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Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista con 15 euro al mese. Compila questo modulo SEPA/RID online. Grazie CPN 10-11-12 aprile 2026 Documento approvato Per un fronte costituzionale, democratico e antifascista Documento politico approvato dal Comitato Politico Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista domenica 12 aprile: Il risultato del referendum costituzionale ha segnato la prima importante sconfitta della destra al governo dal 2022. Va sottolineato che si è trattato di una sconfitta di quelle che abbiamo definito per anni le "due destre" visto il soccorso al governo della "sinistra per il SI e per Israele", della grande stampa padronale, dei centristi neoliberisti e oltranzisti atlantisti. I 15 milioni di "No", al di là delle differenziazioni interne e delle diverse motivazioni specifiche, hanno individuato, nei contenuti della proposta di stravolgimento della Costituzione, un progetto autoritario e reazionario tale da mettere in discussione gli assetti democratici della Repubblica conquistati dalla Resistenza. Il disegno perseguito dalla destra, in sintonia con analoghe tendenze in forte ascesa negli ultimi anni a livello globale, ha subito un colpo importante ma non è ancora stato bloccato. La decisione di presentare una nuova legge elettorale che ne accentui il carattere maggioritario e la distorsione del rapporto tra il voto e la composizione del Parlamento è la conferma della volontà della destra di rilanciare l'attacco alla democrazia costituzionale. È sbagliato dare per definitivamente sconfitta una destra che ha un solido radicamento nel paese e che esprime tendenze alla fascistizzazione assai forti in questa fase del capitalismo e organizzate a livello internazionale. Chi, in qualche settore minoritario della sinistra, guardava con favore alla rielezione di Trump, ora pretende di dare lezioni di "antimperialismo". Rifondazione Comunista riafferma il proprio rifiuto di un "campismo" che subordina alla logica del conflitto tra Stati, anche di quelli più reazionari e anticomunisti, e ai loro interessi, ogni conflitto sociale, interesse di classe e movimento progressista e di liberazione. Sull'Iran confermiamo i contenuti della dichiarazione congiunta che abbiamo sottoscritto con i partiti comunisti di tutto il mondo. La nostra analisi è in sintonia con il documento finale della Conferenza mondiale antifascista che si è appena conclusa a Porto Alegre: Le forze di estrema destra e neofasciste stanno conducendo un'offensiva su vasta scala, sfruttando il malcontento per le disastrose conseguenze del neoliberismo per accelerarne l'attuazione. Come il fascismo classico, cercano di indirizzare questo malcontento contro i gruppi oppressi ed emarginati: migranti, donne, persone LGBTQ+, beneficiari di programmi di inclusione, persone di colore e minoranze nazionali o religiose. Nazionalismo esasperato, razzismo, xenofobia, sessismo, odio anti-LGBTQI+, incitamento all'odio e normalizzazione della crudeltà accompagnano l'avanzata dell'estrema destra in ogni fase, adattandosi alle circostanze specifiche di ciascun paese. L'imperialismo sta diventando sempre più sfrenato, aggressivo e bellicoso; calpesta il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite e l'autodeterminazione dei popoli; impone sanzioni, attacca e bombarda le nazioni che non si sottomettono ai suoi dettami; rapisce e assassina capi di Stato." Come indicavamo e auspicavamo nel documento approvato dallo scorso Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista, abbiamo lavorato per la crescita dei movimenti con una pratica unitaria e di convergenza. Lo abbiamo fatto prima co-promuovendo la convergenza pacifista Stop Rearm Europe e poi una convergenza ancora più larga che, dopo l'importante assemblea di Bologna, ha permesso la manifestazione NO KINGS dei 300.000 di Roma. In questo percorso il nostro Partito ha respinto ogni operazione tesa a dividere il movimento per subordinarlo a logiche politiciste e/o settarie. Assumiamo come centrale come prossimo passaggio la costruzione della manifestazione europea a Bruxelles del 14 giugno contro il riarmo, "per il welfare contro il warfare" che possiamo tradurre con "stato sociale non stato di guerra". A partire dall'analisi della fase il Congresso del PRC ha riportato il tema delle possibili convergenze elettorali dalla sfera del dogma identitario alla concreta valutazione politica del contesto, dei rapporti di forza e delle contraddizioni che esistono nei diversi campi. Una visione dogmatica che non tenga conto dei mutamenti di fase – in primo luogo il primo governo in Europa guidato dagli eredi diretti del fascismo e il ruolo dell'estrema destra mondiale – produrrebbe l'incapacità di indicare una strategia e una tattica in grado di incidere sui processi reali e sancirebbe la definitiva marginalizzazione del nostro Partito, fino a metterne in discussione la stessa esistenza. Ovviamente non bisogna sopravvalutare i mutamenti avvenuti nel centrosinistra o cancellare le differenze strategiche e programmatiche che esistono (in modo diverso l'uno dall'altro) con i partiti dell'opposizione parlamentare. Il campo su cui avverrà lo scontro è determinato dal macigno della legge elettorale, profondamente diversa da altri paesi europei. In Portogallo alle ultime presidenziali il Partito Comunista e il Bloco de Esquerda al secondo turno hanno dato indicazione di voto per il candidato socialista, in Francia nei ballottaggi delle amministrative la France Insoumise ha ritirato i propri candidati al secondo turno laddove non fossero favoriti per battere lepenisti e questa pratica è normale alle legislative