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CPN 10-11-12 aprile 2026

Gianluigi Pegolo

Concordo con la proposta avanzata dal compagno Acerbo della necessità di costruire nel Paese una ampia convergenza delle forze democratiche e progressiste in un Fronte democratico e costituzionale per battere le destre. Cercherò di spiegare le ragioni di fondo che motivano questa mia convinzione.

1. A differenza dei compagni del secondo documento congressuale, io credo che non ci troviamo semplicemente di fronte al prolungamento di una lunga fase di crisi della globalizzazione, e che pertanto si tratti di dare continuità alla proposta di costituzione di un polo alternativo sia alle destre sia al centro sinistra. Credo invece che la fase sia caratterizzata da una profonda discontinuità, sia nella politica internazionale che in quella nazionale. tale discontinuità è caratterizzata dal passaggio a una forma di imperialismo che, smarrita la propensione all'esercizio di una qualche egemonia da parte degli Stati Uniti, sia approdato a una volontà di dominio, in cui la guerra ha sostituito la diplomazia come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Per molti versi ci troviamo di fronte a una "propensione coloniale". Questa scelta rende quindi la guerra attuale e apre la via a conflitti crescenti. La ragione a mio avviso sta nel fatto che l'integrazione prodottasi a livello economico a scala planetaria non consente il ricorso a facili ritorsioni protezionistiche, spesso infruttuose e controproducenti. Nella competizione globale è la forza l'unico mezzo decisivo da parte delle elite che vogliono rimettere in discussione gli equilibri globali. Nazionalmente, l'avvento del governo Meloni, come delle altre destre radicali e populiste europee che si sono affermate a partire dagli anni 2000 in Europa, non segna semplicemente l'acutizzazione della opzione neo liberista, ma costituisce l'entrata in campo di una destra bianca e suprematista con evidenti venature fasciste che mira a imporre un regresso di civiltà fondata sulle restrizioni alla democrazia, sulle discriminazioni razziali, sul ritorno all' oscurantismo conservatore, in nome del nativismo. Le due tendenze sono ovviamente convergenti, pur se si sviluppano con contraddizioni, e si alimentano reciprocamente. Per questo si richiede una risposta immediata e qualitativamente nuova. E cioè l'unità delle forze democratiche, la sconfitta elettorale della destra per via elettorale, lo sviluppo di un forte movimento di massa e una lotta per la pace.

2. in quest'ottica, occorre rivedere l'analisi sui movimenti sociali e, in particolare, sulla natura delle mobilitazioni – uniche in Europa- verificatisi in Italia in questi mesi in particolare sulle questioni internazionali. A differenza di quei compagni che nel partito leggono queste mobilitazioni come la semplice emersione di una radicalità che si contrappone al moderatismo del "campo largo", io penso che la loro forza ed estensione siano state dovute in larga misura alla partecipazione di molteplici soggetti. Fra questi, in particolare, vorrei segnalare l'assoluta importanza di grandi organizzazioni di massa che hanno dato un contributo decisivo alla loro riuscita. Mi riferisco in particolare alla CGIL il cui apporto -dall'avvio della "Via maestra" in poi - è stato decisivo. Ma non solo. Sarebbe puerile negare che l'appoggio anche se più o meno convinto, dell'opposizione parlamentare è stato molto importante perché ha contribuito a una legittimazione di massa della protesta. E' quindi la combinazione anche eterogenea di questo schieramento che ne ha consentito il successo. L'unità fra soggetti eterogenei e' sicuramente anche una caratteristica della vittoria del NO.

3. La conclusione logica è che oggi occorre valorizzare l'unità, anziché operare per isolare alcuni soggetti dagli altri. In tal senso, occorre evitare una sciocca contrapposizione fra sociale e politico e prendere atto di una semplice dato di fatto: non esisterebbe lo spazio per l'affermazione di progetti radicali nel caso in cui la destra si consolidasse nel ruolo di governo. Chi pensa che ciò alimenterebbe il conflitto sociale si illude. Vale invece il contrario: la destra va battuta ora per lasciare aperta una prospettiva di trasformazione. Dopo sarebbe troppo tardi. Nasce da qui il ruolo che i comunisti dovrebbero assumere che è quello di lavorare per l'unità e nel contempo produrre un'offensiva programmatica perché battere le destre è oggi possibile solo con una proposta convintamente alternativa. Ciò implica l'abbandono delle politiche neo liberiste che hanno imperversato in questi anni. E' questa la scommessa che tutto il partito dovrebbe assumere, uscendo dalla sterile contrapposizione di formule. A tale proposito un'ultima considerazione mi pare obbligata. La consultazione sulle scelte elettorali del partito è un diritto degli iscritti e nessuno vuole negarlo, ma ciò è possibile facendo pronunciare gli iscritti su un deliberato preciso del massimo organi politico e cioè il CPN. Non è invece possibile chiedere una consultazione preventiva su elementi di indirizzo politico, la cui decisione spetta necessariamente agli organi dirigenti.

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