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Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista con 15 euro al mese. Compila questo modulo SEPA/RID online. Grazie CPN 10-11-12 aprile 2026 Stefano Galieni Ringrazio intanto il compagno Cosentino per come ci ha illustrato la situazione siciliana. Considero scontato che Rifondazione Comunista non potrà mai sostenere un candidato proveniente da FdI, così come – giustamente e in maniera unitaria – in Toscana non ha sostenuto il Pd di Giani. Per tutto il partito candidati e programmi sono impresentabili. Ieri 11 aprile, alla manifestazione per Cuba, ho poi molto apprezzato l'intervento del compagno Cremaschi, non certo accusabile di moderatismo, che ha di fatto salutato con favore le scelte politiche di Sanchez, un socialista più moderato di gran parte del Pd nostrano – come spiegato da Mantovani – e che ha vietato l'uso dello spazio aereo iberico ai caccia Usa. Considerando i sistemi elettorali diversi, in Francia il compagno Melenchon, di FI, piuttosto che far vincere i candidati di destra, al ballottaggio ha dato indicazioni di voto per i socialisti. Certo da noi il secondo turno non esiste. E penso anche al Portogallo. Il PCP, di cui sono stato ospite lo scorso anno alla Festa do Avante, alle presidenziali ha sostenuto, sempre al ballottaggio, il candidato socialista per impedire l'avanzata della destra ed è un partito, anche ideologicamente molto netto nelle proprie scelte. Questo si dipende dai diversi sistemi di voto ma anche dall'aver percepito la dinamicità degli scenari politici, Fossilizzarsi non è possibile. Lo hanno capito, in maniera diversa anche negli USA. I Democratic & Socialist of America, operano addirittura all'interno della palude del Partito Democratico, spostandone l'asse su posizioni molto radicali. La vittoria, prima alle primarie e poi alle elezioni a NY di Mamdani, qualcosa ci dovrebbero insegnare. Non hanno rinunciato ai propri principi ma hanno scelto il confronto anche aspro. Passando all'Italia, sto seguendo molto – da privilegiato che può dedicarsi h24 alla politica e che partecipa a quasi tutte le mobilitazioni in cui può essere, al mov No Kings, seguendone tutte le contraddizioni. Sono d'accordo col compagno Ferrero quando parla delle eccedenze che si manifestano in quel movimento. Partecipandoci – a differenza di chi ne parla da spettatore – penso di poter dire con certezza che chi si mobilita vive la rappresentanza come una condizione fluida al punto, sovente, di non votare quando si tratta di delegare ma di impegnarsi quando si tratta di esercitare i propri diritti con modalità referendaria. In quel mondo nessuna forza è considerata completamente credibile e affidabile, quello che viene chiesto è di unirsi su contenuti netti che segnino discontinuità col passato. Sono anticorpi, spesso molto giovani, al rischio di fascistizzazione con cui è necessario relazionarsi ponendosi in fase di ascolto e ricezione, non pensando che facciano già parte del proprio patrimonio, magari elettorale. Si tratta di costruire da questo punto di vista un fronte comune in cui ognuno mantenga la propria autonomia e in cui le differenze non vengono cancellate. Mi fanno sorridere quelli che elencano le distanze fra Rifondazione e il Pd. Mi fanno sorridere perché se queste non esistessero saremmo forse un solo partito. A mio avviso, di tali dinamiche, alle persone che vivono e soffrono al di fuori dalla nostra bolla, non importa assolutamente nulla. Importa cacciare il governo Meloni, importa impedire che le basi militari esistano come luoghi di morte per procura, importa veder affrontati temi come il reddito, l'ambiente, la sanità, la scuola, la cultura, la violenza di genere, i diritti, la redistribuzione delle ricchezze. Importa la difesa della Costituzione. In un contesto di guerra che cambia in continuazione, tutti i partiti hanno difficoltà a ricollocarsi. Lo stesso Pd, con gravi problemi al proprio interno, ha dovuto rendere più esplicita la propria posizione verso la Palestina e arrivando a proporre lo stop agli accordi con Israele. Mi riguarda o no? Se scelgo di estraniarmi divento inutile, soprattutto per la nostra classe di riferimento, percepito anche come dannoso. Se scelgo di discutere accetto la sfida. Noi, come è stato detto nella relazione, non entriamo nel campo largo ma ci misuriamo concretamente. Come già detto se si presentano scenari come quello siculo o toscano, torniamo a presentarci col nostro simbolo, se si creano nel presente condizioni diverse, affrontiamole. La nostra gente non vive nelle responsabilità del passato – ne abbiamo anche noi – ma deve poter mutare il presente e il futuro. Non importa nulla di rimetterci a discutere degli errori di Turati o di Spartaco, importa ottenere risultati di discontinuità. Ci vogliamo provare? Vogliamo agire da Partito Comunista consapevole della gravità del presente, (guerra e recessione) invece di rinchiuderci nel nostro sterile orticello giocando a voler sovvertire l'esito congressuale con modalità e tempi sbagliati? Considero questa ipotesi inutile e controproducente.
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