CPN 27 - 28 giugno 2026
Fabrizio Baggi
Inizio questo mio intervento con un senso di profondissima amarezza e con una totale indignazione per le parole che Dino Greco ha scelto di rivolgere ai compagni che rappresentano la minoranza del partito. In questi anni mi sono sentito dire molte cose, "settario", "pretoriano di Paolo Ferrero" e via discorrendo ma mai nessuno si era permesso di definirmi un "esponente di prima linea" con l'accezione e i toni che sono stati usati oggi in questa sede. Esigo ufficialmente che Dino Greco riprenda le proprie parole, le giustifichi e si scusi per questa definizione inaccettabile che lede la dignità del confronto interno, altrimenti, visto che in questo partito parliamo tanto di correttezza e di organi di garanzia, mi verrebbe proprio voglia di chiedere – in maniera ufficiale - al presidente del CNG quale sia il suo giudizio su una simile etichettatura tra compagni di uno stesso partito
Venendo ai nodi politici centrali, voglio ricordare a tutti che il documento che ha vinto l'ultimo congresso dichiarava esplicitamente, nero su bianco, che non sussistevano affatto le condizioni perché Rifondazione Comunista entrasse a far parte del cosiddetto "campo largo"
Tuttavia, i fatti politici degli ultimi mesi raccontano una storia completamente diversa e preoccupante: in tutte le tornate elettorali amministrative recenti, siano esse regionali o comunali, laddove la maggioranza del partito gestisce la linea nei territori, si finisce sistematicamente per stringere accordi con il centrosinistra. Questo accade in territori tra loro geograficamente e politicamente diversissimi, il che dimostra inequivocabilmente che non si tratta di una scelta dettata dalle contingenze locali, ma di un'evidente e deliberata scelta di linea politica nazionale di fatto.
Nelle relazioni del segretario ci viene continuamente spiegato che il Partito Democratico non sarebbe più quello dell'era Renzi, peccato però che proprio recentemente la stessa segretaria del PD abbia dichiarato ufficialmente che Renzi farà parte della coalizione
Mi chiedo anche se qualcuno tra noi creda davvero che un'ipotetica vittoria di questo centrosinistra porterebbe all'abolizione dei decreti sicurezza; forse pensano che, nel caso il PD fosse il primo partito, chiamerebbe direttamente Minniti per cancellarli?
Viene spesso invocata la necessità di un "accordo tecnico" per sconfiggere le destre, come se noi compagne/i del documento di minoranza non fossimo consapevoli della gravità della minaccia fascista nel Paese, Personalmente, e non sono il solo, collaboro attivamente da anni con l'Osservatorio democratico sulle nuove destre e con i collettivi antifascisti e me ne rendo conto perfettamente, ma sono anche convinto che la valanga di voti per Giorgia Meloni non sia solo frutto di un'adesione unicamente ideologica. Meloni ha intercettato un enorme voto operaio a causa delle politiche economiche e sociali scellerate e devastanti che il centrosinistra ha attuato quando ha governato. Le migliaia di ragazzi della "generazione di Gaza" che hanno riempito le piazze non guarderanno mai a una Rifondazione che si snatura per collaborare con un campo largo che include Renzi o Calenda
Il tema della guerra, che è centrale, è praticamente sparito dalla relazione del Segretario mentre a mio avviso deve restare il punto dirimente per qualsiasi scelta.
Il PD ha spesso posizioni più guerrafondaie della stessa Lega e continua a sostenere l'invio di armi in Ucraina. Noi sosteniamo da sempre che mandare armi non sia la via per la pace; per fermare il conflitto bisogna avere il coraggio di trattare e di riaprire immediatamente i canali di negoziazione con la Russia. Io mi sono iscritto a Rifondazione dopo i fatti di Genova perché vedevo un partito con un ruolo e un'identità chiari, ma oggi, guardando la nostra situazione, dubito che un giovane farebbe la stessa scelta.
Sulla democrazia interna poi, siamo al punto in cui ben 2500 compagne e compagni hanno firmato mettendoci la faccia per chiedere un atto di trasparenza: permettere alla base di scegliere la linea politica elettorale. Questa richiesta viene stroncata da una sentenza del Collegio di Garanzia che chiude qualsiasi ipotesi di consultazione dal basso. Trovo paradossale che in questo CPN chi chiede democrazia venga talvolta additato come un "terrorista" il tutto mentre la controrelazione dei membri di minoranza del CNG non viene nemmeno diffusa se non dopo ripetute richieste. Se non ripristiniamo subito la democrazia interna, il nostro partito finirà inevitabilmente per sbattere contro un muro.