Partecipa e contribuisci all'attività di Rifondazione Comunista
con 15 euro al mese. Compila questo
modulo SEPA/RID online. Grazie
CPN 17 - 18 gennaio 2026 - Documento respinto
Comitato Politico Nazionale 17/18 gennaio 2026 – Documento Politico
Per la pace, il disarmo, la democrazia, la giustizia sociale e ambientale, un mondo multipolare
contro l'imperialismo antipopolare, guerrafondaio e liberticida.
Il 2026 è iniziato all'insegna dell'aggressione imperialista degli USA al Venezuela e al suo popolo, con il rapimento del legittimo Presidente Nicolas Maduro e della compagna primera combattente Cilia Flores, con l'uccisione di numerose persone venezuelane e cubane e con il perdurare del blocco navale e della minaccia militare. Questa aggressione - motivata da ragioni completamente inventate - si è accompagnata alle minacce esplicite di intervento militare rivolte alla Colombia, al Messico, alla Groenlandia, a Cuba, al Canada, all'Iran.
Questa strategia è l'espressione della tendenza di fondo della crisi dell'imperialismo statunitense e dei tentativi assai ruvidi – certo condizionati pesantemente dal narcisismo psicotico di Trump - di reagire al declino.
L'IMPERIALISMO IN CRISI CERCA LA GUERRA
Ci troviamo quindi in una fase di passaggio in cui lo strapotere dell'imperialismo statunitense – e occidentale in generale – è in crisi, e l'affacciarsi di nuove superpotenze tende a mettere in discussione radicalmente gli esorbitanti privilegi di cui hanno goduto le classi dominanti imperialiste statunitensi e – in secondo luogo – europee. La tendenza alla guerra e alla distruzione della democrazia che caratterizza la nostra epoca è dovuta al fatto che l'imperialismo occidentale cerca di mantenere i propri privilegi facendo largo uso della propria forza militare sul piano esterno e repressiva sul piano interno. Siamo al divorzio tra capitalismo e democrazia. Vista la presenza di superpotenze atomiche di peso paragonabile a quella statunitense, questa guerra mondiale che avviene in tutti i campi, per ora, sul piano militare, viene agita principalmente su teatri locali e finalizzata alla ripresa di potere economico senza affrontare direttamente gli avversari in uno scontro aperto.
Questa strategia è il punto centrale dell'attuale fase dell'accumulazione capitalistica, determina i tempi e le contraddizioni fondamentali in cui viviamo e si articola su varie direttrici. Molto schematicamente le principali sono 3:
- Gli USA non sono in grado di reggere il peso del loro debito e vogliono sviluppare la ricerca e l'industria nei settori avanzati a partire dall'Intelligenza Artificiale. Per questo hanno un disperato bisogno di grandi risorse finanziarie. I dazi, il gonfiaggio di grandi bolle finanziarie e l'enorme drenaggio di risorse economiche dall'Europa hanno principalmente questa funzione.
- Gli USA cercano di mettere sotto il loro controllo diretto la maggior quota possibile di risorse energetiche e di materie prime. In questo quadro si situa l'aggressione terroristica al Venezuela ed in generale la volontà di mettere le mani sul complesso delle riserve naturali dell'America Latina e del Caribe, sulla Groenlandia e la politica nei confronti dell'Iran.
- Gli USA hanno bisogno di ricostruire la propria industria e di garantirsi un mercato alle proprie – future – merci e per questo debbono espellere i concorrenti "non emisferici" dalle Americhe e sfasciare l'industria concorrente europea. In questo hanno il compitato facilitato dalla compiacenza delle élite europee.
L'UNIONE GUERRAFONDAIA EUROPEA
Assistiamo così ad uno "scontro teatrale" tra dirigenza USA e classi dominanti europee raccolte attorno all'Unione Europea. Le élite europee – classi dirigenti atlantiche legate alle multinazionali e alle finanziarie USA – da un lato realizzano il disegno trumpiano di sfasciare l'economia europea e dall'altra cercano di proseguire la guerra in Ucraina, appoggiano Trump sul Venezuela e lo ostacolano sulla Groenlandia e sulla NATO. Il Nobel alla Machado è emblematico di questa situazione. Le elites europee segano quotidianamente il ramo su cui sono seduti i popoli europei facendo la voce grossa contro Trump senza impedire il saccheggio del nostro e degli altri continenti. Questa contrapposizione viene usata per costruire un sentimento guerrafondaio attorno alla EU - che quest'anno ha aumentato del 385% le spese militari - chiedendoci di scegliere tra Trump e Draghi.
