CPN 27 - 28 giugno 2026

Franco Ferrari

La svolta di Rifondazione da Montecatini a Molfetta

La svolta politica decisa dal Congresso di Montecatini ha posto le premesse per il rilancio di Rifondazione Comunista. Ci sono alcuni dati di fatto che ce lo confermano.
* Il primo è che abbiamo avanzato una nostra proposta politica, non a questo o quel gruppo di nicchia, ma all'insieme delle classi popolari e della classe lavoratrice del nostro Paese. Il "fronte costituzionale" vuole rispondere ad una esigenza sentita in una parte importante della società italiana che pone due esigenze contestuali e non contrapposte.
Innanzitutto cacciare la destra, la seconda è di tenere aperto l'orizzonte dell'alternativa, la costruzione di un blocco sociale maggioritario in grado di imporre un vero programma di rottura. Due obbiettivi che hanno tempi diversi perché la sconfitta della destra è la questione politica centrale dell'anno prossimo, mentre l'alternativa ha tempi necessariamente più lunghi.

Dovrebbe essere a tutti evidente che il prolungamento per almeno altri cinque anni dell'attuale governo di destra renderebbe più difficile e non più facile la costruzione dell'alternativa. Non possiamo sottovalutare gli effetti delle norme repressive che rendono più difficile il conflitto sociale e politico e la costruzione di un senso comune reazionario attraverso il controllo dell'istruzione pubblica e di gran parte dell'informazione.
Il "fronte costituzionale", lo abbiamo detto e chi vuol capire l'ha capito, non è l'adesione organica ad uno schieramento che aspira a governare, come per altro fanno la quasi totalità dei partiti comunisti e marxisti nel mondo, ma è la parola d'ordine attorno alla quale costruire una dinamica che sposti i rapporti di forza nella società tra la destra autoritaria e le forze di opposizione e all'interno dell'opposizione tra la sinistra social-liberale e socialdemocratica e la sinistra che si batte per un reale mutamento di direzione politica dell'Italia. La convergenza elettorale è la proiezione in termini elettorali di questa proposta.
Dobbiamo riaffermare con decisione che la sconfitta della destra e il suo allontanamento dal governo è un valore assoluto in sé, a prescindere da ciò che verrà dopo. Ma ciò che verrà dopo è per noi innanzitutto la definizione di un terreno politico e sociale che renda più favorevole la nostra iniziativa.

Se vincerà l'opposizione ci sarà un pezzo importante di elettorato che chiederà al nuovo governo di fare cose di sinistra. È intervenendo in queste contraddizioni che potremo ricostruire una nostra presenza politica. Ma per farlo dobbiamo essere stati protagonisti e non spettatori della sconfitta della destra. O peggio ancora essere quelli che spiegano che il Partito Democratico è il nemico principale che va battuto a tutti i costi e che la conferma del governo Meloni è quello che dovremmo auspicare.
* Le elezioni amministrative, pur con tutti i limiti che ha evidenziato Raffaele Tecce, hanno rappresentato un secondo elemento di conferma degli effettivi positivi della svolta. Per due ragioni. Innanzitutto abbiamo spostato l'asse delle nostre scelte da questioni pregiudiziali e astratte di schieramento alla capacità concreta di dare risposta ai bisogni sociali delle persone e a come conseguire quel potere politico e istituzionale necessario per trasformare quelle risposte in realtà.

In secondo luogo abbiamo dato maggiore visibilità al nostro partito. Io non ho mai attribuito valore taumaturgico al simbolo. Ma ciò che va valorizzato è tornare a chiedere agli elettori e alle elettrici il consenso per Rifondazione, per la sua proposta politica per la sua idea di politica e di società. Senza doversi continuamente occultare dentro aggregazioni nelle quali progressivamente abbiamo perso autonomia e identità.
Aggregazioni che la minoranza continua perennemente a riproporci nonostante i ripetuti fallimenti. E' stato detto detto che noi dovremmo essere il "coagulo", ma non è stato specificato di chi e per fare che cosa.
Per anni abbiamo detto, anche a partire da premesse ragionevoli, che dovevamo perseguire due obbiettivi: costruire il soggetto unitario e plurale e rilanciare Rifondazione Comunista. Una esperienza storica ormai quasi ventennale ci ha dimostrato che i due obbiettivi sono incompatibili. La costruzione del soggetto unitario, con compagni di strada sempre differenti e sempre interessati ad imporci la loro visioni politica, ha determinato una progressiva perdita di elettori e di iscritti, oltre che di quadri e dirigenti. Fino al punto di arrivare, con la proposta di statuto di Unione Popolare, a determinare la liquidazione di fatto del nostro partito come soggetto politico autonomo.

