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CPN 10-11-12 aprile 2026
Marco Chiuppesi
Un manifesto degli anni '70 della FGCI di Livorno, del grande Oriano Niccolai, diceva "se vedi tutti i gatti bigi vuol dire che sei al buio. Discuti coi comunisti".
Dalla discussione in corso dentro e fuori dal partito, devo dire che sembra che siamo noi comunisti a vedere tutti i gatti bigi...
"Cercare la verità nei fatti", dicono i compagni cinesi, e penso sia giusto farlo.
Io credo che noi comunisti dobbiamo mantenere la capacità di analizzare la realtà nella sua complessità. Come facciamo a "cercare la verità nei fatti" se non siamo in grado di analizzare le contraddizioni della realtà? Se la consideriamo una cristallizzazione immutabile? Se pensiamo che le cose siano quello che siano in modo costante?
Così siamo noi a vedere tutti i gatti bigi, ma questo è un pensiero metafisico, non dialettico!
Invece, facciamo bene quando cerchiamo la verità nei fatti, senza unilateralità, senza superficialità, senza meccanicismi.
E allora secondo me, come deciso congressualmente, è giusto avere una linea pragmatica che analizzi i posizionamenti elettorali caso per caso, situazione per situazione, fase per fase, livello per livello, dialetticamente e organicamente, mentre continuiamo il lavoro di convergenza nelle lotte e nelle mobilitazioni.
La riconquista della rappresentanza istituzionale è un obiettivo importante per quello che ci permette di fare per le condizioni materiali della classe lavoratrice, e per quello che ci permette di fare rispetto alla prospettiva del compito storico di direzione del sistema economico, politico e sociale che per noi comunisti ha la classe lavoratrice.
Quello elettorale è un ambito in cui declinare tattiche politiche, non attorno al quale costruire l'intero orizzonte della nostra strategia.
Se proviamo a leggere la fase con gli strumenti della dialettica e non della metafisica, allora dobbiamo porci una domanda: al di sotto della contraddizione fondamentale capitale-lavoro, qual è oggi, qui e in questa fase, la contraddizione principale? Non credo che sia quella tra sinistra di alternativa e un immaginario blocco unitario centrosinistra/destra, come qualcuno sembra credere, ma quella tra il blocco economico reazionario e bellicista da una parte e la classe lavoratrice, con le sue condizioni materiali, dall'altra. È lì che si gioca il movimento reale delle cose ed è questa contraddizione che guida anche la direzione di sviluppo delle forze produttive in un quadro caratterizzato dalla robotizzazione avanzata nell'industria e dall'adozione diffusa dell'intelligenza artificiale nel terziario.
Per questo sul piano elettorale nazionale, secondo me, lavorare per vedere se è possibile un posizionamento che consenta di battere la destra che è espressione più diretta del blocco reazionario e bellicista è una scelta coerente con una lettura dialettica della realtà: perché è dentro quella contraddizione principale tra blocco reazionario e bellicista da una parte e classe lavoratrice dall'altra che si determinano oggi le condizioni concrete di vita, è lì che si determinano le contraddizioni secondarie, ed è lì che siamo chiamati a intervenire antagonisticamente. Quindi è giusto lavorare per vedere se ci possono essere le condizioni di un accordo nazionale per fermare i rappresentanti politici del blocco bellicista e neofascista, portando in un contesto più avanzato le nostre proposte politiche immediate su temi concreti per la classe come il salario minimo, come la tassazione dei patrimoni milionari.
Lo stesso, al di là dell'ambito elettorale, vale per la costruzione sociale di un blocco democratico per la Costituzione. Non c'è contraddizione tra queste posizioni e quanto scritto nel documento congressuale 1 sull'argomento. Non è una posizione acquisita aprioristicamente e a prescindere, e non è certo una adesione al campo largo.
Data l'importanza della questione del posizionamento elettorale nelle politiche del 2027, probabilmente servirà la consultazione che il documento congressuale n.1, unico, menzionava congressualmente. Ma servirà quando tutti gli elementi politici e tecnici sui quali ragionare e decidere saranno chiari, a partire dalla legge elettorale, che non è un elemento secondario, quando si potrà formulare un quesito su una questione specifica che riguarda la natura concreta dell'eventuale possibile accordo. Fare ora la consultazione, e farla nei termini generici in cui viene proposta dai compagni della minoranza, sarebbe solo un tentativo surrettizio di cambiare la linea politica generale congressuale; ma non è e non può essere questo lo scopo della consultazione ex art.15 dello statuto. Altrimenti a cosa servono i congressi, e tra un congresso e l'altro a cosa servono gli organismi dirigenti?
Rispetto alla vittoria nel referendum costituzionale:
Abbiamo sentito diverse analisi del risultato del referendum costituzionale che sostengono che questo voto avrebbe rivelato lo spazio di una proposta politica autonoma di sinistra, che la vittoria del No sarebbe una lezione che prepara il terreno ad una vera alternativa di sinistra opposta al centrodestra e al centrosinistra del campo largo...
Tuttavia, questo ragionamento secondo me non regge, ed è speculare a quello altrettanto errato che imputa e travasa automaticamente il successo nel referendum al cosiddetto campo largo.
Un referendum senza quorum su un singolo tema ha le sue dinamiche, e le elezioni politiche o amministrative hanno le loro dinamiche.
Anche la grande partecipazione popolare e giovanile alle manifestazioni per Gaza era stata letta da qualcuno come segnale di questo tipo per la sinistra alternativa. E anche quella, secondo me, era la lettura autoreferenziale di una situazione in cui la sinistra alternativa è stata molto importante, ma che era comunque un fenomeno eccedente la nostra dimensione, e che non ha prodotto i risultati politici profetizzati.
E come dobbiamo interpretare questa eccedenza?
Nelle manifestazioni per Gaza operava uno sdegno morale potente e diffuso di fronte alla violenza genocida che ha spinto molte e molti in piazza.
Nel referendum è stato un altro il fattore mobilitante: l'affluenza è cresciuta perché c'era, giustamente, la percezione di un risultato realmente ottenibile contro questa destra.
Se date le modalità delle leggi elettorali e il quadro politico concreto, la nostra posizione non dà questa percezione, se non viene vista come una posizione che permette alla classe lavoratrice di avere risultati concreti restando fermi sui nostri valori e principi, difficilmente porteremo dalla nostra l'elettorato di classe solo a forza di evocarlo.
La vittoria del No non dimostra in alcun modo che da soli si vince, ma piuttosto che molte persone tornano a votare quando sentono che il loro voto può incidere davvero e può contribuire a fermare i neofascisti e i guerrafondai.
Io penso che i cittadini si attivano elettoralmente se pensano che sia in ballo qualcosa di importante per la loro esistenza, che sia in ballo qualcosa di importante di materiale o ideale; e se vedono, tramite il voto, la possibilità concreta di incidere sulla realtà. Io penso che questo può mobilitare più della presunta "purezza" dell'offerta politica. Anche perché sennò non si capisce come mai questa offerta politica "pura", che non è mancata negli ultimi lustri, non abbia già tirato fuori la classe lavoratrice dall'astensione o dal voto populista.
Se vediamo tutti i gatti bigi, forse non è perché sono veramente uguali: è perché siamo al buio.
E oggi, compagne e compagni, il rischio è che al buio ci stiamo mettendo da soli.