| Gianni Paoletti (federazione di Rimini)
Condivido lanalisi che ci porta a vedere una prospettiva di passivizzazione di massa rispetto alla politica. Proprio per questo il problema principale che abbiamo davanti è quello della definizione di una controtendenza anche solo parziale. Limitandomi al versante sindacale della questione credo che unindicazione precisa venga dalla recente elezione delle Rsu nel Pubblico impiego. Si tratta di una elezione diretta e democratica, espressione del lavoro dipendente e in questo senso di classe, e per di più su base strettamente proporzionale. E stato quindi un evento di per sé in controtendenza e di una vittoria delle proposte di sinistra su questo terreno. Dove mai potremmo trovare migliaia e in futuro, se verrà approvata la legge, decine di migliaia di lavoratori impegnati direttamente in politica? Naturalmente non cè nulla di automatico, anzi i delegati saranno spinti a farsi agenti della concertazione. Il primo terreno è quello della conflittualità/ intervento sulle condizioni di lavoro specifiche dei luoghi di lavoro e insieme della possibilità di avere terminali precisi di conoscenza sia della realtà produttiva sia della soggettività dei lavoratori. Laltro piano è quello della battaglia politica rispetto alla pratica concertativa delle confederazioni fino alla definizione di una linea politica alternativa di massa. Penso che privilegiare la lotta per legemonia di una linea politica conflittuale che tenga assieme i due terreni sopra definiti sia alternativo ad altre scelte come quella di privilegiare i comitati di scopo intesi come strumento direttamente sindacale anche ad esempio per indire scioperi; essi invece più correttamente possono essere utilizzati in alcune occasioni come strumenti di intervento sociale. Anche la stessa proposta di coordinare i comunisti di diversi sindacati trova sul terreno dei delegati il luogo del confronto reale; altrimenti il coordinamento rischia di essere letto come la premessa per costituire una propria organizzazione sindacale. La proposta che faccio comporta la centralità della questione della Cgil, che nei fatti è lunico sindacato di peso reale in cui è presente in modo consistente la cultura democratica dei delegati. Non mi pare che questo sia un elemento centrale della cultura politica della maggioranza dei sindacati extraconfederali in particolare Rdb. Né situazioni di conflittualità che giudico positivamente esistenti nel settore dei trasporti sono sufficienti per farne una proposta in controtendenza di carattere generale. Non possiamo dimenticare poi che abbiamo già sperimentato altre strade che si sono verificate sbagliate e inefficaci. Mi riferisco alla scelta di fare una componente di partito nella Cgil e più in generale al fatto che avendo nei fatti tentato un cortocircuito fra il terreno dellintervento politico e quello del rapporto più direttamente sindacale, ci siamo trovati nella condizione di avere, in alcune occasioni, un largo consenso di massa, ma strumenti per niente affatto efficaci per organizzare questo consenso. Infine, ma non è certo lultima delle questioni, non riesco a capire come si può pensare di costruire il partito nei luoghi di lavoro, in particolare in fabbrica, senza una presenza significativa fra i delegati. In primo luogo si tratta di investire risorse su questo terreno prima che su altri o invece che su altri. Si tratta di costruire una cultura politica nel partito (che oggi è scarsamente presente) che premi questo tipo di impegno diretto. Si tratta di scegliere come terreno di confronto politico quello della Cgil in particolare in vista della costruzione di una sinistra sindacale che non può che partire da Alternativa Sindacale, che questo piaccia o meno. Significa anche mettere fra le nostre iniziative prioritarie quella della approvazione della legge sulla rappresentanza. Si tratta di puntare su una prospettiva che può dare frutti solo nel medio periodo, scorciatoie non ne esistono, proprio perché il problema di noi comunisti non è quello di inseguire conflittualità peraltro sempre più rare, e che a volte sono solo sperate ma costruire una conflittualità strettamente legata ad un progetto politico; questo legame infatti è lunica condizione per ricreare un terreno fertile per una nuova fase di conflittualità. |