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CPN 10-11-12 aprile 2026

Stefano Grondona

Compagne e compagni,
siamo giunti a un punto di non ritorno. Dobbiamo avere il coraggio della verità, anche quando questa è scomoda. La domanda che dobbiamo porci oggi non è come sopravvivere tatticamente, ma chi vogliamo essere.
Il Partito della Rifondazione Comunista è nato con una missione precisa: essere il baluardo dell'alternativa, la voce di chi non ha voce, il presidio di un programma di rottura contro il pensiero unico liberista. Oggi, però, vedo all'orizzonte una deriva che rischia di trasformare la nostra storia in un triste epilogo.

Si sente parlare di "accordi", di "scelte di campo", di "alleanze necessarie" con il Partito Democratico e con il centro sinistra. C'è chi prova a indorare la pillola usando distinguo semantici, parlando di "convergenze tecniche" o "patti di desistenza".
Diciamocelo chiaramente: sono distinzioni messe in campo solo per mascherare le cose. Chiamatelo accordo, chiamatela alleanza, chiamatela "scelta di responsabilità": la sostanza non cambia. Se si sceglie di legare il destino di Rifondazione comunista a quello del centro sinistra, si sta firmando la nostra condanna a morte. Non è una strategia, è una resa.
Rifondazione ha sempre trovato la sua forza nel suo programma di alternativa e nella sua dignità. Questa dignità non ci è stata regalata dai palazzi, ma è stata costruita giorno dopo giorno dalla passione dei militanti.
Passare dall'altra parte, entrare nell'orbita di quel centro sinistra che ha avallato le politiche di precarizzazione, i tagli alla sanità e l'invio di armi, significa tradire quella passione.

Proprio per queste ragioni, noi chiediamo che su una scelta così radicale e irreversibile la parola torni a chi il partito lo tiene in vita: agli iscritti. Chiediamo un referendum interno perché sia la base a sancire una direzione chiara.
E qui assistiamo a un fenomeno politicamente grottesco. Coloro che spingono per l'abbraccio con il centro-sinistra, coloro che si riempiono la bocca con la parola "libertà", arrivano a sostenerne che il referendum oggi non si debba fare. Lo vorrebbero fare a giochi fatti. Salvo poi annunciare che oggi, in questo CPN, proporranno una linea di accordo con il PD e con tutti coloro pronti a coalizzarsi, compresi Renzi e Calenda, e proporranno questa linea ovviamente con un mascheramento. Infatti parleranno di programma pur sapendo che nessun nostro programma con i nostri punti essenziali potrebbe mai essere accettato dal centrosinistra e pur avendo dichiarato che la scelta di accordo viene da loro fatta per ragioni di collocamento, "per battere la destra", indipendentemente ed a prescindere dal programma.

Ma perché non si vuole interpellare i militanti ora? Perché non si vuole dare voce a chi, con il proprio tesseramento e la propria passione, permette a questo partito di esistere?
La verità è un'altra. Non volere il referendum tra gli iscritti ora, e si parla dello strumento massimo della partecipazione, significa avere paura del giudizio dei compagni. Parlano di "libertà", ma è una libertà a senso unico: la libertà dei vertici di cambiare rotta senza dover rendere conto a nessuno.
Parlano di accordi con il centro sinistra. Dicono: "Dobbiamo farlo per contare qualcosa". Ma cosa contiamo se diventiamo la stampella sbiadita di un sistema che dovremmo combattere?
Se perdiamo il nostro programma di alternativa, diventiamo invisibili.
Se perdiamo la nostra autonomia, diventiamo superflui.
In questo momento storico, la scelta di campo verso il centro-sinistra non è un'evoluzione: è il passaggio definitivo "dall'altra parte". È la rinuncia a essere il polo di attrazione per chi è deluso e sfruttato.
Compagne e compagni, difendiamo la nostra dignità, difendiamo la nostra proposta politica di alternativa. Non permettiamo che la nostra storia venga svenduta in un accordo di vertice.
Restiamo dove dobbiamo stare: dalla parte dei lavoratori, fuori dai giochi di potere di chi ha già dimostrato di non avere a cuore i nostri valori.

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