Grazia Morra (componente del Cpn, Federazione di Padova)
Pur sostenendo la proposta di documento congressuale Per
un progetto comunista, non condivido né il paragrafo relativo alla
questione sindacale del documento alternativo né quello del documento
di maggioranza. Entrambe le formulazioni segnalano una difficoltà
oggettiva del partito a sciogliere il nodo di fondo (lincociliabilità
delle due posizioni stare nella Cgil e nei sindacati extraconfederali)
e ad indicare un percorso chiaro.
I sindacati cd extraconfederali non sono nati per essere
un quarto, quinto, sesto sindacatino, più o meno rosso. Essi rappresentano
un tentativo di distruggere la concertazione e il suo attore di parte sindacale.
Come sappiamo questo attore trae legittimazione dal governo, il quale lo
nutre garantendogli il monopolio e i finanziamenti dei patronati e dei
servizi. Ma è nutrito anche dai lavoratori iscritti e votanti, che
contribuiscono a mantenere lapparato e la rappresentatività delle
sue scelte antipopolari. E nutrito infine dai nostri militanti che lavorano
con grande generosità per il... re di Prussia. La presenza delle
compagne e dei compagni in queste organizzazioni è molto utile agli
apparati, che così si legittimano come democratici nei posti di
lavoro e beneficiano delleffetto tenaglia (padroni-governo-consenso di
una parte dei lavoratori) della triplice legittimazione, mentre milioni
di lavoratori non sono organizzati e subiscono una crescente passivizzazione.
I sindacati di base si sono posti da subito come alternativa
sindacale di massa in contrapposizione a Cgil-Cisl-Uil. Pensiamo solo alle
lotte di questi giorni nei trasporti. Contro queste lotte si scaglia governo,
sindacato confederale e confindustria. Sono lotte organizzate dai sindacati
extraconfederali, la cui nascita ha rappresentato qualcosa di nuovo.
Se non ci fossero i sindacati di base oggi in Italia non ci sarebbero scioperi
con visibilità nazionale.
Il partito deve sostenere le lotte laddove esse riescono
ancora a svilupparsi, nonostante la blindatura, difendere il diritto di
sciopero, di assemblea, di organizzazione, di manifestazione in un momento
in cui gli apparati sindacali stanno studiando nuove formule per eliminarli
del tutto. Ma non basta. Non si possono sostenere le lotte e contemporaneamente
mandare a trattare Cgil-Cisl-Uil, che vogliono soffocarle.
Questi lavoratori non sono indietro come i comunisti,
non sono ancora al punto di partenza (stare o non stare nella Cgil), non
discutono del sesso degli angeli. La loro pratica politica è molto
più avanti di quella dei comunisti. Per difendere i loro diritti
hanno dovuto agire così. Per uscire dalla stanza in cui li aveva
rinchiusi il sindacato di stato hanno dovuto aprire la porta dei sindacati
di base.
A governo, padroni e sindacati non fa paura che ci sia
alternativa sindacale nella Cgil o larea programmatica dei comunisti (anzi
gli fa comodo), ma che i lavoratori si organizzino fuori dal loro controllo.
La difesa dei lavoratori è oggi antagonista e
alternativa rispetto ai sindacati confederali. E perciò necessario
aprire una fase in cui diciamo ai lavoratori di uscire. Non farlo significa
di fatto continuare a sostenere il monopolio dei sindacati confederali.
E una scelta sbagliata anche tatticamente perché crea confusione
invece di chiarezza e le masse non hanno indicazioni precise. Se i lavoratori
non diventano protagonisti della difesa dei loro interessi, Cgil-Cisl-Uil
avranno sempre la maggioranza. In questo momento serve a poco avere decine
di compagni comunisti nelle Rsu di Cgil-Cisl-Uil, per come sono concepite
(e sempre più strozzate) e per i limiti della fase: esse rappresentano
unaltra delega di rappresentanza in bianco in un momento di completo abbandono
della partecipazione, di disinteresse, sfiducia e frammentazione. Facciamo
un bilancio della nostra presenza nei sindacati confederali. Tutti i tentativi
di questa politica sindacale opportunistica sono miseramente falliti (dalla
sinistra sindacale, passando per Democrazia consiliare ed Essere Sindacato,
fino ad Alternativa sindacale e allarea programmatica dei comunisti):
20 anni buttati alle ortiche, 20 anni di illusioni per tante compagne e
compagni. I sindacati di base hanno sicuramente un merito: quello di aver
rotto con gli indugi e di essersi posti in netta contrapposizione al sindacato
di stato e alla concertazione filopadronale. Nel partito in questi anni
non è riuscita mai ad emergere una indicazione chiara. Se si dice
che la Cgil è irriformabile, bisogna essere conseguenti e quindi
impegnare da subito le compagne e i compagni (e su questo siamo in enorme
ritardo) nella costruzione di unalternativa.
Guardiamo ai risultati: oggettivamente sono serviti molto
di più a tutti i lavoratori gli scioperi e le lotte di chi ha osato
in questi anni difendere i propri diritti dalle blindature confederali
delle migliaia di pagine di documenti, delle centinaia di convegni. Per
chi ha tanto scritto e tanto dibattuto siamo ancora al punto di partenza:
«è giusto stare o non stare nella Cgil?», mentre chi
ha lottato e difeso i propri diritti e, con questi, quelli di tutti i lavoratori,
senza lombrellino confederale, chi ha agito si è trovato contro
Cgil-Cisl-Uil (o se lè trovato comunque contro dopo, in trattativa),
facendo così emergere linconciliabilità tra le lotte e il
sindacalismo confederale.
A partire dallEur è inequivocabilmente dimostrato
che nonostante vi si siano impegnati migliaia di compagni, la strategia
della Cgil non è migliorata. Invece migliaia di compagni delusi
hanno abbandonato lattività sindacale. Il partito non può
continuare a rendersi complice di queste morti politiche.
Oggi sono rimaste poche avanguardie di lavoratori, il
resto del paese è normalizzato. Oggi (meglio se lo facevamo ieri)
dobbiamo sciogliere il nodo. E questa la battaglia più importante
della fase per il nostro partito, quella su cui ci giochiamo la nostra
credibilità.
Naturalmente questa scelta implica un percorso, ma non
sono più possibili indugi. Gli apparati stanno per attaccare duramente
i diritti sindacali e di sciopero e stanno confezionando una legge sulla
rappresentanza tesa a congelare ogni forma di autonoma elaborazione dei
lavoratori, sottoponendola al loro governo. Lunico modo per prendere domani
la Cgil e restituirla ai lavoratori è di uscirne oggi.