Enzo Minervini
(Commissione Nazionale di Garanzia - Federazione di Milano)
Vorrei presentare in occasione del congresso alcune considerazioni
critiche sullo stato del Partito e sulle lentezze del processo di rifondazione
teorica, tralascio quindi tutti gli aspetti della nostra politica sui quali
sono daccordo.
Per definire cosa vogliamo essere dobbiamo partire dal
nostro nome; abbiamo scelto di chiamarci Rifondazione Comunista, non perché
dopo il tragico fallimento dellest e lo scioglimento del Pci fossero cadute
le ragioni della critica marxista al capitalismo, ma perchè pensavamo
fossero seriamente da rifondare le risposte che questa critica ha saputo
storicamente esprimere nel corso di questo secolo. Non si tratta dunque
di ripristinare una presunta ortodossia rispetto ad un pensiero politico
da cui gruppi dirigenti traditori hanno in qualche maniera tralignato
ma di costruire risposte differenti, adeguate ai tempi, capaci di sanare
e superare gli errori del passato ridando credibilità ad una proposta
di società socialista. Il Partito è lo strumento collettivo
di chi condivide questa ipotesi di lavoro. Alcune considerazioni allora
su quanto ci sta davanti.
Il partito e le culture:
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La cultura comunista, come quella della socialdemocrazia,
così come si sono storicamente configurate sono insufficienti. Il
secolo ha aperto problemi nuovi: è centrale quello del rapporto
tra sviluppo delle forze produttive e distruzione dellambiente. Questo
problema è stato solo marginalmente affrontato tra le forze del
movimento operaio. Oggi ne va della sopravvivenza della specie. La critica
ambientalista deve diventare parte costitutiva del nostro modo di essere
e dei nostri programmi politici.
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Le culture della differenza. Il movimento delle donne ci
impone di ripensare ruoli e identità a partire dalla divisione sociale
del lavoro fino alle sfere della famiglia, della sessualità, dei
poteri, dei diritti e delle libertà individuali; non si tratta di
costituire qualche commissione femminile, di quote negli organismi dirigenti
(che a volte servono), e di scrivere dei /a, /e nei documenti politici
al termine di sostantivi e aggettivi, ma di assumere unaltra contraddizione
primaria, pesante come quella tra capitale e lavoro, un diverso modo di
porsi nel mondo.
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La democrazia politica. Enrico Berlinguer parlava del valore
universale della democrazia e riteneva impossibile lo sviluppo del socialismo
senza laffermazione di una democrazia piena. Lesperienza di fine secolo
(la tragedia dellEst e ciò che sta succedendo in Cina e negli altri
paesi asiatici di ispirazione socialista) conferma tragicamente la giustezza
di questa affermazione. A mio parere, paradossalmente i comunisti sono
stati la forza portante della difesa e dellallargamento della democrazia
in Italia, senza mai assumere completamente e fino in fondo, tranne che
in parti limitate dei gruppi dirigenti, la democrazia come valore costitutivo
e ineliminabile dellessere comunisti. Voglio essere chiaro: penso alla
migliore tradizione giuridica liberal-borghese, (la separazione di poteri,
le elezioni libere col principio una testa, un voto, il diritto a venire
giudicati da una magistratura indipendente) coniugata con la critica marxista
al cittadino astratto e quindi con lazione politica tesa alla conquista
di veri diritti di cittadinanza (diritto al lavoro, alla salute, allistruzione)
uguali per tutti. La forse inevitabile sudditanza ideologica allUnione
Sovietica, prima, la condivisione della critica del gruppo dirigente cinese
alla democrazia, per quello che riguarda la generazione di comunisti alla
quale anche io appartengo, poi, ci hanno impedito di assumere a fondo quello
che era uno dei tratti della migliore tradizione politica italiana rappresentata
su questo tema da Gramsci e dalla sinistra del Partito DAzione. E ora
di farci i conti.
Il Funzionamento del Partito
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Linchiesta. Per costruire politiche efficaci è indispensabile
conoscere la realtà nella quale si intende esercitarle. Laffermazione
di Mao chi non ha fatto inchiesta non ha diritto di parolaè forse
un poco esagerata ma ha le sue solide ragioni. Troppo spesso affrontiamo
le cose con un taglio ideologico e strumenti metodologici da pensiero mitico,
piuttosto che non con gli strumenti analitico-critici del pensiero scientifico
e marxista. Linchiesta è il primo di questi strumenti, dovrebbe
diventare metodo comune di lavoro di tutte le istanze del partito.
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Le correnti e la riforma dellarticolo 8 dello statuto. A
mio parere, per quanto conosco il Partito, alcuni dei guai della nostra
vita interna derivano dal fatto che finora non siamo stati capaci di amalgamarci
e sviluppare un comune senso di appartenenza. Allo stato attuale esistono
differenti aggregazioni interne, alcune distinguibili sul piano delle posizioni
politiche, altre meno. Mi pare che spesso i compagni che a queste aggregazioni
fanno capo, esprimano una disciplina di corrente che mette in subordine
lappartenenza al Partito e il suo sviluppo come organismo collettivo,
soprattutto quando si tratta di eleggere i gruppi dirigenti e di determinare
le rappresentanze istituzionali. Ritengo quindi, per un più limpido
sviluppo del dibattito e della vita democratica interna che le uniche posizioni
organizzate ad avere diritto ad un riconoscimento debbano essere quelle
che sottopongono apertamente una propria piattaforma politica al vaglio
congressuale. Altrimenti è meglio ripristinare larticolo 8, così
comera nello statuto del III Congresso.
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