Ivano Stelluto (Coordinatore Giovani Comunisti di Taranto)

Il IV° Congresso, per i circoli e la federazione di Taranto, rappresenterà un banco di prova di rilievo dopo la scissione, che ha portato via l’intera segreteria. In verità, già abbiamo constatato, in numerose iniziative, che il partito c’è e si muove: bisogna ora vedere quanti e quante riusciremo a coinvolgere ai congressi di circolo. Il governo Prodi, in quest’area deindustrializzata e fortemente emarginata, aveva rappresentato una novità: c’era da vedere quanto di nuovo ci sarebbe stato su temi quali quello dell’agricoltura (che doveva “riorganizzarsi” dopo aver perso mamma Dc), del caporalato (a proposito, non se ne parla più), delle infrastrutture, del lavoro e del non lavoro. Insomma, c’era da verificare quanto si sarebbe fatto per far riemergere Taranto. Abbiamo retto e appoggiato un governo affinché non toccasse i ceti operai e i pensionati; ma, volevamo che venisse una risposta per i tanti disoccupati e per quanti sudano e muoiono all’interno dell’Ilva; la risposta non è venuta, e per tanti di noi è stato facile avallare le ragioni della rottura, per non parlare di quanto ci sembra ragionata l’opposizione al governo D’Alema: qui le scuole pubbliche sono in molti casi ai margini della vivibilità. A Roma si parla di finanziare le scuole private! Per non parlare del lavoro e delle sue implicazioni (inquinamento e malattie): ci sembra ormai illusorio invocare Bassolino. Dicono che i disoccupati devono attendere; può darsi che il lavoro arrivi pure, ma le merci dove viaggeranno, se non si è raddoppiata ancora la tratta ferroviaria Bari-Taranto? Sulle buone intenzioni? A Rifondazione e ai giovani comunisti spetta il compito di riportare questi temi tra le masse, discutendone con il centro-sinistra, perché si torni a far politica, a Taranto come a Roma e perché non si rimanga chiusi e isolati: solo non chiudendoci in noi stessi potremo giocarci la battaglia per l’egemonia, teniamo sempre a mente il binomio autonomia-unità e l’insegnamento di Lelio Basso: «La rivoluzione come processo storico e non come assalto al palazzo d’inverno».