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CPN 10-11-12 aprile 2026
Rosa Rinaldi
"Siamo ancora qua", inchiodati al congresso, alle nostre certezze, mentre invece penso che, qualche volta, dovremmo avere l'umiltà del dubbio, avere una duttilità di pensiero, che non significa certo, cambiare "Barricata", passare al "Nemico", significa, piuttosto guardare ai propri percorsi e fare i conti con la realtà che ci appartiene. Dovremmo fare un bilancio politico severo, serio, capace di rialzare lo sguardo dal nostro litigioso quotidiano.
Bilancio che abbiamo provato a fare al congresso. Il documento che ho sostenuto propone un'analisi su di noi, sui percorsi tentati, sulle scelte che abbiamo fatto, sulla società, un'analisi che ricostruisce i percorsi passati per proporne uno adeguato alla fase sociale e politica dell'oggi e per il futuro.
Quante batoste politiche abbiamo preso? Quante sono le compagne e i compagni che si sono allontanati da noi, magari per impegnarsi nel sociale o che hanno fatto altre scelte politiche e non mi riferisco agli ultimi casi, ma ai tanti anni che abbiamo alle spalle, quali e quante sono le domande che quelle compagne e quei compagni si sono poste? Possiamo davvero dire che: sono tutti nemici, tutti traditori, tutti venduti, tutti opportunisti e ognuno secondo il proprio vocabolario politico, o invece, c'è un problema? Un problema persino di efficacia se pensiamo alle ore ai tempi che spendiamo nella nostra militanza politica. Io mi pongo la domanda e, forse, dovremmo porcela insieme, su dove puoi depositare il tuo impegno, i tuoi pensieri, le tue proposte. Se sei o non sei un'alternativa politica e sociale. Sono le domande che ci portiamo dietro dal congresso, schierandoci incapaci di trovare risposte comuni. Penso che il nostro partito, davvero, stia vivendo una forte crisi di senso. Lo dico perché io la domanda di: "A che serve un partito" me la faccio e me la continuo a fare da molto tempo.
Sono una compagna che non è mai stata inchiodata alla posizione che ha preso in una certa fase politica. Sono tra quelle che è rimasta nel Partito quando ci fu la grande scissione, abbiamo portato avanti il partito con fatica quando il segretario era Paolo Ferrero. Sono una compagna che ha accettato, e ringrazio, di essere candidata alla presidenza della regione Lazio, sapendo che non era una scelta condivisa, ma ritenendo che fosse bene provarci. Però, compagne e compagni, solo gli stupidi continuano a non vedere che la realtà che descrivono è cambiata, e restano inchiodati alla stessa posizione. Penso che noi questi conti li dobbiamo fare se vogliamo continuare ad avere un partito, se vogliamo continuare ad avere l'ambizione di giocare un ruolo nelle grandi associazioni che si formano e nei movimenti specie in questi tempi di guerra.
Io intervengo poche volte, ma la discussione che sento in questo organismo la trovo attardarsi sempre sulle stesse cose! Dovremmo smetterla di non riconoscere Rifondazione come un partito, che non è un'associazione o un movimento. Un partito, promuove, la partecipazione a iniziative e movimenti attraverso diversi strumenti. Siamo in iniziative larghe come facciamo, per esempio, attraverso Transform, dentro i movimenti che si stanno costituendo in molte città. Io penso che noi avremmo il dovere di fare un bilancio dei nostri ultimi dieci anni perché a me pare di assistere ad un "danza immobile" nella nostra discussione. Lo facciamo come se il tempo non fosse passato, intanto accade di tutto. Abbiamo svolto un congresso in cui ci siamo divisi. Non siamo state e stati capaci di trovare una mediazione. Però quel congresso va rispettato nelle sue scelte e nelle sue indicazioni. Io, non rinnego nulla del mio passato dentro questo partito e delle scelte fatte, alcune nel tempo le ho mutate perché, ripeto, solo gli stupidi non cambiano opinione mai neppure di fronte alla realtà che muta.
Allora, se il partito è un partito, penso che abbiamo il dovere di capire e decidere come lo portiamo a fare qualche passo avanti, come evitiamo che le vite delle persone siano determinate dal quadro politico di destra e/o delegando ad altri il cambiamento a favore della nostra gente.
Non mi ha mai scandalizzato la costruzione di alleanze nella chiarezza, perché, ciò che va rivendicato è la chiarezza, è il tuo/nostro punto di vista. Penso che non si possa essere o rimanere marginali come, purtroppo, noi siamo da troppi anni. Non rinnego nulla, ci abbiamo provato, sono più di dieci anni che ci proviamo. Abbiamo fatto un sacco di cose, messo insieme soggetti costruito alleanze per un'alternativa ma, dobbiamo dircelo: sono fallite tutte! Dall'alleanza con i compagni di Napoli, in qua, ribadisco: sono fallite tutte! Ora, mi pare di capire che stiamo lavorando in prospettiva su due tracce tra loro differenti! Invito tutte e tutti ad evitare di arrivare troppo tardi, perché altrimenti è evidente che la divisione politica sulla prospettiva si trasforma in rottura. Da più interventi sento invocare la consultazione delle iscritte e degli iscritti che è già prevista e decisa! Voteremo quando le ipotesi su cui scegliere saranno maturate e sarà sempre questo organismo a discuterle e a proporre il quesito a tutte le iscritte e gli iscritti. Anticipare il referendum in questo quadro non delineato, significa tentare di rendere lo strumento o impedente qualunque accordo o il via libera qui ed ora, al buio! Insomma compagne e compagni, dipende da cosa riusciremo a costruire dentro questo percorso. Il punto non è entrare nel "Campo largo" il punto è se torniamo a dare un senso a questa nostra comune storia, è se facciamo politica oltre che per noi per provare ancora a cambiare il mondo, tornare ai "Fondamentali". Sono una compagna con un suo percorso politico, come tante e tanti di noi, sono stata iscritta al PCI ed entrata in Rifondazione con il gruppo CGIL di Essere Sindacato, ho fatto le mie scelte ed ho imparato in quei passaggi che l'opportunismo non fa parte del mio vocabolario politico.
O le scelte si misurano con la realtà concreta, con i movimenti che ci sono in campo, con le possibilità reali che gli obbiettivi che ti dai possano realizzarsi ed arrivare da qualche parte o, altrimenti, forse possono soddisfare qualche vanità ma li si fermano. Mi permetto di invitare tutte e tutti noi, con rispetto e modestia, a smettere queste "scaramucce", e lo chiedo, in particolare alle compagne e compagni che hanno una storia in questo partito. Il referendum, non è un'opzione da decidere, il referendum è la scelta, è stato deciso, si farà!
Concludendo compagne e compagni, credo che il dovere di fare un bilancio della nostra storia sia un dovere per tutte e tutti quanti noi, e lo dico al compagno, per me anche amico, Paolo Ferrero, con il quale ho condiviso la direzione di questo partito per molti anni. Noi siamo un partito, vorremmo essere un partito che in altri momenti ha costruito alleanze anche prima de l'Altra Europa, penso che dovremmo fare i conti con i cambiamenti radicali, da un punto di vista delle forme della politica che sono venute mano a mano avanti, associazioni, movimenti e partito. Puntando ad una prospettiva per il nostro partito, non per i singoli e le singole, per il partito. Perché se questa non ci fosse, allora, noi dovremmo fare delle scelte radicali di ben altra dimensione.
Grazie per l'attenzione.