CPN 27 - 28 giugno 2026
Alberto Deambrogio
Non sono tra coloro che criticano la lunghezza degli interventi del segretario. A quest'ultimo mi sento invece di rivolgere una critica nettissima in merito alla sua totale elusione, durante la relazione iniziale, del nodo della consultazione interna; non una parola: incredibile!
Ancora stamane si è richiamato il valore della nostra comunità, ma a quale PRC siamo di fronte oggi, se si intende mettere da canto la richiesta di migliaia di compagne e compagni in merito al punto chiaro e ineludibile dell'opzione politico elettorale con cui affrontare la scadenza delle urne l'anno prossimo? A me sembra davvero di essere di fronte a un decadimento complessivo, persino sul piano morale. Il CNG ha emesso la sua sentenza e l'ha accompagnata con una relazione, che non è l'unica visto che ne esiste anche una di minoranza. Invito tutt@ a leggere attentamente quei documenti, pur con le difficoltà di distribuzione che ci sono state, per formarsi una idea critica compiuta. Personalmente vedo in modo patente come il CNG abbia, tra le altre cose, dimostrato un eccesso di potere, ma quello che più conta è il fatto che si tenda complessivamente a deprimere ai minimi termini lo spazio di determinazione democratica di scelte fondamentali.
Abbiamo imparato con Nicos Poulantzas che lo Stato e quindi anche il diritto possono essere terreno, non certo l'unico, per la lotta di classe. Quello che dobbiamo in realtà registrare oggi è un utilizzo del diritto non per contrastare un avversario borghese, ma piuttosto per tacitare una domanda di partecipazione; siamo ad un paradosso negativo che dovrebbe renderci tutte e tutti assai inquiet@ per l'oggi e per il domani. La possibile rifondazione del comunismo dovrebbe portare verso uno stato in cui finalmente si possano porre le contraddizioni ad un più alto livello, ma intanto quale è la nostra idea di quello stato intermedio per cui ci vogliamo battere? La posizione del CNG, che nel merito sta al giudizio di voi tutt@, ha il sapore amaro dell'ukaze con tutto il suo carico di propensione autoritaria, l'esatto contrario di quel che servirebbe per essere credibili e motivanti in merito a un comunismo che dovremmo volere come democratizzazione della vita quotidiana.
Perché tanta volontà generale di chiusura rispetto all'opinione di iscritte e iscritti? Non solo il segretario, ma moltissimi interventi e non da oggi, sono tesi a dimostrare non solo la bontà di un accordo qualsivoglia con il campo largo, ma anche la sua assoluta ragionevolezza, in grado di convincere nel profondo chiunque. Se è così, perché tanta reticenza nell'affrontare un passaggio democratico che sarebbe la
definitiva patente di bontà per il progetto alleantista? Non sarà invece la paura di "disturbare il manovratore" che sta lavorando, peraltro in assoluta opacità, a costruire l'accordo a perdere con il PD e i suoi accoliti?
Chi chiede la consultazione lo fa per tentare di riaffermare la linea politica ed elettorale che lo stesso documento 1 ha inserito nel suo testo, risultato alla fine vincitore d'un soffio e ora ben distante da quei principi, che con ogni evidenza sono serviti per schermare una risoluta strategia di avvicinamento al centro sinistra. Si dice che tutto ciò viene fatto per porre un argine al fascismo, ma si elide totalmente il falso movimento bipolare che ha portato la destra nel punto in cui è. Una nuova tornata in compagnia di forze come il PD, guerrafondaio, liberista e ligio alle regole europee, difensore del sacco urbanistico delle maggiori città italiane, non può che preparare le condizioni per un nuovo momento populista, con forte torsione a destra e però con grande appeal sulle classi popolari senza risposte dalla sinistra da troppo tempo. Se non si capisce questo, non si capisce neanche un fenomeno come quello di Vannacci e si finisce per definirlo solo come un prodotto della stessa destra.
Per tutte queste considerazioni ritengo ineludibile riproporre con forza in questa sede il nodo della consultazione, della sua piena agibilità, del rispetto della volontà di molti e molte impegnat@ ogni giorno per tenere viva la prospettiva di una alternativa. Ė una questione di prima grandezza che non può essere elusa o archiviata con una certa insofferenza. Il tema della partecipazione è stato tirato in ballo e rimane in questa condizione: rivendico di non volermi politicamente piegare a condizioni di inagibilità democratica e intendo continuare questa battaglia perché la ritengo sostanziale per un partito ambizioso e non prono a una deriva dispotica.
In ultimo: presento un Ordine del Giorno sul tema del rilancio nucleare nel nostro Paese. Chiedo a tutt@ di valutarlo attentamente a partire dalle considerazioni generali, sino al dispositivo finale. Se è vero che siamo contro il rilancio della produzione nucleare, dobbiamo però ammettere che le battaglie non si fanno da sole e che il Partito, le sue strutture a tutti i livelli, ha bisogno di informazione, formazione e indicazioni chiare al fine di costruire una vertenza credibile, durature e in grado di contare su rapporti ramificati soprattutto con i movimenti e le associazioni, che sinora hanno svolto un lavoro di supplenza anche della politica.