| Roberto Preve (Comitato politico nazionale) La rottura con LUlivo nazionale e quindi con il suo governo di centrosinistra non può essere vista come una diversa espressione del centrosinistra nelle grandi città o nelle regioni, ma anzi, questi sono governi centrali o locali che rispondono ai medesimi interessi, cioè a quei poteri forti che il partito ha denunciato con luscita dal governo Prodi e con lopposizione al governo DAlema. Come è possibile affermare, come fa la maggioranza del Cpn nel suo documento: il terreno dellunità nelle nuove condizioni va quindi riconquistato, ad esempio, ribadendo la non uniformità del quadro politico nazionale con quelli locali, cercando quindi di costruire, ovunque è possibile, alleanze elettorali, basate su intese programmatiche, con le forze del centrosinistra. Intendendo quelle forze che, insieme al Prc sconfissero le destre nelle elezioni del 21 aprile1996, eccetera. A noi sembra che questa affermazione sia per lo meno singolare se non contraddittoria con gli interessi di classe che noi vogliamo rappresentare. I vari Castellani, Rutelli, Bianco, eccetera, che tipo di società vogliono rappresentare? Non è forse vero che questi sindaci di Torino, Roma, Catania, ecc., oggi sono gli alfieri del referendum che vuole abolire la proporzionale elettorale, schierandosi apertamente con i poteri forti in opposizione agli interessi delle masse lavoratrici e sono gli stessi che si uniscono al coro della flessibilità, della precarietà, eccetera? Daltronde se prendiamo ad esempio le politiche concrete che queste amministrazioni hanno portato avanti in questi anni, possiamo notare nei fatti come e in favore di chi esse hanno amministrato: se partiamo dal cosiddetto piano di riqualificazione della città di Torino, notiamo immediatamente che la giunta Castellani si appresta a spendere oltre mille miliardi per una gigantesca calata di cemento sulla città, che a sua volta svilupperà altri miliardi di interventi privati. Da notare che le aree che si dovrebbero riqualificare sono nella loro stragrande maggioranza aree Fiat, le cosiddette Spina 1, Spina 3, Spina 4 cambieranno sì il volto della città (perché le vecchie fabbriche abbandonate, ex Teksid, Michelin, Savigliano, Metalferro, i Dooks Dora, eccetera saranno abbattute), ma al loro posto ci saranno centri commerciali, edilizia cosiddetta residenziale, alberghi. Come si può notare un tale piano regolatore rispecchia pienamente gli interessi speculativi dei poteri forti di Torino, Fiat in primis, espellendo nei fatti ogni progettualità industriale (nuove tecnologie compatibili) dalla città. Se si considera il fatto che contemporaneamente a questi provvedimenti di cementificazione e speculazione si sviluppano le privatizzazione delle aziende municipalizzate (Azienda del gas, Acquedotto, Aem, Amiat) con i risultati di una privatizzazione selvaggia e speculativa al servizio dei poteri forti Torinesi e Nazionali, che noi vogliamo combattere, ne deriva che il riproporre le alleanze locali con il centrosinistra ci subordinerebbe nei fatti a quei poteri forti che noi vogliamo combattere. Esemplare a tale proposito la lotta allAtm e nei Trasporti Torinesi: di fronte agli scioperi portati avanti da questi lavoratori su carichi di lavoro, tempi, pause e salario, la giunta comunale si è stretta intorno alla direzione aziendale contro le richieste dei lavoratori richiedendo contemporaneamente un aumento dei biglietti del 9 per cento. Non sono forse sindaci alla Rutelli che ad ogni piè sospinto chiedono repressione e licenziamenti dei lavoratori ogni qual volta nasce il conflitto? Non sono loro i moderni untori nellindividuare nei lavoratori i responsabili di tutti i mali, nel momento che disturbano il manovratore (in questo caso i sindaci), non sono loro a chiedere che per il 2000 (il Giubileo) venga negato il diritto di sciopero nei trasporti (si incomincia sempre da una categoria per abbatersi su tutte le altre) e che venga vietata la Città Celeste (Roma) a cortei e manifestazioni? Ebbene compagni come è possibile affermare, come fa la prima mozione: trovare intese programmatiche sul piano locale? Che tipo di intese sono possibili con amministrazioni che rappresentano interessi opposti e logiche contrarie a lavoratori, disoccupati, giovani, eccetera. Noi pensiamo che giustamente il secondo documento Per un Progetto comunista individui nella nostra autonomia di classe e nella costruzione di alleanze sociali: disoccupati, giovani, lavoratori e quanti subiscono lattacco dei poteri forti - insegnanti, studenti, eccetera - la risposta sia contro il governo sia contro le giunte di centrosinistra delle grandi città. Occorre lavorare affinché si costruisca intorno a noi un blocco sociale che nella sua autonomia di classe sappia dare risposte ai problemi delle grandi città consapevoli che il lavoro sarà lungo e arduo, ma il solo che ci permette di sottrarre legemonia che i Ds hanno su importanti strati di proletariato nella sua attuale frammentazione. Se noi andassimo nelle prossime scadenze elettorali ad accordi con i partiti del centrosinistra, rischieremmo di non essere capiti dal nostro elettorato, avremmo una visione strabica della battaglia politica e rischieremmo di essere complici di un astensionismo delle masse popolari. Per questi motivi siamo contro ogni accordo con il centrosinistra nelle grandi città. |