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CPN 17 - 18 gennaio 2026

Paolo Ferrero

Nel suo intervento Matteo Prencipe si lamentava di come la discussione mancasse di proposte politiche. Immagino si riferisse alla relazione di Maurizio Acerbo che effettivamente non solo non conteneva alcuna proposta politica ma anche sul piano analitico è stata piuttosto superficiale. Siamo al commento, senza l'analisi. Ho trovato impressionante che il segretario sia riuscito a fare una relazione di un'ora e mezza senza nemmeno accennare alla condizione sociale del paese o all'Unione Europea, mentre questa aumenta del 385% le spese militari dal 2025 al 2026.
Sono praticamente scomparse anche le elezioni regionali. Del resto la scelta di fare il CPN quasi due mesi dopo le elezioni è stata una scelta presa per evitare di discutere del risultato negativo che le regionali ci hanno consegnato in tutte le regioni in cui siamo andati in alleanza con il centro sinistra. Parimenti si trattava evidentemente di non far notare che le regioni dove siamo andati in alternativa al centro sinistra hanno visto buoni risultati.
Coerentemente con questa scelta di non parlare dei problemi Acerbo non ha nemmeno commentato il fatto che la compagna Mazzoni - esponente di punta della squadra del segretario, componente della segreteria nazionale e co-segretaria della federazione di Roma - abbia abbandonato il partito per ragioni politiche. Del resto qualche mese fa se n'era andato in Sinistra Italiana un altro componente del CPN del Documento 1 e anche in quel caso un burocratico silenzio ha avvolto l'episodio.

Il segretario ci ha invece a lungo intrattenuto sulla critica al campismo e sull'esaltazione del frontismo. Peccato che lo abbia fatto in modo del tutto manicheo, polemizzando con posizioni che nel partito non esistono e che Acerbo inventa unicamente al fine di giustificare la sua volontà di arrivare all'accordo con il PD.

Infatti nel partito siamo tutti concordi sul fatto che occorra lottare contro i fascisti e nessuno ritiene che PD e fascisti siano la stessa cosa. Semplicemente pensiamo che essere antifascisti non significhi andare alle elezioni con Renzi e con il PD. Il PCI era molto attento alla costruzione di uno schieramento antifascista ma non per questo si presentava alle elezioni con la Democrazia Cristiana e certo la fase dell'unità nazionale non è stato una delle stagioni politiche migliori del PCI…

Per quanto riguarda gli anatemi contro il "campismo", penso non facciano altro che coprire una posizione opportunista. Emblematica è la posizione assunta dalla segreteria sull'Iran. Che sia necessario sostenere le lotte popolari nonviolente e sia da condannare la repressione del governo iraniano, come le eventuali aggressioni militari dall'esterno, è fuor di discussione. Che nelle posizioni della segreteria non si evidenzi in modo chiaro la condanna contro le sanzioni che gli Stati Uniti hanno comminato all'Iran sin dal 1980, che non si faccia cenno alle infiltrazioni terroristiche che Israele e USA hanno fatto al fine di cercare di far degenerare il conflitto sociale in Iran, che non si faccia cenno alla disinformazione pazzesca che i media occidentali producono al fine di creare terreno fertile ai bombardamenti, ci parla di una posizione sbagliata che non riesce a fuoriuscire dalla narrazione in cui siamo inseriti in occidente.

Per passare dall'Iran alla situazione generale, è del tutto evidente che la geopolitica non sostituisce la lotta di classe: sarebbe una idiozia non marxista. Ma Lenin ci ha insegnato che esiste una relazione tra la lotta di classe e la lotta contro l'imperialismo. Per questo non si può essere ciechi rispetto al fatto che l'imperialismo statunitense è il pericolo fondamentale per la pace nel mondo così come rispetto al fatto che il ruolo dei BRICS nel contrastarlo è positivo ed apre spazi alla lotta di classe nei singoli paesi. La contrapposizione che il segretario propone tra lotta tra le nazioni e lotta di classe è completamente sbagliata e non ha nulla a che vedere con una corretta impostazione marxista ed è semplicemente il rovescio del campismo. Il ruolo dei comunisti consiste nel costruire una relazione dialettica tra lotta all'imperialismo e lotta di classe in ogni singolo paese, non nell'assolutizzare questo o quel polo della dialettica. Oggi, concretamente, il ruolo dei comunisti è quello di utilizzare le contraddizioni che si aprono tra l'imperialismo statunitense e il resto del mondo per costruire equilibri più avanzati che permettano di portare risultati alla lotta di classe. Ad esempio a me pare del tutto evidente che la politica imperialista di Trump dovrebbe essere utilizzata dal nostro partito per aprire una campagna contro la NATO e per lo sganciamento dell'Europa dagli Stati Uniti. Oggi, grazie alla politica di Trump, vi è una condizione favorevole per porre il tema della rottura con la NATO, ma il nostro partito non fa nulla perché evidentemente si tratta di un tabù che aprirebbe problemi con il campo largo.

Bisogna smetterla con le contrapposizioni manichee: la lotta contro l'imperialismo statunitense e per un mondo multipolare non è campismo ma null'altro che l'altra faccia della medaglia della lotta di classe nel nostro paese.

Oggi siamo dinnanzi ad una manifesta crisi del capitalismo occidentale, di cui le nervose agitazioni di Trump e la tendenza alla guerra sono espressioni palesi. La politica dell'Unione Europea, che da un lato plaude al rapimento di Maduro e dall'altra si lamenta per le mire espansionistiche sulla Groenandia e che polemizza con Trump perché vuole proseguire la guerra in Ucraina, è parte del problema o della soluzione?

Io penso che sia parte del problema e se questo è vero, la domanda successiva è: ma il PD è interno o esterno al blocco di potere europeo che ci sta portando alla guerra e sta trasformando l'economia in una economia di guerra?
I sostenitori di Ursula von der Leyen sono parte del problema o della soluzione? Larghissima parte del partito socialista europeo, che sta con l'SPD al governo in Germania, che con Starmer governa l'Inghilterra, che vota ogni piano di guerra e di riarmo, è parte del problema. Lo so anche io che sono diversi da Trump, ma sono parte del problema perché propugnano e sostengono politiche che non fanno altro che rafforzare le destre estreme, come si vede in tutta Europa. Così come le politiche del Partito Democratico di Biden hanno spianato la strada al ritorno di Trump.

Per terminare, penso quindi che invece di inseguire il centro sinistra sarebbe necessario proporre la costruzione di una coalizione contro la guerra e il liberismo che abbia oggi al centro la lotta alle spese militari e il rilancio del welfare. Una lotta che coniughi l'orizzonte di un mondo multipolare di pace e cooperazione con la difesa concreta degli interessi materiale del popolo italiano.
Una coalizione contro la guerra e il liberismo che costruisca una lotta per l'uscita dalla NATO, che è contemporaneamente il principale pericolo per la pace nel mondo e il principale distruttore dei diritti sociali del popoli europei. Una lotta contro la NATO che si coniughi con la rivendicazione dell'indipendenza dell'Europa dagli Stati Uniti, che ci stanno usando come un bancomat per finanziare la loro crisi.

Con questo respiro dovrebbe muoversi il partito della rifondazione comunista, ponendosi il problema di costruire una opposizione al governo che sia in grado di prefigurare l'alternativa e non semplicemente una sterile e ripetitiva alternanza che prepara il peggio.

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