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Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista con 15 euro al mese. Compila questo modulo SEPA/RID online. Grazie CPN 10-11-12 aprile 2026 Stefano Alberione Voglio condividere con voi la soddisfazione per il risultato del recente referendum costituzionale e l'orgoglio di avervi contribuito come partito. Tuttavia la lettura di questo risultato deve essere complessa. Acquisita la grande partecipazione del corpo elettorale più giovane e con grande prevalenza del NO, bisogna evidenziare il risultato dei capoluoghi di regione nei quali, ovunque, è prevalso il NO: questi oltre a essere stati attraversati con maggiore intensità dai movimenti, in primo luogo contro la guerra e per la difesa della Palestina dall'autunno in avanti e che hanno visto la partecipazione di numerose persone che mai precedentemente avevano manifestato, sono sede dei Tribunali e quindi costituiscono territori nei quali la magistratura esercita una sua influenza sulla cultura diffusa e sulla costruzione del senso comune. La presenza dell'ANM e, quindi, di gran parte dei magistrati esplicitamente nel fronte del NO ha portato anche parte dell'elettorato storicamente moderato (e di persone che si pensano moderate e che ordinariamente partecipano alle elezioni) a schierarsi per il NO, differenziandosi dalle forze politiche di proprio riferimento. Da non sottovalutare poi che la sconfitta non ha riguardato solo la destra (che oggi governa il Paese) ma anche i moderati che sono organizzati nelle forze centriste o che militano ancora in numero considerevole nelle forze di opposizione (nel PD e nei M5S) e che si erano differenziati nelle indicazioni di voto, da Minniti a Fassino, dai renziani a Calenda, da Barbera a Pisapia, tanto per capire. Questa articolazione complessa ha permesso ad un Popolo della Costituzione di vedere come auspicabile e realizzabile la difesa della Costituzione repubblicana. Ora la proposta politica che ha avanzato il Segretario nella sua relazione introduttiva a questo CPN è in sintonia con l'esito del risultato referendario e cerca di dare una risposta (con la proposta della costruzione di un "fronte costituzionale") alla domanda politica che il Popolo della Costituzione pone. In termini assoluti, questa non è una novità ma è, secondo me, la corretta articolazione tattica dell'analisi politica avanzata in sede congressuale ed approvata dal recente XII Congresso del partito che non necessita, pertanto, di ulteriori validazioni, avendone questo Comitato Politico Nazionale il potere di articolazione. La nostra discussione avviene all'interno di quadro storico politico drammatico:
Qui interviene il rapporto tra guerra e democrazia, tra guerra e lotta di classe. La guerra necessita della militarizzazione della società, della cultura della formazione del senso comune. "La bella morte" deve tornare all'ordine del giorno perché bisogna essere disposti a morire per la propria parte e, soprattutto, si deve accettare supinamente la necessità di concentrazione di risorse, di ricchezza sociale, nella produzione bellica e nella ricerca bellica a questa connessa: è la risposta storica del capitalismo alle proprie crisi di sovraproduzione e di smodata concentrazione di ricchezza che mina la coesione sociale stessa. I regimi reazionari a base di massa risultano i più idonei alla "gestione" di una fase storica di guerra. Ma cosa caratterizza un sistema reazionario di massa? In primo luogo la concentrazione del potere in capo all'esecutivo con da un lato l'addomesticamento e la irrilevanza del potere legislativo e dall'altro l'addomesticamento e la subalternità del potere giudiziario (in un'epoca in cui anche la giustizia borghese riassumibile nel motto "la legge è uguale per tutti" diventa un orpello insopportabile, come interpretare altrimenti la legislazione israeliana sulla pena di morte per etnia?). In secondo luogo la sistematica costruzione del "nemico interno" (i pacifisti, gli "antifa", gli oppositori, quelli che manifestano e quelli che scioperano) da neutralizzare con legislazioni vieppiù repressive e la costruzione del "nemico esterno" (i Paesi ostili, nella realtà più aggrediti che aggressori, sempre dipinti come succubi di classi dirigenti irrazionali, brutali e, in ultima analisi, malvage) contro il quale occorre armarsi e disporsi ad attaccare "preventivamente". Questo è il cambio di fase che abbiamo discusso al Congresso e che, a mio avviso, non è percepito adeguatamente dai compagni e dalle compagne del documento 2, quasi fossimo ancora nella "pura e semplice" globalizzazione capitalistica post '89 a trazione neoliberista (al servizio della quale si è arruolata buona parte della sinistra politica socialista e socialdemocratica italiana). "Ritieni che il partito debba partecipare alle prossime elezioni politiche con il proprio simbolo all'interno di una coalizione contro la destra e alternativa al PD e al centrosinistra, contrapposta al sistema di guerra, riarmo, autoritarismo e liberismo?" La proposta politica dunque è che ritengono indifferente che al governo del Paese resti la Meloni e la sua compagine politica variamente fascisteggiante o che governi la Schlein e una diversa compagine politica. Il non detto è che in fondo il governo Schlein sarebbe da ritenersi persino peggio in quanto illuderebbe nuovamente le masse proletarie che verrebbero nuovamente deluse e, conseguentemente ulteriormente passivizzate. Non è dato poi di sapere chi dovrebbe realisticamente far parte di questa coalizione: in realtà si richiama come fonte primaria di riferimento la grande area del non voto in Italia che tuttavia non si è mostrato per nulla attratto da operazioni analoghe che abbiamo tentato ripetutamente nel passato. E' un "desiderata" puramente evocativo privo di basi concrete. La realtà è che le uniche forze interessate (forse) a questa interlocuzione sono PAP e la sua costellazione organizzata (dalla Rete dei Comunisti, all'USB e all'OSA), ed altre microrganizzazioni settarie della galassia comunista perennemente in lite tra loro. La proposta di combattere la tendenza alla guerra, che è la drammatica cifra del nostro tempo attuale, senza avere quale priorità il combattere i regimi autoritari che ne rappresentano l'articolazione politica interna alle nazioni, risulta puro velleitarismo parolaio. E' la riedizione aggiornata del Socialfascismo dei comunisti del secolo scorso (VI Congresso del Comintern -1928), secondo il quale, con Mussolini già al governo e Hitler alle porte, la socialdemocrazia era l'ala sinistra della borghesia e pertanto nemica della classe operaia e più insidiosa dei fascisti stessi. Poi i comunisti seppero superare questa politica isolazionista con il lancio della parola d'ordine dei "fronti popolari" (VII Congresso del Comintern -1935) che costituì la base politica della successiva costituzione della Resistenza contro il nazi-fascismo in tutti i paesi europei.
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