| CPN 27 - 28 giugno 2026 Paolo Ferrero Sono rimasto colpito dal livello a cui è arrivato il nostro dibattito interno. Dino Greco ha sostenuto nel suo intervento che una parte dei compagni e delle compagne del documento 2, di cui faccio parte, ragiona come le Brigate Rosse o Prima linea, facendo esplicito riferimento all'assassinio del giudice Alessandrini. Cioè che avremmo una concezione della politica contigua alla follia criminale che abbiamo sempre combattuto. Lascio ai compagni e alle compagne valutare chi – con puro intendo denigratorio - utilizza simili argomenti all'interno degli organismi dirigenti del nostro partito. Mi limito a fare due notazioni. La prima è personale: Dino Greco si è iscritto al partito dopo che nel 2008 gli chiesi di assumere la direzione di Liberazione. La linea politica del partito a cui si è iscritto e che Dino ha portato avanti per anni era chiaramente di costruzione di una alternativa al bipolarismo, al centro destra e al centro sinistra, come oggi sostiene il documento 2. Quella linea politica, che ho gestito come segretario e che Dino ha sostenuto per anni con gli editoriali su Liberazione, è contigua alla concezione politica delle Brigate Rosse o di Prima Linea? Ma per favore! La seconda è una considerazione politica: mi si citi un solo testo del documento 2 che contenga qualche elemento di contiguità con la logica del terrorismo, col "tanto peggio, tanto meglio". Ovviamente non ve ne sono e il degrado qui tocca il fondo: non avendo argomenti per polemizzare razionalmente con chi non è d'accordo ad entrare nel campo largo e ad accordarsi con il PD e con Renzi si punta alla demonizzazione di chi si oppone. Così non si va da nessuna parte. Il secondo elemento di drammatico è dato dalla decisione assunta a stretta maggioranza (5 a 4) dal Collegio di Garanzia di impedire la Consultazione chiesta da oltre 2200 compagni e compagne sulla linea politica del Partito. Il Collegio di Garanzia, anziché applicare le regole dello Statuto ha assunto una decisione politica che impedisce agli iscritti di potersi pronunciare sulla linea del Partito. La scelta della maggioranza del Collegio di garanzia non solo stravolge le regole dello statuto togliendo agli iscritti i loro legittimi diritti, ma determina un fatto politico molto negativo per la vita del partito. Il Documento congressuale di maggioranza escludeva infatti ogni ingresso nel centro sinistra e nel campo largo mentre è proprio questa la linea politica che sta perseguendo l'attuale segreteria. In presenza di questa palese contraddizione e di una spaccatura del gruppo dirigente, la consultazione tra gli iscritti sul nodo politico principale avrebbe permesso di dirimere il contenzioso fissando democraticamente l'orientamento da seguire. Impedire la consultazione sulla linea politica significa togliere agli iscritti i loro diritti e decidere di aggravare lo scontro interno al partito, eliminando le via di uscita. In questo contesto sono rimasto incredulo di fronte alla relazione del segretario che nel giugno del 2026 è riuscito a non parlare di guerra, che è palesemente il principale problema che caratterizza la situazione attuale nel mondo e in Europa. Mentre l'Unione Europea sta ricercando in ogni modo l'escalation con la Russia, con il rischio di una deriva nucleare del conflitto, la relazione di Acerbo parla d'altro. Su questo abbiamo c'è la divaricazione politica. Il nodo non è la contrapposizione o la lotta ai fascisti, che condividiamo tutti. Il punto è che la lotta ai fascisti deve essere posta nel contesto concreto in cui viviamo, un contesto caratterizzato dalla guerra, dal divorzio tra capitalismo e democrazia, dal declino occidentale ed europeo. Se il fenomeno fascista viene isolato da questo contesto non si capisce più nulla: non si capisce perché il fascismo cresce e non si capisce come è possibile sconfiggerli. Guardiamo all'Europa: in Germania abbiamo la AFD che oramai è data nei sondaggi come il primo partito. La AFD ha simpatie nazistoidi ma è radicalmente contraria alla guerra alla Russia. Parallelamente il governo tra CDU e socialdemocratici ha varato un piano di riarmo della Germania che oltre a stanziare 1000 miliardi di investimenti militari fa della guerra alla Russia e della vocazione tedesca e guidare la guerra europea sul fronte orientale la sua missione. I nazistoidi sono contro la guerra alla Russia mentre i socialdemocratici propongono la politica nazista di riarmo e di guerra alla Russia: ci sarà un problema o facciamo finta di non vederlo e ci nascondiamo dietro alle citazioni? Lo stesso problema lo abbiamo in larga parte d'Europa: non siamo come negli anni '30 del secolo scorso in cui di fronte alle forze fasciste antidemocratiche e guerrafondaie avevamo un fronte democratico che era radicalmente contro la guerra. Oggi larga parte delle forze liberali e socialdemocratiche – compreso il PD della Schlein - sono guerrafondaie quanto e più delle destre fascistoidi. Possiamo fare politica senza vedere questa cosa enorme? Possiamo fare finta di essere negli anni 30 del secolo scorso quando oggi il problema è che quasi l'intero quadro politico europeo è a favore della guerra? Possiamo pensare di sconfiggere i fascisti alleandoci con i guerrafondai? Il tema dell'alternativa non è una fisima ma il punto decisivo per contrapporsi alla logica della guerra e liberista al cui interno crescono i fascisti. I comunisti, fin dalla Rivoluzione d'ottobre, hanno sempre fatto del no alla guerra il loro punto centrale. Su questo Lenin ha rotto con le socialdemocrazie nel 1914 e 15 perché la guerra è la più grande barbarie dell'umanità e lasciare in secondo piano questo nodo significa aver completamente perso la bussola. Nel fare l'elogio del rapporto tra comunismo e libertà Acerbo ha anche fatto vari rilievi critici sulle forze che vi sono nel campo dell'alternativa e questo rimanda all'ultimo problema che voglio toccare. Il fatto che nel campo dell'alternativa emergano culture politiche assai discutibili è del tutto evidente. Il problema è che Rifondazione Comunista invece di essere protagonista della lotta per l'egemonia sulle caratteristiche della sinistra di alternativa è da un'altra parte, all'inseguimento di un qualche accordo con il campo largo. Questa è la cosa politicamente più grave: da un lato non contiamo nulla nel campo largo, di cui accettiamo i programmi cosi come sono chiedendo qualche posto e dall'altra siamo assenti dalla discussione e dalla battaglia politica sulle culture e sulla costruzione di una sinistra di alternativa. Questo è il disastro più grande: aver ridotto Rifondazione Comunista all'impotenza completa, all'irrilevanza. A Genova 25 anni fa, facemmo battaglia politica netta contro i black bloc ma nel contempo fummo in grado di costruire unità e delineare un percorso politico di sviluppo del movimento. Oggi nulla di tutto questo: impotenti nel campo del centrosinistra come in quello dell'alternativa. Ospiti. |