Visto che Trump e le elites europee sono entrambe parte del problema, dobbiamo evitare di arruolarci con uno dei due carnefici e utilizzare il fatto che litigano tra di loro per difendere gli interessi dei popoli europei contro le classi dominanti USA e UE. Non si tratta di scegliere a quale destra essere subalterni, ma di usare gli spazi politici aperti dalle contraddizioni tra i due volti dell'imperialismo occidentale. Noi difendiamo gli interessi dei popoli italiano ed europei e proponiamo il taglio drastico delle spese militari, l'uscita dalla Nato e il suo scioglimento, lo sganciamento dagli Stati Uniti e il rovesciamento delle classi dominanti della UE. La prefigurazione di una alternativa che ponga al centro gli interessi e i diritti delle classi popolari e la distruzione dell'egemonia dell'imperialismo occidentale, sono obiettivi decisivi per rilanciare la giustizia sociale, fermare la corsa alla guerra e costruire un mondo multipolare di pace e cooperazione.
In questo quadro è sempre più necessario intrecciare il conflitto di classe finalizzato alla difesa degli interessi sociali degli strati popolari e la lotta per la democrazia con la lotta contro l'imperialismo occidentale, che porta la guerra e impoverisce i popoli. Al di fuori di ogni caricatura o tentazione "campista", la lotta di classe, la lotta per la libertà e la lotta antimperialista debbono caratterizzare l'impegno di ogni partito comunista che non si voglia ridurre a fare la sinistra interna al sistema imperialista occidentale.
CON IL POPOLO IRANIANO
In questo quadro assistiamo al pieno sostegno di tutto l'occidente allo stato genocida di Israele e agli USA nel tentativo di cambiare con un intervento esterno e con le armi il regime in Iran. L'Iran è sotto sanzioni fin dal 1979 e questo ha determinato una situazione difficilissima che ha impoverito il paese.
Contro il peggioramento delle condizioni di vita degli strati popolari e contro la cappa omofoba e repressiva imposta dal governo, vi sono state mobilitazioni popolari a cui esprimiamo solidarietà e di cui condanniamo duramente la repressione.
Parallelamente, paesi legati all'imperialismo statunitense – segnatamente Israele – hanno posto in essere una strategia terrorista di infiltrazione finalizzata a trasformare la mobilitazione popolare in una insurrezione armata finalizzata ad un colpo di stato, seguendo un copione già svolto in numerosi altri paesi in questi ultimi anni, dalla Libia, alla Siria, al golpe di Maidan nel 2014 in Ucraina. Questa escalation è utilizzata dagli Stati Uniti e da Israele per giustificare un intervento armato esterno che, ad oggi, non è posto in essere perché il consenso popolare in Iran non garantirebbe il cambio di regime.
Esprimiamo quindi la piena solidarietà al popolo iraniano, ai movimenti di lotta a partire da Donna, vita, libertà, la condanna più netta ad ogni repressione delle mobilitazioni popolari nonviolente, la richiesta di togliere ogni sanzione all'Iran e la condanna delle infiltrazioni terroristiche e della disinformazione occidentale finalizzata a legittimare l'aggressione militare al paese. Una posizione diversa da quella espressa dalla segretaria nazionale in questi giorni, che non ha fatto cenno alle infiltrazioni esterne, alla disinformazione e solo marginalmente alle sanzioni.
GOVERNO MELONI
Il governo Meloni, in equilibrio opportunista tra le elites dell'Unione Europea e la sudditanza a Trump, ha sostenuto Israele nel genocidio, Trump nell'aggressione al Venezuela, finanziato la guerra in Ucraina, spostato risorse verso le spese militari, salvaguardato gli interessi delle banche e delle grandi imprese e favorito il degrado del welfare, la precarietà, la riduzione salariale e la distruzione del sistema sanitario e previdenziale pubblico. Un' azione antipopolare e guerrafondaia che si salda con l'attacco alla Costituzione repubblicana: il referendum sulla giustizia punta alla subordinazione della magistratura al potere esecutivo ed è funzionale al rafforzamento dell'apparato repressivo dello Stato.
