CPN 27 - 28 giugno 2026

Stefano Galieni

Occupandomi di migrazioni faccio notare come nell'UE si stia attuando un salto di qualità repressivo, per rendere ancora più precaria l'esistenza di chi in Europa vive e lavora e di deportare chi non è considerato utile, per focalizzare l'attenzione su un capro espiatorio di un senso comune xenofobo. Questo fa parte della guerra come base strutturale del presente. I rischi, più che dalla Lip della remigrazione o dallo spazio mediatico riservato ad un ex generale, sono nel Patto migrazione asilo, approvato a Strasburgo il 12 giugno e nel Regolamento rimpatri. Sono gli assi che orienteranno le politiche UE ed a cui bisogna opporsi, sia per ragioni umanitarie ma, soprattutto, in quanto terreno di lotta di classe. A favore del patto hanno votato anche il gruppo S&D tranne il Pd che si è opposto con The Left, i Verdi, una parte dei liberali e l'estrema destra che lo reputava troppo morbido. Aumenteranno le procedure accelerate di espulsione, si amplierà il sistema di detenzione anche fuori dallo spazio UE, sarà possibile trattenere anche famiglie con minori negli Hub. Sono stralci di un lungo elenco di violazioni sistematiche del diritto.

Il regolamento rimpatri, votato dalle destre e dai centristi realizza un combinato disposto con cui si sancirà la fine del diritto di protezione e servirà ad intimidire ogni forma di conflittualità che le lavoratrici e i lavoratori migranti, più degli autoctoni, tengono in piedi. La sinistra europea ha recepito le nostre posizioni. È ora il momento di creare un fronte vasto che fermi le deportazioni. Tanto a livello UE, quanto nei territori, vanno costruite alleanze con cui difendersi da una sorta di CIE modello Usa – con tanto di perquisizioni domestiche, a caccia di "irregolari" – ma anche per proporre come alternativa la regolarizzazione. Lo si è fatto in Spagna, perché non da noi? C'è chi ne vuole discutere. Ho partecipato ad una riunione con USB che sul tema ha posizioni simili e chiede confronto in parlamento ma anche mobilitazioni a cui non dobbiamo restare estranei. Non sento consapevolezza di questo salto di qualità in altri ambiti. Ero all'assemblea nazionale di PaP, dove si è ribadito che il nemico principale è il Pd, evidenziando poche differenze fra i luoghi amministrati dal centro sinistra e il governo Meloni. La pensano diversamente tante persone che temono per la propria vita in Italia. Ho seguito l'approccio al tema di Agorà e mi ha colpito sentir parlare, negativamente, in maniera speculare di remigrazione e di frontiere aperte, considerando queste ultime frutto della globalizzazione neoliberista. Ma come si spiegano decenni di legislazione repressiva e dei suoi costi? Ho letto che, comprendendo le paure delle nostre classi sociali, bisogna creare controlli più rigidi. Lo stesso approccio di Minniti, a cui ci si dichiara alternativi. Credo non possa esserci contiguità con simili approcci perché nostro obiettivo deve essere quello di operare per la ricomposizione di classe. Ho citato momenti in cui in nome di un'equiparazione astorica del "tanto peggio tanto meglio", dal fiato corto e propedeutico, in sedicesimi, al socialfascismo avversato da Gramsci.

Quanto detto è cartina di tornasole del nostro dibattito interno, con una premessa. Il CNG ha respinto il quesito e non la consultazione, affermare che sia stato condizionato dalla maggioranza politica è inaccettabile. Mi è capitato di non condividere le decisioni di detto organismo ma ne ho preso atto. Si sarebbe potuto operare per evitare tale crisi: sottoponendo prima il quesito al CNG, effettuando alla luce del sole la raccolta delle firme. Si è preferito operare nella logica del comunicato stampa, lesivo del partito tutto e di una raccolta firme "di parte". E pensare che il CNG ha votato all'unanimità la richiesta al CPN di creare un gruppo di lavoro ad hoc per elaborare un regolamento. Si è persino fatta una narrazione mendace del deliberato assunto dal CNG. Quella che si voleva sconfessare, peraltro ergendosene ad esegeti, era l'assunto del nostro congresso. Chi intende farlo deve avere il coraggio di proporre un congresso straordinario, motivandolo. Non certo per obbedienza, sono convinto che gli spazi per giungere ad accordi che portino ad un fronte costituzionale e antifascista vadano trovati, con questa come con una nuova legge elettorale.

Ovviamente tale spazio deve segnare discontinuità col passato e se comuniste/i entreranno in parlamento conserveranno l'autonomia del nostro Partito. Altro che "cappello in mano". In assenza di tali condizioni, basta con aggregazioni che ci vedranno subalterni, ci si presenti col nostro simbolo. Trovo imbarazzante continuare a pensare che il resto del Paese sia rimasto immobile e che chi non vota sia alla ricerca di una forza pura. Nei movimenti giovanili, che io frequento, chi vota sceglie i partiti di opposizione presenti in parlamento. La credibilità da offrire a chi diserta le urne, per mille ragioni, va riconquistata attraverso proposte concrete come 1% equo, i salari minimi, il no alle guerre imperialiste, alla repressione e si ad una diversa visione del mondo. Non c'è svendita ma una nostra visione autonoma per contribuire a cacciare un governo che vuole trasformarsi in regime e non per tornare a far governare chi crede nel mercato risolutore. Si potrà ricostruire la Rifondazione Comunista oggi rattrappita ma che resiste accettando il confronto alla pari con tutti, non chiudendosi in bolle autoreferenziali e millenariste.

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