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CPN 10-11-12 aprile 2026

Roberto Musacchio

Ho condiviso la relazione di Acerbo perché dà conto dell'attuazione della linea politica scelta al congresso e del nostro impegno per tornare protagonisti e dare un contributo sulle questioni drammaticamente aperte, dalla guerra alla fascistizzazione, all'emergenza economica e sociale.
Fare politica non è farsi un selfie autoreferenziale ed elettoralistico, peraltro con risultati purtroppo da tempo assai miseri, disegnando la realtà politica come statica per motivare in realtà la propria fissità. Ed esaltando movimenti a cui si è sostanzialmente estranei, pretendendo di interpretarne la natura autentica a cui in realtà si sovrappongono le proprie velleità.

Politica è incidere. Come nel referendum dove abbiamo lavorato ai comitati unitari, contribuito alla scelta di raccogliere le firme popolari che hanno consentito di cambiare il quesito, porre al centro la Costituzione, consentire una campagna largamente partecipata.
Abbiamo contrastato guerra, riarmo, genocidio, repressione, marcando le distanze quando necessario come nel caso della piazza della "Europa reale" convocata da Repubblica a cui abbiamo contrapposto quella dell'Europa della pace. Ma lavorando subito ad allargare, fare convergenze, aprire contraddizioni. Perché l'obiettivo è fermare la guerra e il riarmo non usarli per motivare se stessi. Abbiamo letteralmente inventato Stoprearm, intervenendo su un punto assolutamente critico nelle stesse sinistre radicali europee e ricostruendo unità contro il warfare. Chi parla delle cose che non vanno nel campo largo italiano deve andare a vedere i voti, purtroppo, anche del nostro gruppo parlamentare europeo.

E deve sapere che l'Italia è l'unico Paese d'Europa dove forze che rappresentano intorno al 20%, cioè Cinquestelle e Avs, votano contro l'invio di armi e il riarmo. In Spagna, in Francia ad esempio non è così. Eppure il governo Sanchez fa cose utili. Eppure in Francia la France Insoumise, che ha avuto posizioni diverse per altro dalle nostre sull'Ucraina e ora sta litigando duramente con i socialisti, alle amministrative laddove non è avanti nei ballottaggi si ritira a favore dei socialisti. Questo succede perché in Spagna si vuole impedire che Vox vada al governo. E lo stesso in Francia con Le Pen. E ci si aspetta che noi in Italia si cacci Meloni. Come sono convinto che si aspettino la quasi totalità di quelli a cui guardiamo. E questo sarà il tema delle elezioni.

E da questa realtà non si sfugge. Naturalmente non ci si appiattisce. Non si torna nel Centrosinistra perché Rifondazione non c'è mai stata. E non si va in nessun campo largo, che non ci appartiene e che per altro vede quasi la sua metà con posizioni contro la guerra. E noi non vi confluiamo ma proponiamo un accordo elettorale e lavoriamo per premere sui punti decisivi. Autonomamente si lavora a costruire le condizioni per mandare via Meloni e fermare la guerra. Dopo Stoprearm abbiamo contribuito in modo diretto a No Kings, una convergenza più larga che lega più temi ed ha realizzato la più grande manifestazione europea contro la guerra. Sottrarsi per ragioni politiciste a questa convergenza è la scelta fatta da settori che lavorano alla cosiddetta presenza elettorale alternativa.

E, si badi bene, i movimenti da noi ispirati hanno cercato e praticato unilateralmente l'unità. Rifiutata per politicismo elettoralistico dall'altro versante. Pare del tutto evidente che se questo accade lontano dalle elezioni si arriverebbe in campagna elettorale a farla in primis contro il campo largo. Quando per altro ogni voto può essere determinante per mandare via Meloni e impedire che magari arrivi alla presidenza della Repubblica.
Abbiamo vinto il referendum. Ed è stato un fatto importante. Nelle ore drammatiche della notte dell'Iran credo che abbiano pesato i movimenti No Kings degli USA, come il fatto che per la prima volta in quel Paese non vi sia unità bipartisan sulla guerra.

E hanno pesato le parole di Prevost che troppo precocemente era stato considerato un Papa di riflusso e che invece sta interpretando con grande forza l'idea che nega totalmente il diritto dei dominanti alla guerra. Idea fondamentale e non campista. Deve tornare la lotta di classe al posto della guerra. Soprattutto in Europa, che è il contesto ormai ineludibile in cui agire. Il 14 giugno saremo a Bruxelles per il welfare contro il warfare, contro il riarmo, il 28esimo regime che è la nuova Bolkestein, per una democrazia europea che non esiste. Il movimento operaio deve fare con l'Europa quello che ha fatto con gli stati nazionali, farla propria. Perché dai terreni di lotta non si può sfuggire ma bisogna conquistare il campo, non c'è l'esodo ma la Rivoluzione.

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