CPN 27 - 28 giugno 2026
Claudio Bettarello
Care compagne e cari compagni,
nella mattinata di venerdì ho comunicato al Collegio Nazionale di Garanzia (CNG) la mia irrevocabile decisione di dimettermi dalla carica di Presidente del Collegio dei Revisori.
Prima di spiegare sinteticamente le motivazioni di tale scelta, ritengo opportuno fare tre precisazioni.
1) Si tratta di una decisione che ho dapprima preso in considerazione ed alla quale poi ho dato corso in completa autonomia di giudizio.
Naturalmente, mi sono confrontato con le/i compagne/i a me più vicine/i e con l'area politica che, al termine del nostro ultimo Congresso, ha proposto il mio nome per il CNG ma tutte/i mi hanno lasciato piena libertà di scelta.
2) Come risulterà evidente nel proseguo, non ci sono criticità legate allo specifico lavoro del Collegio dei Revisori. Ringrazio ancora una volta per la disponibilità e la collaborazione il Tesoriere Roberto Morea, i compagni dell'amministrazione Alberto Celli e Marco Gabrielli, i miei colleghi revisori Pino Ciano e Luca Lorenzini.
3) La decisione che ho preso mi costa non poco.
Ritengo molto importante l'incarico che lascio; credo di aver fatto un buon lavoro (sia verso il Partito, sia nei confronti delle/dei tante/i iscritte/i cui ho fornito informazioni e chiarimenti); vi ho dedicato un bel po' di tempo anche al di fuori delle occasioni canoniche (per limitarmi ad un solo esempio, l'anno scorso ho geolocalizzato e visto con google maps circa cento dei nostri immobili per valutare nel modo più corretto possibile l'effettiva consistenza e natura del nostro patrimonio immobiliare).
E, soprattutto, mi dispiace perché c'era ancora molto lavoro da fare non tanto per riempire di soldini i nostri forzieri (quello non è compito dei revisori) quanto per aumentare la trasparenza e la comprensibilità delle informazioni trasmesse al corpo del Partito.
Tutto ciò detto, la gravità di quanto successo nell'intera vicenda legata al parere del CNG sulla conformità statutaria della richiesta di consultazione avanzata da circa 2.500 iscritte/i è tale da non poter restare senza risposta e richiede anche atti di dignità individuale.
Non parlo solo dei contenuti della "sentenza" emessa il 23 giugno (al termine di una riunione dell'organismo persino più rassegnata che altro) quanto anche del prima e del dopo: dall'evidente rifiuto a percorrere possibili sentieri di mediazione sino all'imbarazzante balletto (conclusosi positivamente) sulla distribuzione o meno alle/ai componenti del CPN del documento della cosiddetta "minoranza", ovviamente indispensabile per formarsi una convinzione libera e consapevole.
Tutto il percorso ha evidenziato (ovviamente a mio parere …) una totale perdita di autonomia del Collegio piegato (e disponibile a farsi piegare) al sostegno di una precisa scelta politica, quella di impedire in ogni modo lo svolgimento della consultazione.
Non mi interessa in questa sede approfondire il perché di questa totale chiusura: paura? Arroganza? Calcolo cinico? Ostacolo alle trattative in corso?
Quello che conta è che, a tal fine, non solo è stato bocciato uno specifico quesito (con dovizia di interpretazioni squisitamente politiche e palesi contraddizioni giuridiche) ma la durezza della sferza che è stata utilizzata ha finito per manomettere parte di quello stesso Statuto che si dice di voler difendere, marginalizzando e rendendo insignificante la possibilità di ricorrere a forme di democrazia diretta a supporto delle scelte politiche.
Insomma, il "non disturbare il manovratore" ha finito con il prevalere su qualsiasi esigenza dei passeggeri (che siamo poi noi).
Chi mi conosce sa che non ho certo problemi a condurre battaglie di minoranza, anche dure, in qualsivoglia sede o organismo di partito. L'ho fatto quando rappresentavo "sensibilità" che contavano il 5-10-15%, figuriamoci oggi che il documento 2 vale quanto meno metà partito ed è minoranza solo per decisione "a tavolino".
L'ho fatto e continuerò a farlo anche in CNG. Ma nel contesto descritto è per me impossibile continuare a rivestire una carica esecutiva (o, se si preferisce, di rappresentanza) in un organismo che si è dimostrato supino a decisioni di parte.
Con il mio atto di protesta sono altresì convinto di interpretare un sentimento diffuso.
Quello delle/dei non poche/i compagne/i, della mia area ma non solo, che in questi mesi, pur in presenza di una radicale contrapposizione di linee politiche, hanno operato nei territori "meticci", tra le/i Giovani Comuniste/i, nei gruppi di lavoro nazionali e locali per cercare di tenere aperti canali di confronto e terreni di azione comuni, per il bene e nello spirito della rifondazione comunista.
E che oggi sono francamente allibiti, dopo aver visto il modus operandi di un ristretto gruppo dirigente che risponde alle richieste di 2.500 iscritte/i allargando i fossati e riempiendoli di acqua e coccodrilli.
Purtroppo, l'ossequio alle regole più deteriori del potere maggioritario è ormai entrato nel dna di una parte del nostro Partito e la democrazia comunista si è rivelata in questa vicenda assai al di sotto dei normali standard di quella borghese, pur così giustamente vituperata.
Scusate il disturbo, compagne e compagni, e saluti comunisti.
(per quelli libertari, non mi pare stagione).