| CPN 27 - 28 giugno 2026 Ezio Locatelli Io credo che il problema dei problemi di questo momento sia più che mai quello della guerra oltre che dell'aumento spaventoso, senza precedenti, delle disparità sociali. Mi è capitato recentemente di rileggere una vecchia raccolta di testimonianze su fascismo e antifascismo, introdotte da Lelio Basso, la mia cultura politica è anche questa, quella dei padri costituenti, Trovo infamante ogni altro riferimento o parallelismo volto a caricaturare il confronto politico. Basso diceva. "Il presupposto di una democrazia è che non ci siano lacerazioni profonde nel tessuto sociale, concentrazioni di ricchezza in poche mani. In questa situazione non può esistere democrazia". Così come il presupposto è che non esista uno stato di guerra. Dunque, non è che non ci sia un problema delle destre ma non si può, stare sul piano degli epifenomeni senza nulla dire delle dinamiche e delle cause di fondo. Nell'introduzione del segretario non si è parlato di guerra se non in maniera del tutto marginale. Com'è possibile scavalcare questo tema in pieno clima di guerra? Abbiamo avuto modo di vedere nei giorni scorsi il contraccolpo subito dall'interventismo Usa nella guerra dell'Iran. Bene, ma questo non significa farsi illusioni sul decorso di questo come di altri conflitti, siamo in presenza di un crescendo di violenza per quanto riguarda le relazioni internazionali, Noi dobbiamo decidere se star dentro il quadro culturale, politica, ideologica di un Occidente che nonostante la sua crisi - un Occidente che gradualmente viene superato nella sua posizione di egemonia - continua a pensarsi come centro del mondo. Questa situazione spinge alla guerra, ad una molteplicità di conflitti armati nei confronti di tutto ciò che sta fuori la propria sfera di interessi e di influenza. Quello che voglio dire è che a fronte dell'enormità di questa situazione – l'enormità di una guerra che è diventata ormai un fenomeno endemico sempre in procinto di precipitare in una guerra totale – non corrisponde una analisi adeguata da parte dell'attuale gruppo dirigente, più in generale non corrisponde la presenza di un'opposizione politica. Peggio ancora, la guerra e il riarmo sono stati trasformati in maniera biparstisan, in una scelta di strategia politica. Lo vediamo, nello scontro in atto tra la Russia e la Nato per interposta Ucraina. A questo proposito una delle peggiori uscite è stata quella nei giorni scorsi della segretaria del Pd nei cui confronti non ho letto parola alcuna di biasimo, per aver sostenuto che bisogna continuare nel sostegno militare all'Ucraina, che bisogna lavorare per il suo ingresso nella Ue come prospettiva fondamentale strategica. E' inutile che rimarchi che parliam0 dell'ingresso di un paese che ha messo fuori legge 13 partiti, che ha eretto a eroi nazionali dei neonazisti, di un paese imbottito di armi occidentali usate non per difendersi ma per bombardamenti in profondità della Russia. A me sembra una cosa fuori di testa, non solo perché queste posizioni ci portano poco alla volta vicino ad una guerra totale ma perché così si alimentano le spinte più regressive, reazionarie. Che è quello che sta accadendo. Come si fa a non vederlo? I dati di oggi dicono che il centrodestra, spostandosi ancora più a destra con i voti di Vannacci, è nella condizione di tornare a vincere. E' logico che sia così. Se si alimenta la guerra, il riarmo, se si alimentano le disuguaglianze, se si distruggono diritti sociali, se si abitua la società a convivere con un genocidio, com'è possibile che non cambi la natura stessa delle nostre cosiddette democrazie in senso regressivo, di processi di fascistizzazione? Molto semplicemente questo non è possibile. Meno che mai è possibile con le alchimie politiche, in cui non ci sono più linee di demarcazione, in cui c'è tutto e il contrario di tutto – oltre un paritto di sistema come il Pd, centristi moderati, liberisti, guerrafondai del tipo Italia Viva di Renzi, progetto civico Italia, Partito liberaldemocratico, Centro democratico, area riformista del Pd e via di questo passo.. Stante questa bella compagnia, ci sono zero possibilità di far valere le nostre ragioni politiche in opposizione alla guerra, al riarmo, alle privatizzazioni, alla distruzione del potere contrattuale dei lavoratori, alla redistribuzione del reddito dal basso verso l'alto. Possiamo dire in proposito, al di là di essere impegnati a raccogliere le firme, che è una vergogna la bocciatura in partenza del nostro progetto di legge? Tanto più impossibile avere una qualche incidenza politica se la nostra posizione è quella del fanalino di coda al centrosinistra. Inoltre come si fa a non vedere la marea di astensioni che c'è stata alle ultime amministrative, astensioni di una gran massa di persone, di un pezzo di popolo che è sceso nelle piazze contro il genocidio, che si è recato alle urne per votare No al referendum, persone che non si riconosce più in alcun partito? A me sembra incredibile che su questo, il distacco politico con una gran massa di persone, non ci sia alcuna seria riflessione. E' come se il problema non ci fosse. Detto questo, mi sembra un dato di fatto, i risultati migliori nelle ultime elezioni, così come in alcune tornate precedenti, vedi il caso di Toscana Rossa, li abbiamo ottenuti in alternativa ai poli esistenti, con risulti mediamente tre volte di più di quanto ottenuto in alleanza con il centrosinistra. Poi ci sono i risultati d'eccezione come nel caso di Molfetta, in cui grazie a rapporti di forza a noi favorevoli, la spinta che si è manifestata a livello di società civile, abbiamo saputo sottrarci all'idea di fare da ruota di scorta al centrosinistra, abbiamo saputo e potuto imporre il nostro candidato a sindaco, il nostro programma, diventando addirittura il primo partito. Qui è stata giusta la scelta fatta. L'esatto contrario di quello che si sta facendo a livello nazionale e che prima è stato fatto in diverse regioni. In ultimo. Io non pretendo, in questa sede, che tutt3 la pensino allo stesso modo sulla necessità di andare a costruire una coalizione alternativa alle forze guerrafondaie, liberiste che ci stanno portando al disastro. Su questo si ragiona, si discute, ci si confronta. Quello che non è possibile fare - cosa gravissima che attiene al nostro essere comunità, al nostro stare insieme – è negare l'esercizio di un diritto democratico fondamentale, un diritto previsto da quello che è in qualche modo è la nostra Carta Costituzionale. E far finta, come ha fatto il segretario, che il problema non esiste, che non ci sia bisogno di dare risposte politiche. Cosa che trovo gravissima. Non si può fare. Ma voi pensate soltanto se in presenza di 15 milioni di firme di elettori ed elettrici - io faccio questo rapporto con le firme raccolte tra i nostri iscritti - il governo, qualsiasi governo dicesse: il referendum non s'ha da fare, le decisioni le prendiamo noi, i tempi li decidiamo noi, contrariamente a quanto previsto dalla Costituzione. Cosa diremmo? Quello che mi sento di dire come minimo è che le nostre critiche nei confronti delle torsioni presidenzialiste di Meloni perdono di credibilità se si agisce una sorta di presidenzialismo interno. Allora voglio dire semplicemente questo al segretario, alla segreteria, alla maggioranza del Cng: vi siete messi in una situazione insostenibile. Per quanto ci riguarda vorrei dire molto semplicemente che non intendiamo recedere nel far valere prerogative un diritto democratico fondamentale. In questi casi vale quello che diceva don Milani: l'obbedienza non è una virtù. Siccome le firme che sono state raccolte sono trasversali alle diverse posizioni congressuali, spero in un sussulto di dignità delle compagne e compagni di questo Cpn. |