| CPN 27 - 28 giugno 2026 Franco Cesareo Compagne e compagni, Per quanto riguarda la questione CNG vorrei dire questo: Criticare una relazione ufficiale di un organismo autonomo e sovrano è naturalmente legittimo. Meno comprensibile è farne un uso strumentale, così come appare poco coerente utilizzare gli strumenti della consultazione interna per aggirare la sovranità del Congresso nazionale, cui lo Statuto attribuisce le decisioni fondamentali della nostra organizzazione. Questo vale a maggior ragione se è chiaro che la proposta che avanziamo non ha carattere organico o strategico, ma esclusivamente tattico in vista delle prossime elezioni politiche. A nostro avviso Rifondazione Comunista ha oggi il compito storico di contribuire, con la propria autonomia politica e programmatica, alla sconfitta della destra postfascista italiana, parte di un'offensiva internazionale che alimenta guerra, politiche liberticide, regressione democratica e sociale. Questo significa forse considerare il cosiddetto campo largo come il migliore dei mondi possibili? Evidentemente no. Significa forse mettere in secondo piano la nostra critica radicale al neoliberismo e all'attuale modello economico e sociale? Assolutamente no. Noi, in Umbria, poniamo la questione in termini diversi: di connessione profonda con il nostro popolo di riferimento. In questi mesi molte persone ci riconoscono come una forza politica capace non solo di testimoniare le proprie idee, ma anche di contribuire concretamente al miglioramento delle condizioni materiali di vita delle cittadine e dei cittadini. Lo dimostrano la rinascita di diversi circoli, il significativo aumento delle iscrizioni, soprattutto tra i giovani, la buona partecipazione alle nostre iniziative, ai banchetti, alle campagne pubbliche, ai comunicati stampa e alle attività sui social. Significa allora che tutto stia andando per il meglio? Che la strada intrapresa sia certamente quella giusta? Nessuno di noi possiede una sfera di cristallo. Sappiamo però una cosa: i diciotto anni trascorsi nel tentativo, spesso generoso e politicamente rispettabile, di costruire un polo esclusivamente alternativo non hanno prodotto i risultati sperati. Al contrario, hanno contribuito ad allontanarci dal comune sentire di una parte significativa del nostro popolo, riducendo la nostra riconoscibilità e la nostra capacità di incidere concretamente nella società. Noi, dall'Umbria, abbiamo maturato una convinzione: la politica italiana non può fare a meno di Rifondazione Comunista. Ma perché questo sia possibile il nostro Partito deve tornare a essere percepito come utile, credibile e capace di incidere nella realtà, qualunque sia la forma concreta con cui declina la propria iniziativa politica. Le accuse di stalinismo o di antidemocraticità ci sembrano francamente fuori luogo. Il confronto interno è vivo, a tratti anche duro, ma rappresenta la normalità di un partito democratico. Nei territori le federazioni stanno tornando a svolgere un'intensa attività politica, nel pieno rispetto dell'autonomia loro riconosciuta dal Congresso nazionale e in costante rapporto con le realtà sociali nelle quali operano. Proprio per questo il nostro ruolo è troppo importante per dividerci oggi, mentre il Partito sta finalmente mostrando segnali concreti di ripresa. Questo non significa appiattire le differenze né lanciare un generico appello al "volemose bene". Significa, al contrario, riconoscere che la ricchezza del nostro Partito risiede nella pluralità delle idee, che devono continuare a confrontarsi apertamente e a essere democraticamente sottoposte al voto delle iscritte e degli iscritti. Ma, una volta concluso il confronto, serve l'impegno di tutti e tutte nel lavoro politico e nella lotta quotidiana per rilanciare Rifondazione Comunista. |