Oggi dobbiamo dire che, come abbiamo deciso al Congresso, abbandonare la prospettiva del "soggetto unitario e plurale" è una delle condizioni imprescindibili per rilanciare Rifondazione Comunista. Tanto più che gli interlocutori potenziali, non quelli immaginari, di questa prospettiva, pongono discriminanti di fondo incompatibili con la storia, la natura e l'identità di Rifondazione.
La tabella che Raffaele Tecce ha diffuso, e lo ringrazio per il suo apprezzamento, non ha evidentemente la pretesa di fornire una risposta decisiva alla domanda che mi sono posto e che era questa: se Rifondazione si presenta al voto con una lista che è immediatamente riconducibile al nostro partito quanti voti prende? Il dato che emerge su un campione variegato di comuni, il 2,2%, che corrisponde a quello attribuito a Italia Viva dai sondaggi, è indicativo di una potenzialità. E sono convinto che uno spazio politico, elettorale e sociale per Rifondazione Comunista esiste e dobbiamo riconquistarcelo.
* Un terzo tassello della nostra possibilità di rilanciare Rifondazione Comunista è confermata dalla campagna per la tassazione delle grandi ricchezze. Eviterei sempre di usare il termine patrimoniale, perché in Italia, con la proprietà della casa di abitazione diffusa e con l'estensione di ceti autonomi e professionali anche a basso reddito, tutti si sentono minacciati dalla "patrimoniale". Questo anche quando poi si spieghi tecnicamente che loro non sarebbero toccati. Ma il punto che voglio evidenziare è un altro. Il tema non è nuovo, anzi è ricorrente. Ma in questo è la nostra proposta dettagliata e fondata ad avere riaperto la discussione e anche spostato la collocazione di altri. È quello che si dice: "saper dettare l'agenda", anche se poi la nostra debolezza non consente di capitalizzare interamente questa capacità. Ma è parte del nostro essere un partito pienamente autonomo.
* Il quarto elemento lo ricondurrei alla capacità di partecipare alla costruzione di movimenti, relativamente, di massa, quali StopRearm e NoKings. Rispetto ai quali, va detto, pur con qualche differenziazione, la minoranza non ha dato alcun contributo alla costruzione e al rafforzamento, paralizzata dal fatto che PaP avesse assunto una posizione di aperta contrapposizione. È inutile invocare continuamente movimenti immaginari quando poi non si partecipa alla fatica di costruire quelli reali.

Influire sugli equilibri politici in Europa e in Italia per rafforzare le forze che si oppongono al militarismo e al pericolo di guerra, rispetto a quelle oltranziste, indubbiamente pericolose, passa anche attraverso la coalizione delle opposizioni e dello stesso PD. In questa opposizione vi sono forze che hanno posizioni vicine alle nostre e lo stesso Partito Democratico è attraversato da un dibattito il cui esito non è predeterminato. Senza analisi differenziata, senza capacità di iniziativa politica ai diversi livelli, la continua ripetizione del mantra della guerra imminente è inefficace e persino fastidiosa.
C'è un errore di fondo che io intravedo in alcuni ed è la tendenza a contrapporre guerra e fascismo. Per ragioni anche puramente strumentali, perché si pensa che se si mette l'accento sul fascismo allora bisogna costruire alleanze larghe che non si vogliono. Se si pone al centro la guerra si pone una discriminante che divide "noi" da tutto il resto del sistema politico, tutto guerrafondaio. Nell'illusione che se solo "noi" siamo contro la guerra, la gente si rivolgerà a "noi" per evitarla. In realtà questa posizione evidenzia solo l'isolamento e l'ininfluenza di chi la sostiene.

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