Gerardo Melchionda (Segretario Federazione di Potenza)

La scelta dell’opposizione ci impone un impegno straordinario per la costruzione di un nuovo partito comunista di massa. Negli ultimi anni le attività del partito sono apparse deboli politicamente, condizionate da una tendenza a risolvere i problemi solo per via istituzionale, confidando nel potere d’interdizione rispetto ai governi amici e sempre meno per via conflittuale. La nostra diversità, la nostra proposta, nuova e alternativa, di società non è passata, non è stata compresa, anzi l’esperienza fatta con il governo Prodi ha rafforzato, tra la gente, il “principio dell’unità del sistema” che viene descritto con l’immagine della barca: siccome siamo tutti nella stessa barca, conviene non agitarsi troppo perché se questa si rovescia cadere in acqua è peggio anche per chi nella barca è costretto a remare. Oggi il partito, ravvivando entusiasmi, ha scelto di riprendere le iniziative dal basso abbandonando le trattative di vertice. Il nostro congresso cade alla vigilia delle elezioni amministrative con le quali, insieme a grandi città, tantissimi piccoli comuni rinnoveranno i propri consigli ed eleggeranno nuovi o vecchi sindaci. E’ in queste realtà, dove spesso i compagni sono soli, che dobbiamo dare senso politico alla nostra presenza, è in questi comuni che dobbiamo pretendere programmi percorsi da una ispirazione morale forte e sentire il dovere di accogliere una sfida alta: restituire alla politica la capacità di progettare la vita di una comunità. Dobbiamo produrre contenuti qualificanti di un reale cambiamento.
E’ importante, certo, cambiare un personaggio politico logorato o corrotto con un altro, ma basta? Se gli interessi rappresentati e garantiti restano sempre gli stessi, se il rapporto con la società continua ad essere di tipo clientelare, se i diritti e la legalità continuano ad essere tenuti ai margini, o addirittura violati, allora non vi è mutamento, ma solo un nuovo corso del trasformismo.
Certo, è giusto badare all’efficienza, ma basta esaurire e identificare in essa l’idea e la pratica della politica? Una pratica e un’idea della politica, separate dalla solidarietà, dalla morale, dal rispetto e dal riconoscimento delle culture, delle idee. Delle fedi degli altri, producono l’impoverimento e il declino di una comunità, sia essa locale, nazionale o sovranazionale.
Una gestione del comune fondata sulla delega piena agli amministratori può apparire per i cittadini anche una cosa comoda, ma è corretta, giusta, e utile? Se i cittadini non partecipano, attraverso consenso e conflitto, alla formazione delle decisioni e al controllo della loro attuazione le conseguenze possono essere molto gravi: chi potrà prevenire gli abusi, le discriminazioni, l’uso interessato della spesa pubblica e del territorio? E non si impoverisce e inaridisce la fonte di quel bene irrinunciabile che si chiama “autonomia”, “padronanza di sé”? Il sistema elettorale, soprattutto nei piccoli comuni, produce nuovi fenomeni di passività sociale. Tocca innanzitutto ai governi comunali evitare questo esito, tanto più probabile quanto più la crisi dei partiti interrompe la tradizionale comunicazione tra società e comune. Ecco perché un programma serio deve porsi come prima finalità la difesa e l’espansione dell’autogoverno, dell’autonomia individuale e collettiva. E’, lo sappiamo, una finalità difficile, ma necessaria, ineludibile nell’epoca in cui l’enorme risorsa della tecnica e della scienza possono essere usate o per piegare la formazione del senso comune, del gusto, dei bisogni alle convenienze della produzione e del consumo, al dominio, cioè, della grande impresa, oppure per la elevazione della consapevolezza critica delle masse, del sapere, del rapporto con la natura e con l’ambiente. Bisogna perseguire gli obiettivi programmatici con spirito di verità e di coinvolgimento dei cittadini. I programmi non sono parole dette o scritte, sono soprattutto azioni, lotte, informazione ascolto e quindi continuo aggiornamento e sviluppo dei contenuti al fine di renderli sempre più rispondenti alla costruzione di più elevate e consapevoli forme di vita, di più civili e solidali relazioni interpersonali.