CPN 27 - 28 giugno 2026
Roberto Villani
Oggi il segretario, con un'introduzione per l'ennesima volta chilometrica, ha fatto un'analisi sulla pericolosità del fascismo del nostro paese, invitandoci più volte a non sottostimare il problema dell'attuale governo in termini di mancanza di democrazia, attacco ai lavoratori, sudditanza alle politiche guerra degli Usa e dell'Unione Europea.
Personalmente provengo da una famiglia antifascista, mio nonno è stato un Partigiano e padre Costituente, e non ho mai sottostimato la pericolosità del fascismo... ma è evidente che la situazione in cui ci troviamo oggi deve essere analizzata in modo molto differente, rispetto a quella del ventennio.
Il fascismo oggi si cela nelle pieghe della cosiddetta democrazia borghese. Il fascismo è l'impossibilità per il popolo di scegliere una forma politica ed economica alternativa a quella vigente.
I fascisti attuali hanno posizioni atlantiste, guerrafondaie, antioperaie sostanzialmente analoghe a quelle della loro cosiddetta opposizione.
E se oggi i fascisti sono tanto forti al governo, è certamente per le responsabilità delle politiche del cosiddetto centrosinistra.
Uscire dalla gabbia del bipolarismo, come abbiamo affermato nel doc2 dello scorso congresso, è un atto assolutamente antifascista, necessario ad intercettare chi non crede più nella politica. Ci consente di far uscire allo scoperto il vero fascismo, quello di un sistema capitalista che si autodifende, che getta fumo negli occhi al popolo per nascondere le vere dinamiche del neoliberismo, che produce guerre continue, che inventa nuovi personaggi come Vannacci per potersi mantenere inalterato ed immutabile.
Molti e molte in questo partito questa cosa l'hanno capita, una buona metà del partito. Ma a questi molti e molte non viene dato riconoscimento, non solo con l'esclusione dagli spazi decisionali ma anche con l'impossibilità di portare a verifica le proprie riflessioni tra i compagni e la base del partito.
Nell'introduzione il segretario ha parlato di rischio di presidenzialismo, di un furto di democrazia legato alla legge elettorale, con relativa impossibilità da parte della popolazione di portare avanti le proprie istanze.
Ma come coniugare questa riflessione, questo ragionamento, con l'attuale pronunciamento del nostro collegio di garanzia, su cui il segretario oggi ha abbondantemente glissato, CdG che trasformandosi in organo politico di parte, con un pronunciamento 5 a 4, ha bocciato la possibilità di portare a verifica la questione delle alleanze tra i compagni della base del partito, cancellandone la legittima richiesta di consultazione.
Una consultazione sulle alleanze promessa dalla stessa attuale maggioranza durante un congresso, in cui si è cercato di nascondere gli accordi che oggi vengono invece proposti con chiarezza. Una consultazione normata dal nostro statuto all'articolo 15, una consultazione richiesta con apposita raccolta firme nel solco delle regole del partito da più di 2500 compagni...
È evidente il motivo di questa bocciatura... la cabina di regia del primo doc, cosciente della sensibilità politica dei propri iscritti, ha pensato di perdere questa consultazione.
E ovviamente non si voleva neanche aprire una discussione pubblica interna di tale portata sul tema della collocazione politica, per non perdere credibilità nei confronti dei nuovi amici del PD.
Non si è dunque voluto dare parola agli iscritti per paura, e per paura è stato dato un calcio in faccia, a quasi 3000 compagni che hanno firmato la consultazione e che questa verifica l'avevano chiesta con forza nel rispetto delle regole del partito.
E oggi dopo questa stroncatura antidemocratica ci viene raccontato in un passaggio appena pronunciato, che una volta organizzati gli accordi di centro-sinistra, a ridosso delle elezioni e senza possibilità di alternativa, verrà forse chiesto un parere agli iscritti. A cose fatte e senza possibilità di produrre un'alternativa a quanto deciso dalla segreteria. Una situazione che fa diventare farsa anche la costituzione di un gruppo di lavoro per stabilire le regole di una consultazione che non si farà per prendere una decisione sulle alleanze, ma solo per avallare le scelte della maggioranza.
Io penso che con questa vicenda si è prodotta una vera scissione di maggioranza.
Il senso è: "Non ci frega nulla se siete metà partito". "Comandiamo noi e basta".
Alla faccia dei saluti libertari con cui il segretario conclude i suoi post su facebook...
Questa è una decisione che il partito pagherà, perché quando si negano i propri stessi contenuti, quando si crea una situazione di dittatura di una risicata maggioranza, quando si cade in un presidenzialismo che si dovrebbe contrastare, quando un organismo di garanzia invece che farsi arbitro produce risposte di parte che vanno contro lo spirito del nostro stesso statuto, quando si decide di non dare parola alle proprie iscritte e i propri iscritti, il rischio di implosione del partito diventa evidente.
Ma non si pensi che sia possibile chiudere la bocca al 50% del partito.
Continueremo ad esprimerci contro ciò che non funziona. Continueremo a contrastare la deriva di un partito che fila dritto verso un centrosinistra neoliberista, a cui non dovremmo dar forza e che dovremmo invece contrastare.
Continueremo nella nostra azione di coinvolgimento della base, per evitare di vedere il PRC cancellato e trasformato in un clone di sinistra italiana.
È stato fatto davvero un grande errore nell'evitare il confronto con gli iscritti. Rifletteteci