Un'operazione messa in atto per tutelare i potenti e i corrotti, l'arbitrio dei governanti e per criminalizzare le lotte, perseguire i soggetti più deboli della società e rafforzare le politiche razziste contro i migranti (emblematiche le "liste di proscrizione" per gli alunni palestinesi proposte dal ministro dell'istruzione Valditara), che in Europa stanno conducendo governi di tutti gli schieramenti.
Parallelamente, il Governo sta portando avanti il processo di smantellamento dell'unità della Repubblica attraverso forzature normative quali la delega al governo per la definizione dei Lep e la stipula di "pre-intese" con alcune regioni del Nord per la devoluzione di importanti materie. Queste iniziative, in contrasto con i principi di eguaglianza dei diritti, contraddicono e aggirano la sentenza 192/2024 con cui la Corte costituzionale aveva sanzionato aspetti essenziali della legge Calderoli 86/2024, richiamando la centralità del Parlamento e l'assoluta priorità dell'interesse generale. La difesa di una giustizia giusta deve andare di pari passo con diritti uguali ed esigibili per tutti e tutte, la libertà d'insegnamento, la libertà di dissentire, il ripristino del proporzionale e il ritorno della Costituzione nei luoghi di lavoro, connettendo questi temi a una più ampia lotta sociale capace di parlare ai ceti popolari.
Il problema fondamentale è l'assenza di una reale opposizione politica e di una proposta di alternativa. Anche sul terreno sociale vi sono grandi limiti ed è necessario costruire
almeno una unità d'azione tra i sindacati non collusi con il governo e rafforzare l'unità di classe e la costruzione dell'alternativa come punti fondamentali del lavoro politico. L'unità di classe e costruzione dell'alternativa sono i due punti fondamentali attorno a cui organizzare il lavoro politico dei comunisti e delle comuniste, per aggregare le forze necessarie per fermare l'offensiva degli avversari e costruire l'alternativa.
L'OPPOSIZIONE POLITICA
Il Partito democratico, maggiore forza di opposizione, dopo essersi pronunciato a favore dell'aggressione missilistica della Russia, aver sostenuto il finanziamento militare dell'Ucraina, l'aumento delle spese militari e le politiche della NATO, ha votato a favore del cambio di regime in Venezuela e con il governo sulla situazione iraniana. Sul punto fondamentale della pace o della guerra e sulla politica imperialista occidentale, il PD è schierato con le classi dominanti ed è interno all'orientamento neocon delle elites europee. Questa subalternità complessiva, unita all'orizzonte liberista, fa sì che il centro sinistra si configuri come un elemento interno all'imperialismo occidentale in crisi e incapace di porre il tema dell'alternativa, contribuendo così ad aggravare la crisi sociale in cui nuotano e crescono le destre fascistoidi.
In questa crisi di sistema occorre avanzare una proposta politica capace di occupare gli spazi politici aperti dalle contraddizioni del blocco di potere dominante mettendo al centro la difesa delle condizioni e dei diritti popolari.
La situazione di guerra pone a Rifondazione Comunista la necessità di costruire l'alternativa, a partire da una coalizione popolare contro la guerra, la NATO, le spese militari, le politiche liberiste ed antipopolari e il fascismo, ponendo il problema dell'alternativa al centro destra come al PD.
A tal fine occorre un salto di qualità nel dibattito e nell'elaborazione del partito: la discussione politica è rarefatta, il CPN viene convocato saltuariamente, non esiste una analisi di fase e risulta quindi difficile agire come soggetto collettivo. Questa assenza di riflessione ha riguardato anche i risultati delle elezioni regionali del 23 e 24 novembre, che ci troviamo – per scelta della segreteria - a discutere a distanza di quasi due mesi. Convinti che l'unica strada per rilanciare il partito sia fondata sul confronto, esprimiamo comunque il nostro punto di vista.
LE REGIONALI
La necessità di scegliere con nettezza la strada dell'alternativa alla guerra, alle spese militari e al liberismo, è emersa chiaramente anche nelle elezioni regionali e i risultati che abbiamo ottenuto lo confermano.
