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CPN 10-11-12 aprile 2026

Franco Ferrari

Difendere il prc da chi vuole liquidarlo nell'ennesimo "contenitore"

Nel 1926 si tenne a Lione il Terzo Congresso del Partito Comunista d'Italia, nel quale si sancì il definitivo passaggio dalla direzione bordighiana a quella gramsciana. Nella riunione della Commissione politica ci fu una discussione tra Bordiga, Gramsci e altri dirigenti su una questione di grande importanza. Bordiga accusava la nuova leadership del partito di sopravvalutare le differenze e i contrasti "tre le diverse frazioni della borghesia". È molto meno grave l'errore di svalutare queste contraddizioni, sosteneva il dirigente napoletano. Gramsci lo interruppe dicendo: "anche per un errore di quest'ultimo genere compiuto dal nostro partito il fascismo ha potuto così agevolmente andare al potere". Un altro dirigente della corrente gramsciana, Mauro Scoccimarro aggiunse: "Noi non accettiamo la formulazione di Bordiga secondo la quale è indifferente che si trovi al potere Mussolini o Amendola" (ndr: Giovanni, esponente della borghesia liberale antifascista). Ho richiamato questo fatto storico per segnalare come l'incapacità di analizzare la realtà e trarne la giusta strategia è un errore che si ripropone nella storia.

Spesso il settarismo è una comprensibile, ma sbagliata perché inefficace, reazione allo sbandamento verso destra della sinistra moderata. Questo è il senso della svolta politica effettuata al Congresso nel quale abbiamo rimosso il dogma del "mai col PD", che poi è diventato "mai col centrosinistra" e per alcuni anche "mai con le organizzazioni di massa" (CGIL, ANPI, ARCI) o i movimenti (StopRearm, NoKings), che non siano sufficientemente "puri".
Abbiamo anche preso atto che 15 anni di polemica frontale, quotidiana, ossessiva contro il PD, non ha lasciato un solo graffio in questo partito, mentre ha allontanato decine, se non centinaia di migliaia di persone dal nostro partito.
I 15 milioni di "No" nel referendum hanno chiaramente espresso la preoccupazione diffusa per il carattere autoritario e anticostituzionale del progetto della destra. E chiedono alle forze di opposizione di impedirne la prosecuzione. L'unico modo per rispondere a questa richiesta è di costruire una convergenza elettorale nel 2027. Si dice che questi non sono voti per il "campo largo". Il che è vero, anche perché questa coalizione non si è mai presentata alle elezioni politiche. Va aggiunto però che questi 2 milioni circa di elettori che si sono espressi per il "No" (provenienti, si ritiene, dall'astensione), nelle elezioni politiche del 2022 non hanno nemmeno votato per la nostra lista di "Unione Popolare" e nemmeno nel 2018, per, l'allora unitario, "Potere al Popolo".
La minoranza, seppure con molte reticenze e fumosità, propone di riprovarci per la terza volta con lo stesso schema, le stesse argomentazioni e, più o meno, le stesse facce.

Bisogna segnalare un punto cruciale. Perché si chiede di tenere oggi a un anno e mezzo dalle elezioni un referendum sulle modalità di presentazione del partito? Non ci sono solo elementi strumentali ed opportunistici, ma l'idea che si debba creare l'ennesimo "contenitore" (forse il decimo o il dodicesimo) nel quale infilare il Partito. Non una convergenza elettorale o una lista unitaria, ma un altro "soggetto unitario e plurale" nel quale Rifondazione Comunista, i suoi iscritti e le sue iscritte, debbano rinunciare a gran parte della propria sovranità.
È indicativa, in tal senso, l'assemblea di Firenze, nella quale la discussione sulla strategia di Rifondazione era affidata ad un incontro convocato da soggetti esterni al Partito e a un dibattito nel quale poteva intervenire chiunque passasse per la strada in quel momento.
Il nostro Congresso ha archiviato la prospettiva del "soggetto unitario e plurale", non sbagliata in via di principio, ma di cui si è preso atto che dopo 15-20 anni di tentativi è fallita e ha indebolito il partito stesso, la sua visibilità e riconoscibilità.
Abbiamo affermato con forza l'autonomia strategica, politica e organizzativa di Rifondazione. Oggi diciamo che il "contenitore" del Partito è il partito stesso. Accantoniamo il mantra del "siamo necessari ma non sufficienti" che ci ha portato ad essere sempre meno necessari e sempre più insufficienti. Rifondazione Comunista è, deve essere, "necessaria e sufficiente". Questo non significa pensare di fare da soli. Al contrario abbiamo ampliato la nostra capacità di costruire, alleanze puntuali, fronti, coalizioni, convergenze la cui ampiezza è determinata volta per volta dagli obbiettivi che ci poniamo. E' il tempo dei "fronti" mentre è finito quello del "codismo".

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