Dichiarazione di voto sul documento congressuale “Una alternativa di società"

In ottobre il partito ha operato scelte che ne condizionano il processo di costruzione e l’elaborazione programmatica. Per questo condividiamo quanto affermato nel documento di maggioranza. “La scelta della rottura con la maggioranza di governo e la conseguente collocazione all’opposizione da parte del nostro partito, rappresenta un nuovo rilevante atto nello stesso processo della rifondazione comunista. Con questa scelta abbiamo prodotto una innovazione nella nostra prassi politica ed ora siamo chiamati a definire la nostra strategia al livello di quella innovazione che abbiamo determinato”.
Una parte significativa delle compagne e i compagni che hanno animato la battaglia politica della minoranza nel corso degli ultimi due anni, è partita da questa valutazione di fondo, essenziale, per esprimere il suo giudizio politico: il Prc è sfuggito in extremis all’abbraccio paralizzante del centrosinistra, ponendo fine a una posizione ambigua e di fatto subalterna, rilanciandosi così come possibile motore di movimenti di massa e rivitalizzando forze militanti da tempo disorientate. Scegliendo l’opposizione (una opposizione non occasionale, ma strategica per l’alternativa), si offre a movimenti e fermenti sociali la sponda politica necessaria per evitare dispersione e spoliticizzazione.
Proprio perché ci siamo battuti in passato per una svolta nella politica del partito, scegliamo oggi la convergenza sulla linea politica di fase piuttosto che sottolineare divergenze strategiche che pure si mantengono e che potranno essere utilmente affrontate in altri momenti di riflessione. Le considerazioni di questo intervento corrispondono alla dichiarazione di voto adottate da 24 membri del Cpn.
Una lettura critica della esperienza Prodi avrebbe certo consentito di comprendere meglio perché il movimento operaio sia ulteriormente indebolito e sulla difensiva su questioni cruciali e come esista una continuità negativa tra l’esperienza del governo “ulivista” e l’attuale governo di stabilizzazione moderata.
Per parte nostra segnaliamo tre elementi di riflessione sul bilancio.
a) Non vanno sottovalutati la portata e gli effetti negativi sulle masse popolari delle misure economiche di Prodi.
b) L’ipotesi di modificare le scelte di fondo del centrosinistra e del governo, per trasformarlo in un soggetto riformatore, non è stata confermata dai fatti, per la natura di queste forze, dei loro orientamenti politici e dei rapporti che li legano alle forze borghesi.
c) la dialettica sperata tra presenza in maggioranza e costruzione del movimento per favorire la ricomposizione del blocco sociale e modificare i rapporti di forza col centrosinistra non ha funzionato. Il Prc è stato impegnato in una continua trattativa di vertice che lasciava poco spazio alle iniziative dal basso. L’avallo a certe misure, frutto dei compromessi raggiunti, deprimeva le capacità di risposta di massa e la nostra stessa azione antagonista. Dalla legittima preoccupazione di permettere ai lavoratori di verificare nei fatti le scelte del governo, non discendeva, secondo noi, la conclusione che si dovesse passare dall’atteggiamento tattico definito in campagna elettorale a una vera alleanza politica con tutte le inevitabili conseguenze. 
Detto questo, le scelte politiche vanno fatto guardando in avanti. Sottolineiamo quindi alcuni temi di riflessione congressuale.

a) Opposizione deve significare articolazione di linea politica con iniziative rivolte a creare un vasto fronte di resistenze e di lotte sociali contro le dinamiche economiche e sociali del sistema e le politiche di governi funzionali agli interessi delle classi dominanti. Occorre costruire conflitto, strappare vittorie parziali, favorendo la partecipazione di massa e il consolidarsi di strumenti organizzativi; in questo modo sarà possibile far maturare una nuova coscienza anticapitalista. L’opposizione non è ripiegamento su se stessi, né percorso congiunturale per ricontrattare qualche rapporto più favorevole con la sinistra moderata, ma una linea per dispiegare l’attività di massa costruendo alleanze sociali e politiche su concreti contenuti.
b) La valutazione della mancanza di margini riformisti per il capitalismo in questa fase rimane valida; solo catastrofi economiche o possenti movimenti di massa (possibili nel prossimo periodo) possono modificare le scelte della borghesia internazionale. Non si tratta tanto di “sperare” in un nuovo corso neokeynesiano, i cui risultati sarebbero tutti da verificare, quanto di battersi per rivendicazioni, riforme sociali, nuove politiche economiche che, in questo contesto, possono avviare una dinamica anticapitalista, favorendo il protagonismo e l’autoorganizzazione di vasti settori sociali.
c) E’ necessario un giudizio sobrio sui governi socialdemocratici: l’individuazione di eventuali diversità e la valorizzazione tattica di eventuali misure positive non possono far dimenticare che nessun governo europeo ha rotto sinora con le scelte neoliberali.
d) Il nostro programma e la nostra strategia devono essere alternativi alla sinistra moderata; è sul terreno della lotta di massa e con un progetto politico corrispondente agli interessi e alle esigenze dei lavoratori che competiamo con i Ds per l’egemonia nei settori popolari. La battaglia per l’egemonia comporta un percorso non lineare di scontro e di unità d’azione, la sfida continua sul terreno unitario a partire dai bisogni delle masse, la consapevolezza del grado di integrazione nel sistema dei Ds stessi e dei dirigenti sindacali.
e) La vita politica del partito deve profondamente cambiare, sia verso l’esterno, per agire di più nel tessuto sociale e dialogare con i militanti delle forze sociali e politiche, sia all’interno per permettere che le scelte siano il frutto di un lavoro collettivo ai vari livelli di direzione. Le istanze di base devono avere la possibilità non solo di prendere iniziative nel loro ambito, ma anche di contribuire alle decisioni dei gruppi dirigenti e di esercitare un controllo democratico. La stessa complessità dei compiti alimenta di continuo il pluralismo politico che deve potersi esprimere in forme individuali e collettive, con la garanzia della trasparenza del dibattito dei gruppi dirigenti e della piena partecipazione alle decisioni delle e dei militanti del partito. 

Livio Maitan, Mattia Montanile, Franco Turigliatto (della Direzione nazionale), Mimì Artesi, Ennio Avanzi, Eugenio Baronti, Alessio Bullian, Fabrizio Burattini, Flavia D’Angeli, Roberto Firenze, Alessandro Frigeri, Riccardo Incagnone, Gigi Malabarba, Rino Malinconico, Felice Mometti, Antonio Moscato, Rocco Papandrea, Titti Pierini, Raffaello Renzacci, Nando Simeone, Antonio Stefanini (del Cpn), Gianni Rigacci (del Collegio di garanzia nazionale)