|
Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista con 15 euro al mese. Compila questo modulo SEPA/RID online. Grazie CPN 10-11-12 aprile 2026 Giovanni Barbera Il recente esito referendario non rappresenta soltanto la bocciatura di una riforma della Giustizia giudicata in netto contrasto con i dettami costituzionali, ma si configura come un vero e proprio spartiacque democratico. Se approvata, quella riforma avrebbe alterato pericolosamente l'equilibrio tra i poteri dello Stato, intaccando l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Il dato politico va però ben oltre il quesito tecnico, in quanto la vittoria è arrivata dopo una rimonta straordinaria, culminata in una percentuale di consensi che ha superato ogni aspettativa. Ottenere l'approvazione della maggioranza degli elettori italiani non era affatto scontato e dimostra che, attraverso un progetto politico di alto spessore, è possibile mobilitare anche quella parte di cittadinanza che si era rifugiata nel non voto nelle ultime tornate elettorali. Questo voto segna la prima, autentica sconfitta del governo Meloni, aprendo contraddizioni profonde nella compagine di maggioranza che stanno emergendo chiaramente nella gestione quotidiana del Paese. Allo stesso tempo, il risultato punisce le componenti centriste, presenti dentro e fuori dal Partito Democratico, che avevano fornito indicazioni favorevoli alla controriforma costituzionale approvata dal governo Meloni. Gli elettori hanno dimostrato con i fatti che si può vincere senza rincorrere la destra e senza appiattirsi su posizioni moderate. In questo scenario, la CGIL ha svolto un ruolo determinante, agendo non solo come un prezioso collante organizzativo e logistico, tra le diverse forze politiche e sociali che hanno sostenuto il fronte del NO. La proposta di un fronte democratico e costituzionale diventa quindi la strategia centrale per operare su un terreno a noi favorevole, sfidando le altre forze politiche sulla coerenza rispetto ai principi della Carta. In questo contesto, è fondamentale smascherare il tentativo strumentale di mettere in contrapposizione la necessità di contrastare la destra con quella di contrastare la guerra. Si tratta di una falsa dicotomia. Questi due aspetti sono intrinsecamente legati e indivisibili, in quanto entrambi figli della crisi profonda di quel modello sociale ed economico neoliberista che si è imposto globalmente negli ultimi quarant'anni. La spinta bellicista e la deriva autoritaria sono le risposte che un sistema in crisi strutturale mette in campo per sopravvivere a se stesso. Non possiamo dunque accettare che la lotta contro la guerra venga isolata dalla lotta politica contro le destre. L'equivoco di una destra "pacifista" legata a Donald Trump è stato definitivamente travolto dalla realtà. Trump non è un campione di pace, ma l'espressione di un imperialismo aggressivo che oggi allinea tutte le destre su posizioni iperbelliciste. La deriva antidemocratica e la spinta bellica sono le due facce di una gestione del potere che ha reso il sistema insostenibile sotto ogni punto di vista. Oggi respiriamo lo stesso clima di un secolo fa, con lo sviluppo di conflitti internazionali e l'affermazione di movimenti e governi autoritari che rischiano di cancellare la vita sul nostro pianeta, vista l'esistenza di armi di distruzione di massa. La nostra è dunque una battaglia di civiltà contro la barbarie fatta di imperialismo, neocolonialismo e suprematismo. Per vincere questa sfida dobbiamo guardare all'esempio storico del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), dove il Partito Comunista fu capace di unire forze diverse per liberare l'Italia dal nazifascismo, incluse quelle componenti — come monarchici e liberali — inizialmente responsabili dell'affermazione del regime. Dobbiamo uscire definitivamente dal minoritarismo e dal settarismo che hanno ridotto il partito a una forza marginale. La fase attuale apre spazi enormi per recuperare un ruolo centrale nel rapporto con le altre forze del centro-sinistra, non come realtà gregaria, ma come protagonista capace di contribuire a dettare l'agenda politica del Paese. Solo un fronte ampio, coeso e chiaramente alternativo può impedire alla destra di piegare il sistema elettorale al proprio disegno autoritario. L'obiettivo del governo è già palesemente delineato nel progetto di legge depositato: l'introduzione di un premio di maggioranza ipertrofico finalizzato a blindare il potere e stravolgere la Costituzione antifascista, tentando di superare quella soglia parlamentare che permette di eludere lo scoglio dei referendum confermativi dove sono stati appena sonoramente sconfitti. Non possiamo permettere che la nostra Repubblica venga sfigurata attraverso una forzatura parlamentare che tradisce la volontà popolare. È il momento di passare dalla resistenza all'offensiva, dando piena attuazione alla linea politica decisa dal Congresso e trasformando questa straordinaria vittoria referendaria nel motore di una nuova fase politica, capace di ridare un futuro al Paese e una centralità protagonista al nostro Partito.
|