ruolo degli enti locali e sulla partecipazione diretta di cittadini, lavoratori e comunità attraverso forme cooperative e comunitarie. La transizione energetica deve dunque essere insieme ecologista e sociale, pubblica e democratica. Deve ridurre le emissioni e la dipendenza dai combustibili fossili, ma anche contrastare la povertà energetica e impedire che i costi della transizione ricadano ancora una volta sulle lavoratrici e sui lavoratori.

Il Comitato Politico Nazionale impegna pertanto il Partito:
• a sviluppare una campagna nazionale contro il ritorno del nucleare e contro la propaganda sul cosiddetto "nuovo nucleare", con particolare attenzione agli SMR, ai loro costi, tempi, rischi e alla gestione delle scorie;
• a rafforzare la campagna contro il negazionismo e la disinformazione climatica, difendendo il ruolo della comunità scientifica e della ricerca;
• a costruire una proposta organica per una politica energetica pubblica, fondata sulla proprietà pubblica, cooperativa e comunitaria dell'energia;
• a promuovere nei territori iniziative e vertenze capaci di collegare ambiente, lavoro, salute, beni comuni, costo della vita e democrazia economica;
• a costruire una grande iniziativa nazionale che tenga insieme la fuoriuscita dai combustibili fossili, il contrasto al nucleare e al negazionismo climatico e la proposta di un sistema energetico rinnovabile, pubblico e democraticamente controllato.
Rifondazione Comunista assume la questione ecologista come uno dei terreni fondamentali della trasformazione sociale. Alla crisi climatica e alla crisi energetica non si risponde con nuove promesse tecnologiche o con la concentrazione della produzione e della ricchezza, ma con una trasformazione del sistema energetico che metta al centro persone, lavoratori, territori e ambiente.

Stefano Vento

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