CPN 27 - 28 giugno 2026

Franco Cesareo

Compagne e compagni,
viviamo una fase estremamente complessa. La situazione internazionale continua a essere segnata da guerre, tensioni geopolitiche, riarmo e crisi umanitarie che rendono ancora più urgente riaffermare il valore della pace, della diplomazia e della cooperazione tra i popoli.
Anche negli Stati Uniti e in Europa assistiamo a una crescente compressione dei diritti sociali e civili, mentre avanzano modelli politici sempre più autoritari e diseguali. In questo contesto il compito della sinistra di alternativa è tornare a essere credibile, utile e radicata nella società.
Vorrei partire dall'esperienza della nostra federazione.
Le elezioni comunali di Perugia hanno dimostrato che è possibile costruire un progetto vincente senza rinunciare alla nostra identità. La candidatura di Vittoria Ferdinandi è stata il frutto di un lavoro politico lungo, unitario e lungimirante, nel quale Rifondazione Comunista ha avuto un ruolo determinante.
Lo stesso approccio, non senza dubbi e criticità, ci ha guidato alle elezioni regionali, dove abbiamo scelto di contribuire alla costruzione di una proposta chiaramente orientata alla difesa della sanità pubblica, della pace e della giustizia sociale.
La precedente amministrazione regionale ha lasciato un'eredità pesante: liste d'attesa, crisi della sanità territoriale, scarsa attenzione alle politiche ambientali, ai diritti sociali e al lavoro. Era nostro dovere contribuire a costruire un'alternativa.
L'esperienza umbra ci consegna una lezione semplice: Rifondazione cresce a poco a poco quando riesce a essere forza di proposta, di lotta ma anche di governo locale senza perdere autonomia politica.
Per questo sosteniamo una linea che favorisca a livello locale alleanze costruite sui contenuti e sulle persone, non sugli accordi di vertice. In sintesi, la nostra proposta potrebbe essere riassunta in uno slogan:
"Cercare una Vittoria Ferdinandi in ogni parte d'Italia."
Significa individuare figure credibili, radicate nei territori, capaci di rappresentare una prospettiva di cambiamento e di parlare anche a chi oggi non vota più.
Negli ultimi anni, nonostante enormi difficoltà organizzative, il nostro partito ha continuato a essere presente: nelle mobilitazioni per la pace, nella difesa della sanità pubblica, contro l'autonomia differenziata, per il salario minimo, nelle vertenze sociali e nelle campagne elettorali.
Oggi però serve un salto di qualità.
Occorre rinnovare il gruppo dirigente, investire sui giovani, rafforzare il tesseramento, tornare nei luoghi del lavoro, dello studio e del conflitto sociale.
Dobbiamo parlare con forza di sanità pubblica, lavoro stabile e sicuro, lotta alle disuguaglianze, casa, conversione ecologica, diritti delle donne, contrasto alle discriminazioni e difesa della Costituzione.
La destra continua a mettere in discussione conquiste che ritenevamo consolidate. Per questo serve una sinistra capace non solo di testimoniare, ma di incidere realmente nella società.
L'esperienza umbra dimostra che questo percorso è possibile.
Rifondazione Comunista deve tornare a essere un partito utile, riconoscibile e protagonista.

Per quanto riguarda la questione CNG vorrei dire questo:
Lo Statuto del nostro Partito definisce in modo inequivocabile ruoli, competenze e prerogative dei diversi organismi dirigenti.

Criticare una relazione ufficiale di un organismo autonomo e sovrano è naturalmente legittimo. Meno comprensibile è farne un uso strumentale, così come appare poco coerente utilizzare gli strumenti della consultazione interna per aggirare la sovranità del Congresso nazionale, cui lo Statuto attribuisce le decisioni fondamentali della nostra organizzazione.

Questo vale a maggior ragione se è chiaro che la proposta che avanziamo non ha carattere organico o strategico, ma esclusivamente tattico in vista delle prossime elezioni politiche.

A nostro avviso Rifondazione Comunista ha oggi il compito storico di contribuire, con la propria autonomia politica e programmatica, alla sconfitta della destra postfascista italiana, parte di un'offensiva internazionale che alimenta guerra, politiche liberticide, regressione democratica e sociale.

Questo significa forse considerare il cosiddetto campo largo come il migliore dei mondi possibili? Evidentemente no. Significa forse mettere in secondo piano la nostra critica radicale al neoliberismo e all'attuale modello economico e sociale? Assolutamente no.

Noi, in Umbria, poniamo la questione in termini diversi: di connessione profonda con il nostro popolo di riferimento. In questi mesi molte persone ci riconoscono come una forza politica capace non solo di testimoniare le proprie idee, ma anche di contribuire concretamente al miglioramento delle condizioni materiali di vita delle cittadine e dei cittadini.

Lo dimostrano la rinascita di diversi circoli, il significativo aumento delle iscrizioni, soprattutto tra i giovani, la buona partecipazione alle nostre iniziative, ai banchetti, alle campagne pubbliche, ai comunicati stampa e alle attività sui social.

Significa allora che tutto stia andando per il meglio? Che la strada intrapresa sia certamente quella giusta? Nessuno di noi possiede una sfera di cristallo. Sappiamo però una cosa: i diciotto anni trascorsi nel tentativo, spesso generoso e politicamente rispettabile, di costruire un polo esclusivamente alternativo non hanno prodotto i risultati sperati. Al contrario, hanno contribuito ad allontanarci dal comune sentire di una parte significativa del nostro popolo, riducendo la nostra riconoscibilità e la nostra capacità di incidere concretamente nella società.

Noi, dall'Umbria, abbiamo maturato una convinzione: la politica italiana non può fare a meno di Rifondazione Comunista. Ma perché questo sia possibile il nostro Partito deve tornare a essere percepito come utile, credibile e capace di incidere nella realtà, qualunque sia la forma concreta con cui declina la propria iniziativa politica.

Le accuse di stalinismo o di antidemocraticità ci sembrano francamente fuori luogo. Il confronto interno è vivo, a tratti anche duro, ma rappresenta la normalità di un partito democratico. Nei territori le federazioni stanno tornando a svolgere un'intensa attività politica, nel pieno rispetto dell'autonomia loro riconosciuta dal Congresso nazionale e in costante rapporto con le realtà sociali nelle quali operano.

Proprio per questo il nostro ruolo è troppo importante per dividerci oggi, mentre il Partito sta finalmente mostrando segnali concreti di ripresa.

Questo non significa appiattire le differenze né lanciare un generico appello al "volemose bene". Significa, al contrario, riconoscere che la ricchezza del nostro Partito risiede nella pluralità delle idee, che devono continuare a confrontarsi apertamente e a essere democraticamente sottoposte al voto delle iscritte e degli iscritti. Ma, una volta concluso il confronto, serve l'impegno di tutti e tutte nel lavoro politico e nella lotta quotidiana per rilanciare Rifondazione Comunista.
Le persone passano, il partito resta. E resta anche l'idea che un altro modello di società sia possibile.
Per questo serve unità, coraggio e capacità di innovare.
Mettiamo da parte le contrapposizioni sterili e costruiamo insieme una Rifondazione più forte, più giovane e più presente nei territori.
Perché il nostro compito non è soltanto custodire una storia, ma costruire un futuro.

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