e alle presidenziali. La convergenza contro la destra c'è stata nonostante i pessimi rapporti con i socialisti. In Spagna la legge elettorale è proporzionale e gli accordi si fanno in parlamento come accaduto con la nascita del governo Sanchez. In Italia la legge – quella vigente e quella presentata dal governo – è a turno unico, la coalizione che prenderà un voto in più conquisterà una larga maggioranza parlamentare. Non avrebbe senso rinchiudersi in uno "spazio incompatibile" lasciando ad altri il compito di essere destinatari del bisogno politico di cacciare le destre del governo. Le/i comuniste/i, per i quali l'antifascismo è un elemento costitutivo della propria identità, non possono disertare la lotta politica contro il governo Meloni sia nella dimensione sociale di conflitto e movimento, sia sul terreno specificamente elettorale. Mantenendo la nostra autonomia politica e programmatica intendiamo verificare la possibilità di un accordo che consenta di convergere nel comune obiettivo di sconfiggere la destra e di determinare un cambiamento nel paese che risponda almeno su alcune questioni essenziali ai bisogni delle classi popolari. La sconfitta della destra è una priorità innanzitutto per i movimenti sociali e la sinistra di classe, anticapitalista e antimperialista dato che il governo Meloni persegue apertamente la criminalizzazione delle lotte e della solidarietà internazionalista, la delegittimazione e limitazione dell'azione sindacale e dello stesso diritto di sciopero. Lo è per i movimenti femministi e lgbtq+ di fronte al carattere apertamente reazionario, sessista e omolesbobitransfobico delle destre. L'obiettivo del nostro partito è di fare sentire in questo Fronte principalmente la domanda politica di coloro che hanno votato "No" al referendum ma che nel 2022 non avevano sostenuto nessuna delle forze di opposizione (nemmeno la nostra). È questa parte soprattutto che mette in campo una doppia esigenza: cacciare la destra dal governo e contemporaneamente avviare un percorso di costruzione dell'alternativa che porti all'affermazione di un programma di rottura nella direzione politica del Paese. Non ci illudiamo e non illudiamo sul fatto che già nel 2027 esistano le condizioni per questa alternativa, ma non c'è dubbio che questo processo sarebbe reso infinitamente più difficile dal permanere al governo per altri 5 anni di questa destra autoritaria e reazionaria, rappresentante italiana del trumpismo. Sulla base di questa proposta politica che si propone di entrare in sintonia con i sentimenti profondi della parte più avanzata e cosciente del Paese, avvieremo tutte le interlocuzioni utili e necessarie. Senza la nostra capacità di mettere in campo una forza rappresentativa della classe lavoratrice, delle classi popolari e dei movimenti di liberazione, sarà più difficile costruire una coalizione elettorale in grado di sconfiggere la destra. Si è detto che nel referendum si sono espressi 2 milioni di "No" senza rappresentanza politica. Si illude chi pensa di contrapporre quei 2 milioni agli altri 13 perché questo dividerebbe l'opposizione e lascerebbe campo libero alla destra, come anche chi pensasse di intercettare questi voti senza radicalità programmatica e, soprattutto, senza modificare gli equilibri tra le classi sociali all'interno della coalizione. In questa prospettiva la nostra ambizione non è competere con chi si propone di egemonizzare la nicchia militante, per altro senza riuscirci, come ha dimostrato la manifestazione del movimento No Kings, ma semmai di riprendere la nostra capacità di fare politica di massa. Di diventare (o meglio ridiventare), per dirlo con uno slogan, il "partito dei 2 milioni". Per mobilitare l'elettorato astensionista o le nuove generazioni c'è bisogno di proposte coerenti con i principi e gli obiettivi programmatici indicati dalla Costituzione nata dalla Resistenza, dal ripudio della guerra a politiche economiche redistributive, di intervento pubblico, di rilancio dello stato sociale e dei diritti delle classi lavoratrici. I costi di guerre, riarmo, sanzioni li pagano le classi popolari e oggi più che mai la lotta per la pace è indissolubilmente legata a quelle per la democrazia e per i diritti civili e sociali. A partire dalla nostra proposta di lavorare per un Fronte democratico per la Costituzione e dalla iniziativa politica e sociale che svilupperemo nei prossimi mesi, su tutti i terreni, gli iscritti e le iscritte del PRC saranno chiamati a pronunciarsi sulle modalità di presentazione elettorale. Questo impegno, assunto nel documento politico del Congresso proposto dalla maggioranza, sarà concretizzato quando sarà certa la legge elettorale e la proposta definita dal CPN sulla base del lavoro svolto sulla linea indicata. Dato che la consultazione non può avere lo scopo di rimettere in discussione l'esito del Congresso, ma la valutazione di una proposta concreta, in parte condizionate dalla legge elettorale e dal contesto politico, esso sarà fissato due o tre mesi prima della scadenza elettorale prevista, al momento, per l'autunno del 2027. Oggi è prioritaria l'azione politica e sociale del Partito nell'impegno per tornare ad essere riferimento di una parte della società italiana, nell'opposizione sociale e politica, nel movimento contro la guerra, il riarmo e l'imperialismo. Il CPN conferma l'impegno del partito nelle campagne definite nella precedente riunione, nelle iniziative per il 25 aprile, il 1° Maggio e il 2 giugno a partire da quella per la tassazione dei grandi patrimoni e nella prossima tornata di elezioni amministrative. Documento approvato con 89 voti a favore e 80 contrari.
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