Su 7 regioni che sono andate al voto, in 4 Rifondazione Comunista è stata interna al centro sinistra o addirittura al campo largo. In queste regioni le elezioni hanno sostanzialmente sancito la scomparsa politica di Rifondazione Comunista. In alcuni casi abbiamo concorso a presentare liste di coalizione che hanno ottenuto risultati imbarazzanti. In altri casi abbiamo sostenuto singoli candidati presenti in varie liste, a volte liste diverse nella stessa regione, contribuendo una volta di più alla scomparsa del progetto politico di rifondazione comunista.
Nelle altre 3 regioni in cui siamo andati al voto abbiamo chiaramente scelto di partecipare in liste che si collocavano in alternativa agli schieramenti del sistema bipolare. Esse hanno raggiunto risultati numerici decisamente migliori. In tutte e tre i casi, Valle D'Aosta, Campania e Toscana, le liste a cui abbiamo dato vita sono diventate un elemento di aggregazione politica reale, mancando per pochi voti l'elezione in tutte e tre le realtà. In assenza di un progetto politico nazionale, che poteva dare visibilità e sostanza al progetto dell'alternativa, si è trattato di un buon risultato che segnala la possibilità concreta che deve quindi essere assunta con forza.
RIDEFINIRE IL PROGETTO POLITICO
Di fronte alle contraddizioni che scuotono il blocco di potere dominante e alla subalternità del centro sinistra alla destra tecnocratica, è necessario riprendere la costruzione di una coalizione contro la guerra, le spese militari, il liberismo e la distruzione del welfare, dei diritti e dell'ambiente. Una coalizione non improvvisata, fondata su una proposta politica, un progetto, una cultura politica adeguata e forti legami sociali negli strati popolari.
Per costruire uno schieramento popolare dell'alternativa, lontano da settarismi e moderatismi, serve il lavoro e la cultura politica di Rifondazione Comunista e il tempo per farlo.
Non possiamo andare avanti navigando a vista o scegliendo il Campo largo come è accaduto in varie regioni in netto contrasto con quanto proposto nel documento votato nel congresso. E' necessario che il partito decida chiaramente l'indirizzo politico che intende assumere a fronte delle novità politiche che si sono presentate e, superando l'attendismo che caratterizza la situazione attuale, scelga con chiarezza il terreno su cui lavorare. E' questa l'unica via perché tutto il partito sia messo nelle condizioni di operare per il conseguimento dell'obiettivo nei tempi necessari, evitando di trovarsi fuori tempo massimo di fronte a scelte non condivise e non gestibili a livello politico, sociale e organizzativo.
Per questo proponiamo di arrivare rapidamente ad un referendum tra tutti gli iscritti e le iscritte per decidere quale indirizzo assumere in vista delle prossime elezioni politiche, come proposto anche dai compagni del Doc. 1 in occasione del nostro congresso. In una situazione di palese incapacità del gruppo dirigente di proporre una prospettiva unitaria - diviso tra chi vuole costruire uno schieramento alternativo e chi ritiene necessario una alleanza con il PD - è bene che siano direttamente i compagni e le compagne a scegliere in modo che poi il partito possa lavorare su una direzione chiara. Lo dobbiamo fare entro l'inverno in modo che la primavera non sia solo una stagione climatica, ma possa rappresentare il tempo del rilancio di Rifondazione Comunista.
In questo quadro di scontro tra le élites statunitensi ed europee si aprono spazi politici per una ampia coalizione per la difesa degli interessi delle classi popolari, contro la guerra, le spese militari e il liberismo. Le parole d'ordine dell'indipendenza dagli USA, dell'uscita dalla NATO e della rottura della gabbia dell'Unione Europea possono acquistare un inedito consenso di massa. Il compito del partito comunista è costruire la
via di uscita da questa gravissima situazione, non aggiustare i cocci o fare i tifosi dei gruppi dominanti che litigano tra di loro.
LE NOSTRE PROPOSTE CONCRETE DI AZIONE POLITICA:
- Costruire una campagna in cui il NO al referendum sia intrecciato con il NO al riarmo e alle spese militari e a sostegno di salvaguardia e rilancio dell'welfare. Intrecciare quindi la difesa dell'ordinamento Costituzionale alla questione sociale e alla difesa degli spazi di democrazia e dissenso. Legare quindi il NO nel referendum alla denuncia del carattere antipopolare della politica governativa e delle sue politiche neoliberiste a senso unico: foraggiare i padroni e i banchieri, aumentare le spese militari e continuare l'erosione del reddito e dei diritti dei lavoratori e dei ceti popolari. Con questa impostazione partecipare ai comitati unitari per il NO nel referendum.
