CPN 27 - 28 giugno 2026

Tonia Guerra

Entrerò nel merito di alcuni punti della relazione di Acerbo, che a mio parere meritano una riflessione.
Solo per rispettare i limiti di tempo, non riesco ad esprimermi sulla questione importante dell'antifascismo, per cui sottoscrivo le valutazioni di altri compagni, fra tutte quelle di Vito Meloni e Marco Consolo.
Ritengo che nell'articolata introduzione del Segretario vi siano omissioni e parzialità:

1 - Il tema della guerra, dell'incombere di una guerra nucleare, dell'invio di armi e di ingentissime risorse a Zelenski, rinnovato per una dozzina di volte con il consenso del PD, viene appena lambito o del tutto ignorato. Cosa pensiamo dell'esercito europeo in nome del quale il PD sostiene l'ingente quantità di risorse stanziate in Europa? Contro chi dovremmo combattere? Come pensiamo di ristabilire elementi di realtà rispetto al racconto russofobo dominante, costruito per giustificare agli occhi di un'opinione pubblica smarrita una ristrutturazione capitalista in funzione bellica e un'escalation militare che potrebbe condurci ad una guerra nucleare?
Possibile che la decisione di entrare in un'alleanza "tecnico-elettorale" valga il sacrificio di questa questione gigantesca?

2 - Il tema della consultazione interna sulla collocazione elettorale è da Maurizio del tutto cassato. Questo modo di ignorare un'istanza legittima è una porta sbattuta in faccia a qualche migliaio di compagne e compagni, non tutti del 2° doc congressuale, che hanno chiesto di esprimersi su una questione dirimente, che riguarda la possibilità che Rifondazione Comunista abbia un futuro vagamente congruente con la sua funzione storica: una forma di arroganza, di supponenza, che il segretario non dovrebbe consentirsi, che questo organismo dirigente non dovrebbe consentirgli. Non entro qui nel merito del documento, a mio avviso gravissimo, con cui la maggioranza della CNG ha bocciato la richiesta di consultazione: altre compagne e compagni lo hanno fatto egregiamente.
Oggi risulta all'odg la proposta di un gruppo di lavoro sul regolamento dell'istituto della consultazione, con la precondizione di chi dice in modo sbrigativo "si farà a tempo debito!", con il piglio dei capi che liquidano le istanze dei sottoposti.
Fose si preferisce continuare la danza immobile delle contrapposizioni nei gruppi dirigenti e non liberarla nella discussione del corpo vivo del partito, prima che i processi diventino irreversibili? Di che cosa si ha paura?

3 - Sul tema delle amministrative, il caso Molfetta. Raccontiamocela tutta, a partire dalla condivisione di una valutazione del tutto positiva di quella esperienza elettorale.
Ma evitiamo letture monche: certamente a Molfetta il circolo locale del PRC si è seduto al tavolo delle trattative con il centrosinistra, però lo ha fatto con una postura rigorosa e ultimativa, tanto da compiere una rottura fortissima, coraggiosa e pubblica con il PD, provocandone la deflagrazione, il commissariamento e l'accettazione delle condizioni e del candidato sindaco di Rifondazione Comunista.
Dunque, quell'esperienza nasce da una rottura, da una radicalità e dalla capacità di saper cogliere una ventata di cambiamento, di rischiare. Il contrario dell'atteggiamento gregario che si prefigura a livello nazionale. Lo conferma il fatto che, poco tempo prima, quello stesso circolo aveva pubblicamente disobbedito all'indicazione subalterna, inconsistente e ambigua, del partito regionale sulle elezioni pugliesi.

4 - In ultimo, sullo stato delle relazioni politico/elettorali, sarà bene che questo organismo dirigente sia informato delle eventuali trattative in corso e, se ce ne sono, su quali basi e con quali presupposti si stanno svolgendo. Ad oggi apprendiamo dai media di un dibattito nel campo largo su come ricostruire il "centro", ma nessun cenno pubblico alla probabile internità in quel campo decisa in modo unilaterale da un soggetto della sinistra pacifista e radicale quale noi siamo.

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