Un dato gravido di conseguenze negative per il nostro
paese, è la subordinazione del Sud, del suo territorio e delle sue
risorse naturali e culturali, alla linea economica e agli interessi dei
gruppi capitalistici italiani e non.
La democrazia, nel Mezzogiorno, è ricomposizione
del frammentato mondo del lavoro, è ricerca dei minimi comuni denominatori
in una galassia sociale polverizzata e subordinata. I soggetti di aggregazione
tradizionali non ci sono più, o hanno modificato la loro natura,
divenendo strumenti marginali; penso alle leghe sindacali di centinaia
e centinaia di piccoli e medi centri.
Laggregazione, laddensarsi di corpi sociali, le concrete
esperienze di lotte comuni da parte di lavoratori e di chi il lavoro non
ce lha, ma anche di parti vitali di intere comunità, su obiettivi
specifici di sviluppo come di vivibilità, sono le leve nella lotta
per la democrazia, contro le destre populiste, che costruiscono la loro
rappresentanza amplificando e utilizzando la disgregazione e lintreccio
tra tessuto economico sommerso, semiillegale e criminalità.
E perniciose si sono rivelate le oscillazioni, soprattutto
nei ceti medi ma anche in quelli popolari, tra le ventate giustizialistiche
e le ricadute nel voto di scambio, con una sinistra moderata tentata dalla
via giudiziaria a nuovi assetti di potere nelle istituzioni periferiche
dello Stato, nei settori delicati della magistratura e delle forze dellordine.
La nostra proposta per il Mezzogiorno deve rovesciare
la subordinazione del sud nelle scelte di politica economica del governo,
come nello stesso senso comune diffuso al sud, e non solo al nord, con
una opposizione di respiro progettuale e con una battaglia culturale di
lungo periodo.
E questo rovesciamento va radicato nelle pratiche sociali,
nel tessuto associativo, nelle istituzioni e nellagire politico quotidiano
del partito.
Va rovesciata la condizione più pesantemente negativa
del sud: il deficit di società. Va contrastato un vizio antico a
cui si sommano gli effetti devastanti di una modernità acriticamente
vissuta.
In questa battaglia sono possibili interlocuzioni, alleanze,
con forze lontane dalla nostra cultura; penso al volontariato, al mondo
della Chiesa.
Lo stesso ente locale può essere utilizzato nella
tessitura di una trama di fili di aggregazione. Certo, dopo la stagione
del rinnovamento politico nella città, seguita alla crisi di tangentopoli,
si sono offuscate le speranze di cambiamenti radicali e si è avviato
un nuovo processo di delega agli esecutivi con sindaci, soprattutto nelle
grandi città, che si candidano a un protagonismo nella concertazione
con le imprese e con lo stato centrale.
Ma ci sono anche esperienze di segno opposto, soprattutto
nei centri piccoli e medi, in cui lente locale, in contrasto con il governo
nazionale, è divenuto fattore di programmazione orizzontale, di
rete, con associazioni, promuovendo forme di aggregazione in settori
fondamentali come il lavoro, lassetto del territorio e soprattutto la
scuola e i servizi sociali.
I comunisti, nellente locale, possono forzare queste
linee, proponendo risposte credibili a bisogni reali e diffusi di giustizia
sociale.
Dobbiamo costruire, consolidare un partito capace di
esperienze concrete di aggregazione sociale, di lotte contro interessi
visibili e localizzati; un partito capace di utilizzare le istituzioni
locali dallopposizione e dal governo; un soggetto di progettualità
e di cultura alternativa per rovesciare la subordinazione del sud alla
cultura unica, quasi sempre merce dimportazione.