- Rilanciare con forza l'impegno antimperialista a sostegno dei diritti del popolo palestinese in Cisgiordania e Gaza, della rivoluzione bolivariana e di tutti i popoli e i paesi che vengano fatti oggetti di attacchi militari o le cui mobilitazioni vengono represse, anche svolgendo una azione di controinformazione e di mobilitazione. Occorre denunciare ogni complicità col regime sionista di colonizzazione e apartheid, smascherare il sistema di occupazione, contrastare le proposte di legge che equiparano antisionismo e antisemitismo.
- Sostenere nei luoghi di lavoro, in tutte le strutture autorganizzate di base e all'interno delle organizzazioni sindacali, la necessità di unificare le lotte e rilanciarle come condizione imprescindibile per sfondare il muro dell'intransigenza antipopolare del governo e le complicità di un'opposizione su posizioni neoliberiste. Con queste finalità ci attiviamo a sostegno di percorsi dal basso, come quello avviato con l'appello firmato da migliaia di lavoratori e delegati per lo sciopero unitario tra Cgil e sindacati di base.
- Rilanciare la mobilitazione contro l'autonomia differenziata, sostenendo tutte le iniziative previste come momento unitario di lotta e di convergenza contro la frammentazione dei diritti e dello Stato sociale.
- Costruire una campagna di mobilitazione contro l'attacco al conflitto e agli spazi di aggregazione sociali e contro il nuovo ddl sicurezza che ha un impianto puramente repressivo, volto a colpire il dissenso e il conflitto sociale, ampliare i poteri di polizia, restringere i diritti delle persone più fragili.
- Rilanciare la campagna sul salario minimo legata alla proposta della patrimoniale sulle grandi ricchezze e alla necessità di ripristinare la scala mobile.
- Costituire un vero e proprio Dipartimento esteri, plurale, allargato, che si riunisca regolarmente e che si occupi anche di innalzare il livello di analisi e dibattito politico del partito sulle questioni internazionali.
- Concludere la campagna di tesseramento rendendo trasparente e partecipata la gestione dei dati.
- Mettere in calendario rapidamente la consultazione interna necessaria per affrontare con chiarezza il percorso del PRC verso le elezioni politiche.
Daniela Alessandri, Valeria Allocati, Eveline Amari, Elena Maria Anelli, Simone Antonioli, Michela Arricale, FabrIzio Baggi, Michela Becchis, Tatiana Bertini, Marina Boscaino, Giovanni Bruno, Nicola Candido, Giovanna Capelli, Silvana Cesani, Marisa Chiaretta, Maria Rosaria Ciao, Roberto Ciccarelli, Monica Coin, Luisa Colombo, Giuseppe Cucchiarini, Stefania De Marco, Alberto Deambrogio, Erica Erinaldi, Ilaria Falossi, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Gianni Ferretti, Loredana Fraleone, Grazia Francescatti, Giada Galletta, Riccardo Gandini, Alessio Giaccone, Luca Grasselli, Stefano Grondona, Tonia Guerra, Enrico Lai, Alessandra Lanzeni, Antonio Liuzzi, Ezio Locatelli, Massimo Lorusso, Stefano Lugli, Francesco Macario, Nando Mainardi, Antonello Manocchio, Nicolò Martinelli, Maura Mauri, Vito Meloni, Francesco Musumeci, Dmitrij Palagi, Lorenzo Palandri, Giuseppe Palomba, Luigi Pede, Cadigia Perini, Giulia Pezzella, Gaetano Piazza, Roberta Piazzi, Ugo Pieralini, Tania Poguish, Claudia Rancati, Stefanella Ravazzi, Massimiliano Rossini, Luca Sardone, Rosella Satalino, Monica Sgherri, Stefania Soriani, Silvia Stocchetti, Giulio Strambi, Giulia Suella, Giovanna Ticca, Daniela Vangieri, Roberto Villani, Vittore Luccio